{"id":8083,"date":"2026-09-21T10:44:10","date_gmt":"2026-09-21T08:44:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/?p=8083"},"modified":"2026-09-21T10:44:10","modified_gmt":"2026-09-21T08:44:10","slug":"ricchezza-unimpresa-mattone-e-risparmi-patrimonio-famiglie-a-11-294-mld","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/ricchezza-unimpresa-mattone-e-risparmi-patrimonio-famiglie-a-11-294-mld\/","title":{"rendered":"Ricchezza: Unimpresa, mattone e risparmi patrimonio famiglie a 11.294 mld"},"content":{"rendered":"<p style=\"font-weight: 400;\">La ricchezza delle famiglie italiane \u2013 che comprende sia i risparmi sia gli immobili &#8211; \u00e8 cresciuta in poco pi\u00f9 di quattro anni, dall&#8217;inizio del 2022 a marzo 2026, pi\u00f9 di quanto fosse aumentata negli undici anni precedenti, dal 2010 al 2021.\u00a0\u00a0Alla fine del 2010 la ricchezza netta delle famiglie era pari a\u00a0<strong>8.927,9 miliardi di euro<\/strong>. Undici anni pi\u00f9 tardi, alla fine del 2021, era arrivata a\u00a0<strong>9.947,7 miliardi<\/strong>, con un incremento complessivo di\u00a0<strong>1.019,8 miliardi, pari all&#8217;11,4%<\/strong>. A marzo 2026 il patrimonio netto raggiunge invece\u00a0<strong>11.294,7 miliardi<\/strong>: rispetto al livello di fine 2021 significa\u00a0<strong>1.347 miliardi aggiuntivi e una crescita del 13,5%<\/strong>. Sono le principali evidenze che emergono dall&#8217;analisi del Centro studi di Unimpresa sull&#8217;evoluzione del patrimonio delle famiglie italiane.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il confronto \u00e8 particolarmente significativo perch\u00e9 la seconda variazione si realizza in un periodo molto pi\u00f9 breve. Dal 2022 a marzo 2026 le famiglie hanno accumulato\u00a0<strong>327,2 miliardi di ricchezza netta in pi\u00f9 di quanto ne avessero accumulati nell&#8217;intero arco 2010-2021<\/strong>. L&#8217;incremento patrimoniale della seconda fase \u00e8 quindi superiore di circa il\u00a0<strong>32%<\/strong>\u00a0a quello della prima, nonostante il periodo considerato sia inferiore alla met\u00e0. Allargando l&#8217;osservazione all&#8217;intero arco temporale, la ricchezza netta passa dagli 8.927,9 miliardi del 2010 agli 11.294,7 miliardi di marzo 2026:\u00a0<strong>2.366,8 miliardi in pi\u00f9, pari al 26,5%<\/strong>. Di questo aumento complessivo, il\u00a0<strong>43,1%<\/strong>\u00a0\u00e8 maturato fino al 2021 e il restante\u00a0<strong>56,9% dal 2022 a marzo 2026<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La stessa accelerazione emerge dalla ricchezza lorda. Il patrimonio prima della sottrazione delle passivit\u00e0 era pari a\u00a0<strong>9.618,7 miliardi nel 2010<\/strong>, sale a\u00a0<strong>10.716,5 miliardi nel 2021<\/strong>\u00a0e raggiunge\u00a0<strong>12.104,4 miliardi a marzo 2026<\/strong>. Nei primi undici anni l&#8217;incremento \u00e8 stato dunque di\u00a0<strong>1.097,8 miliardi (+11,4%)<\/strong>; nei successivi quattro anni e tre mesi \u00e8 stato di\u00a0<strong>1.387,8 miliardi (+13,0%)<\/strong>. Anche in questo caso la seconda fase genera circa\u00a0<strong>290 miliardi di incremento patrimoniale in pi\u00f9<\/strong>\u00a0rispetto alla prima. L&#8217;analisi delle singole componenti mostra tuttavia che non si tratta semplicemente di una crescita quantitativa. Tra le due fasi cambia profondamente anche il modo in cui le famiglie italiane distribuiscono la propria ricchezza tra liquidit\u00e0, titoli, fondi, assicurazioni, azioni, partecipazioni e immobili.