{"id":405,"date":"2019-04-09T12:29:29","date_gmt":"2019-04-09T10:29:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/?p=405"},"modified":"2019-04-09T12:29:29","modified_gmt":"2019-04-09T10:29:29","slug":"credito-le-banche-continuano-a-finanziare-quasi-esclusivamente-le-grandi-imprese","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/credito-le-banche-continuano-a-finanziare-quasi-esclusivamente-le-grandi-imprese\/","title":{"rendered":"Credito: le banche continuano a finanziare quasi esclusivamente le grandi imprese"},"content":{"rendered":"<p>algrado una decina di istituti di credito sia stata costretta alla chiusura e un altro paio abbia evitato la stessa fine grazie all\u2019intervento pubblico, in linea generale le banche continuano ancora adesso a premiare chi affidabile non \u00e8, penalizzando tutti gli altri.<\/p>\n<p>Un\u2019anomalia tutta italiana che negli ultimi anni ci ha costretto \u2013 anche a causa della mancata restituzione dei prestiti in massima parte ascrivibili a famiglie industriali, a gruppi societari e a grandi aziende \u2013 un maxi salvataggio di oltre 60 miliardi di euro: per oltre un terzo a carico dei contribuenti, il resto suddiviso tra azionisti, obbligazionisti e istituti bancari concorrenti. A dirlo \u00e8 l\u2019Ufficio studi della CGIA.<\/p>\n<h3><strong><b>Sebbene insolventi, i prestiti vanno ai grandi gruppi<\/b><\/strong><\/h3>\n<p>La denuncia della CGIA \u00e8 la seguente: la quota di finanziamento per cassa ottenuta dal primo 10 per cento degli affidati \u00e8 stata pari, al 31 dicembre 2018, all\u201980,7 per cento del totale, mentre la quota di sofferenze in capo sempre a questo segmento di clientela \u00e8 il 77,2 per cento del totale.<\/p>\n<p>Non si tratter\u00e0 sempre degli stessi soggetti, tuttavia, la probabilit\u00e0 che molti di questi lo siano \u00e8 molto elevata. Per contro,\u00a0il restante 90 per cento dei clienti (artigiani, negozianti, famiglie, partite Iva, lavoratori autonomi, piccoli imprenditori, etc.), ottiene solo il 19,3 per cento dell\u2019intero stock di finanziamenti per cassa erogati, sebbene l\u2019incidenza delle sofferenze bancarie riconducibili a questi soggetti sia soltanto il 22,8 per cento.<\/p>\n<p>\u201c\u00c8\u00a0palese a tutti \u2013\u00a0afferma il coordinatore dell\u2019Ufficio studi <strong>Paolo Zabeo<\/strong> \u2013 che questo primo 10 per cento di affidati non \u00e8 certamente costituito da piccoli imprenditori o da titolari di partite Iva, ma quasi esclusivamente da grandi gruppi o societ\u00e0 industriali. In linea generale non ci sarebbe nulla da obbiettare se questi ultimi fossero solvibili.<\/p>\n<p>Dall\u2019analisi della distribuzione del tasso di insolvenza, invece, emerge che la stragrande maggioranza \u00e8 concentrata nelle mani di questo ristrettissimo club di clienti migliori. Insomma, nei rapporti tra banche ed imprese tutto \u00e8 clamorosamente rovesciato: chi riceve la quasi totalit\u00e0 dei prestiti presenta un livello di affidabilit\u00e0 bassissimo, mentre chi dimostra di essere un buon pagatore ottiene il denaro con il contagocce\u201d.<\/p>\n<h3><strong><b>Premiate le grandi aziende del Centronord<\/b><\/strong><\/h3>\n<p>Questa singolarit\u00e0, tutta italiana, presenta delle differenze molto marcate tra il Centronord e il Mezzogiorno.<\/p>\n<p>\u201cLe aree pi\u00f9 avanzate del paese \u2013 afferma il Segretario<strong> Renato Mason<\/strong> sono anche quelle dove si concentrano maggiormente le pi\u00f9 importanti grandi imprese. In questi territori, infatti, le sofferenze bancarie e le quote di prestiti riconducibili al primo 10 per cento di affidati sono pi\u00f9 evidenti.<\/p>\n<p>Viceversa, dove la presenza delle grandi famiglie industriali \u00e8 pi\u00f9 modesta, come al Sud, anche l\u2019incidenza delle sofferenze e degli impieghi ascrivibili a questa tipologia di clientela \u00e8 pi\u00f9 contenuta. \u00c8 inoltre interessante notare come tra le prime 15 province\u00a0che registrano la quota di insolvenza pi\u00f9 elevata\u00a0\u00e8 causata dai clienti top, troviamo ben 6 realt\u00e0 territoriali dell\u2019Emilia Romagna\u201d.