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>IL COMMENTO DEL PRESIDENTE LONGOBARDI<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\u00abLa crescita della ricchezza delle famiglie negli ultimi quattro anni rappresenta un dato importante per il Paese. In un periodo attraversato prima dall&#8217;inflazione, poi dalla rapida crescita dei tassi di interesse e da un quadro internazionale particolarmente complesso, le famiglie italiane hanno confermato una capacit\u00e0 patrimoniale che continua a rappresentare uno degli elementi di maggiore solidit\u00e0 della nostra economia. Il fatto che dal 2022 sia stato accumulato pi\u00f9 patrimonio di quanto fosse avvenuto negli undici anni precedenti merita attenzione perch\u00e9 dimostra quanto il risparmio privato continui a svolgere una funzione essenziale di stabilizzazione. I numeri mostrano anche una significativa capacit\u00e0 di adattamento. Le famiglie non hanno semplicemente aumentato il patrimonio, ma ne hanno modificato la composizione: sono tornate verso i titoli obbligazionari quando i rendimenti sono diventati nuovamente interessanti, hanno mantenuto una presenza importante nei mercati finanziari e hanno beneficiato della ripresa dei valori immobiliari. \u00c8 un patrimonio che deve essere tutelato, ma che pu\u00f2 anche diventare una leva ancora pi\u00f9 importante per lo sviluppo. Occorre creare le condizioni affinch\u00e9 una quota maggiore del risparmio italiano possa accompagnare gli investimenti produttivi, la crescita delle piccole e medie imprese e l&#8217;innovazione. Senza forzature e senza penalizzare la libert\u00e0 delle famiglie, ma costruendo strumenti capaci di rendere conveniente l&#8217;incontro tra risparmio ed economia reale\u00bb commenta il presidente di Unimpresa,\u00a0<strong>Paolo Longobardi<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong style=\"font-weight: 400;\">Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha rielaborato dati statistici della Banca d\u2019Italia,\u00a0<\/strong>l<span style=\"font-weight: 400;\">&#8216;andamento della ricchezza netta mostra una prima fase caratterizzata da una crescita relativamente lenta e irregolare. Dai\u00a0<strong>8.927,9 miliardi del 2010<\/strong>\u00a0si passa a 8.969,0 miliardi nel 2011 e a 9.112,7 miliardi nel 2012. Nel 2013 il patrimonio netto raggiunge 9.190,6 miliardi e nel 2014 sale a 9.221,9 miliardi. Nel 2015 il progresso \u00e8 quasi nullo, a 9.226,1 miliardi. Nel 2016 si registra una diminuzione a\u00a0<strong>9.104,3 miliardi<\/strong>, seguita dalla ripresa del 2017 a 9.239,4 miliardi. Nel 2018 arriva una nuova flessione, a\u00a0<strong>9.024,3 miliardi<\/strong>. Ci\u00f2 significa che, a otto anni dal punto iniziale della serie, la ricchezza netta delle famiglie era aumentata di appena 96,4 miliardi rispetto al 2010. La dinamica cambia negli ultimi tre anni della prima fase. Nel 2019 il patrimonio netto sale a\u00a0<strong>9.322,2 miliardi<\/strong>, nel 2020 a\u00a0<strong>9.503,5 miliardi<\/strong>\u00a0e nel 2021 raggiunge\u00a0<strong>9.947,7 miliardi<\/strong>. Una parte consistente dell&#8217;aumento dell&#8217;intero periodo 2010-2021 si concentra dunque nella parte finale. Nel 2022, con l&#8217;impennata dell&#8217;inflazione e la correzione dei mercati finanziari, la ricchezza netta registra una lieve battuta d&#8217;arresto, passando da 9.947,7 a\u00a0<strong>9.923,1 miliardi<\/strong>. La perdita \u00e8 di appena 24,6 miliardi e viene rapidamente recuperata. Nel 2023 la ricchezza netta sale infatti a\u00a0<strong>10.398,7 miliardi<\/strong>, quasi 476 miliardi in pi\u00f9 in un solo anno. Nel 2024 aumenta ulteriormente a\u00a0<strong>10.794,5 miliardi<\/strong>, altri 395,8 miliardi. Alla fine del 2025 arriva a\u00a0<strong>11.333,1 miliardi<\/strong>, con un ulteriore incremento di 538,6 miliardi. A marzo 2026 il dato si assesta a\u00a0<strong>11.294,7 miliardi<\/strong>, 38,4 miliardi in meno rispetto a dicembre 2025 ma ancora\u00a0<strong>1.347 miliardi sopra il livello di fine 2021<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>RICCHEZZA LORDA OLTRE QUOTA 12.100 MILIARDI.\u00a0<\/strong>Un andamento analogo riguarda la ricchezza lorda. Nel 2010 il patrimonio complessivo prima dei debiti valeva\u00a0<strong>9.618,7 miliardi<\/strong>. Sale a 9.676,6 miliardi nel 2011, 9.812,1 miliardi nel 2012, 9.878,4 miliardi nel 2013 e 9.904,9 miliardi nel 2014.<strong>\u00a0<\/strong>Nel 2015 si attesta a 9.909,4 miliardi, per scendere a 9.796,3 miliardi nel 2016. Seguono 9.942,0 miliardi nel 2017 e 9.741,1 miliardi nel 2018. Anche in questo caso il vero salto avviene successivamente:\u00a0<strong>10.055,9 miliardi nel 2019, 10.244,8 miliardi nel 2020 e 10.716,5 miliardi nel 2021<\/strong>.<strong>\u00a0<\/strong>Nel 2022 la ricchezza lorda rimane sostanzialmente invariata a 10.714,0 miliardi. Dal 2023 comincia invece un&#8217;espansione molto rapida:\u00a0<strong>11.182,0 miliardi nel 2023, 11.580,0 miliardi nel 2024 e 12.137,8 miliardi nel 2025<\/strong>. A marzo 2026 il valore \u00e8\u00a0<strong>12.104,4 miliardi<\/strong>.<strong>\u00a0<\/strong>Rispetto al 2010, l&#8217;incremento complessivo della ricchezza lorda \u00e8 quindi di\u00a0<strong>2.485,7 miliardi<\/strong>, pari a circa il\u00a0<strong>25,8%<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>DEBITI: 41 MILIARDI IN PI\u00d9 CONTRO 1.388 MILIARDI DI PATRIMONIO.\u00a0<\/strong>Sul lato delle passivit\u00e0, l&#8217;evoluzione \u00e8 molto pi\u00f9 contenuta. I debiti complessivi delle famiglie ammontavano a\u00a0<strong>690,8 miliardi nel 2010<\/strong>. Salgono a 707,6 miliardi nel 2011, per poi collocarsi a 699,4 miliardi nel 2012, 687,8 miliardi nel 2013, 683,0 miliardi nel 2014 e 683,3 miliardi nel 2015.<strong>\u00a0<\/strong>Dal 2016 riprendono gradualmente a crescere: 692,0 miliardi nel 2016, 702,5 nel 2017, 716,8 nel 2018, 733,7 nel 2019 e 741,3 nel 2020, fino a\u00a0<strong>768,8 miliardi nel 2021<\/strong>.<strong>\u00a0<\/strong>Nell&#8217;intero periodo 2010-2021 l&#8217;incremento \u00e8 quindi di\u00a0<strong>78 miliardi (+11,3%)<\/strong>.<strong>\u00a0<\/strong>Nel secondo periodo le passivit\u00e0 passano da 768,8 miliardi a\u00a0<strong>790,9 miliardi nel 2022<\/strong>, scendono a 783,2 miliardi nel 2023, risalgono marginalmente a 785,4 miliardi nel 2024 e arrivano a 804,7 miliardi nel 2025 e\u00a0<strong>809,7 miliardi a marzo 2026<\/strong>.<strong>\u00a0<\/strong>Dal 2021 l&#8217;aumento complessivo \u00e8 quindi di appena\u00a0<strong>40,8 miliardi (+5,3%)<\/strong>, a fronte di 1.387,8 miliardi di aumento della ricchezza lorda.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>DEPOSITI: FINISCE LA GRANDE CORSA ALLA LIQUIDIT\u00c0.\u00a0<\/strong>I depositi sono una delle componenti che meglio distinguono le due epoche. Nel 2010 le famiglie detenevano\u00a0<strong>985,7 miliardi<\/strong>. Nel 2011 il valore resta sostanzialmente stabile a 982,8 miliardi, per poi salire a 1.038,3 miliardi nel 2012, 1.063,6 nel 2013, 1.092,1 nel 2014 e 1.111,9 nel 2015.<strong>\u00a0<\/strong>La crescita continua con 1.155,9 miliardi nel 2016, 1.178,5 nel 2017, 1.194,4 nel 2018, 1.250,2 nel 2019 e 1.327,9 miliardi nel 2020. Nel 2021 si raggiungono\u00a0<strong>1.383,4 miliardi<\/strong>.<strong>\u00a0<\/strong>In undici anni sono quindi confluiti sui depositi\u00a0<strong>397,7 miliardi aggiuntivi (+40,3%)<\/strong>.