<\/p>\n<p>Dalla CGIA, inoltre, segnalano che la quota di finanziamento per cassa erogata al 31 dicembre 2018 era pari a 1.137 miliardi di euro <sup>2<\/sup>. Le sofferenze lorde, dopo le vette raggiunte nel quadriennio 2014-2017, sono in calo e al 31 dicembre scorso si sono attestate a 98,4 miliardi di euro.<\/p>\n<p>Anche analizzando il peso delle insolvenze bancarie per classe di grandezza, si evince che l\u2019incidenza sui medi-grandi prestiti (da 500 mila euro in su) \u00e8 pari al 64,2 per cento del totale. Un dato, questo del dicembre 2018, addirittura superiore a quello registrato nel 2011 (61,4 per cento), anno di picco massimo degli impieghi erogati dalle banche alle imprese.<\/p>\n<p>Non solo: analizzando l\u2019andamento registrato tra il dicembre 2011 e lo stesso mese del 2018, le sofferenze bancarie sono diminuite percentualmente in tutte le classi inferiori (da 0 a 1 milione di euro), mentre sono aumentate nel range tra 1 e 25 milioni.<\/p>\n<h3><strong><b>Milano \u00e8 prima per soldi erogati ai clienti top, sebbene abbiano 9 miliardi di sofferenze<\/b><\/strong><\/h3>\n<p>A livello provinciale, il primo 10 per cento di affidati maggiormente \u201cpremiato\u201d dalle banche \u00e8 quello di Milano che, al 31 dicembre 2018, ha ricevuto il 94,5 per cento del totale dei finanziamenti erogati per cassa alle societ\u00e0 non finanziarie, pur avendo in capo l\u201980,4 per cento delle sofferenze totali (9,2 miliardi di euro).<\/p>\n<p>Seguono Treviso (91,9 per cento e il 71,2 per cento di sofferenze pari a 1,6 miliardi), Roma\u00a0(86,4 per cento e l\u201981,5 per cento delle insolvenze pari a 9,2 miliardi) e Reggio Emilia (84,4 per cento di prestiti con una quota di sofferenze dell\u201984,7 per cento che corrisponde a 1,3 miliardi di euro).<\/p>\n<p>Se, invece, analizziamo la graduatoria provinciale solo dell\u2019incidenza delle sofferenze causate sempre dal primo 10 per cento di affidati, emerge che al primo posto c\u2019\u00e8 La Spezia (86,9 per cento), al secondo Reggio Emilia (84,7 per cento) e al terzo (Modena 82,5 per cento). A seguire Bolzano (82,3 per cento), Roma e Cagliari (entrambe all\u201981,5 per cento).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter wp-image-16609 size-full\" src=\"http:\/\/www.calabriaeconomia.it\/neweco\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Schermata-2019-04-08-alle-22.07.19.png\" alt=\"\" width=\"873\" height=\"761\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong><b>Per l\u2019Ocse la redditivit\u00e0 delle nostre banche rimane bassa<\/b><\/strong><\/h3>\n<p>Secondo il \u201cRapporto Economico sull\u2019Italia\u201d presentato nei giorni scorsi dall\u2019Ocse, la redditivit\u00e0 delle nostre banche \u00e8 in via di miglioramento. Tuttavia, rimane ancora bassa e questo sta inducendo molti istituti a diversificare i ricavi.<\/p>\n<p>Come? Riducendo i finanziamenti che con tassi di interesse attivi molto contenuti e un livello di sofferenze ancora importante rende questo servizio meno conveniente di un tempo. Per queste ragioni molti istituti di credito stanno spostando il proprio business su attivit\u00e0 meno rischiose.<\/p>\n<p>Vale a dire sulle prestazioni accessorie e di natura finanziaria. Seppur in calo, non va nemmeno dimenticato che le sofferenze bancarie hanno ancora delle dimensioni economiche importanti.<\/p>\n<p>Alla luce di ci\u00f2, molte banche sono state costrette ad aumentare gli accantonamenti e, conseguentemente, a ridurre le erogazioni di credito o a concedere i prestiti a condizioni pi\u00f9 rigide. Una situazione che ha provocato dei riflessi negativi, soprattutto per le piccole imprese.<\/p>\n<p>Come riporta l\u2019ultimo Bollettino Economico della Banca d\u2019Italia, infatti, nel 2018 in tutti i settori economici i prestiti alle societ\u00e0 non finanziare di minore dimensione si sono ulteriormente contratti (-3,2 per cento).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>algrado una decina di istituti di credito sia stata costretta alla chiusura e un altro paio abbia evitato la stessa fine grazie all\u2019intervento pubblico, in linea generale le banche continuano ancora adesso a premiare chi affidabile non \u00e8, penalizzando tutti gli altri. 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