<strong>\u00a0<\/strong>Dopo il 2021 questa dinamica sostanzialmente si arresta. I depositi raggiungono 1.389,7 miliardi nel 2022, scendono a\u00a0<strong>1.332,0 miliardi nel 2023<\/strong>, recuperano leggermente a 1.338,5 miliardi nel 2024 e a 1.360,4 miliardi nel 2025, per collocarsi a\u00a0<strong>1.356,3 miliardi a marzo 2026<\/strong>.<strong>\u00a0<\/strong>Rispetto alla fine del 2021 risultano quindi\u00a0<strong>27 miliardi in meno (-2,0%)<\/strong>. La liquidit\u00e0 non scompare dal patrimonio delle famiglie, ma cessa di essere uno dei principali motori della sua espansione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>TITOLI DI DEBITO: PRIMA -495 MILIARDI, POI +298 MILIARDI.\u00a0<\/strong>L&#8217;inversione pi\u00f9 evidente riguarda i titoli di debito. Nel 2010 lo stock era pari a\u00a0<strong>724,2 miliardi<\/strong>. Dopo 741,3 miliardi nel 2011, comincia una lunga discesa: 726,4 miliardi nel 2012, 675,4 nel 2013, 580,6 nel 2014, 477,5 nel 2015 e 381,8 miliardi nel 2016.<strong>\u00a0<\/strong>La contrazione continua: 318,1 miliardi nel 2017, 302,5 nel 2018, 279,1 nel 2019, 259,5 nel 2020 e appena\u00a0<strong>229,0 miliardi nel 2021<\/strong>. In undici anni le famiglie riducono dunque questa componente di\u00a0<strong>495,2 miliardi (-68,4%)<\/strong>. Dal 2022 la tendenza si capovolge completamente. Lo stock sale a 260,6 miliardi, poi a\u00a0<strong>428,1 miliardi nel 2023<\/strong>, 487,8 miliardi nel 2024, 515,0 miliardi nel 2025 e\u00a0<strong>527,1 miliardi nel marzo 2026<\/strong>. In poco pi\u00f9 di quattro anni vengono recuperati\u00a0<strong>298,1 miliardi (+130,2%)<\/strong>. Rispetto al minimo del 2021, la consistenza \u00e8 quindi pi\u00f9 che raddoppiata, anche se resta ancora circa\u00a0<strong>197 miliardi sotto il valore del 2010<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>FONDI COMUNI: DA 325 A 880 MILIARDI.\u00a0<\/strong>La crescita dei fondi comuni \u00e8 invece un fenomeno di lungo periodo. Si passa da\u00a0<strong>324,6 miliardi nel 2010<\/strong>\u00a0a 306,0 miliardi nel 2011, per poi salire a 385,0 miliardi nel 2012, 437,9 nel 2013, 516,8 nel 2014 e 572,8 nel 2015. Nel 2016 i fondi raggiungono 604,7 miliardi, nel 2017 678,1 miliardi. Dopo la flessione a 596,5 miliardi del 2018, risalgono a 654,9 miliardi nel 2019, 677,4 nel 2020 e\u00a0<strong>793,5 miliardi nel 2021<\/strong>.L&#8217;incremento del primo periodo \u00e8 quindi di\u00a0<strong>469 miliardi (+144,5%)<\/strong>. Nel 2022 il valore scende a 699,2 miliardi, ma recupera a 741,8 miliardi nel 2023, raggiunge 835,4 miliardi nel 2024 e\u00a0<strong>892,9 miliardi nel 2025<\/strong>. A marzo 2026 si attesta a\u00a0<strong>879,6 miliardi<\/strong>. Rispetto al 2021 la crescita \u00e8 di\u00a0<strong>86,1 miliardi (+10,8%)<\/strong>; rispetto al 2010, invece, l&#8217;incremento complessivo sfiora\u00a0<strong>555 miliardi (+171%)<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>AZIONI QUOTATE PI\u00d9 CHE RADDOPPIATE DAL 2010.\u00a0<\/strong>Le azioni quotate passano da\u00a0<strong>87,2 miliardi nel 2010<\/strong>\u00a0a 74,7 miliardi nel 2011 e 73,1 miliardi nel 2012. Successivamente risalgono a 79,0 miliardi nel 2013, 98,9 nel 2014 e 102,4 nel 2015. Dopo 87,2 miliardi nel 2016, il valore sale a 104,0 miliardi nel 2017, scende a 88,7 miliardi nel 2018 e torna a crescere a 104,3 miliardi nel 2019, 116,0 nel 2020 e\u00a0<strong>143,9 miliardi nel 2021<\/strong>. Nel primo periodo l&#8217;incremento \u00e8 di\u00a0<strong>56,7 miliardi (+65,0%)<\/strong>. Dal 2022, dopo la flessione a 127,5 miliardi, le azioni quotate salgono a 145,8 miliardi nel 2023, 164,9 nel 2024 e 188,0 nel 2025. A marzo 2026 valgono\u00a0<strong>185,2 miliardi<\/strong>, con\u00a0<strong>41,3 miliardi in pi\u00f9 (+28,7%)<\/strong>\u00a0rispetto al 2021 e circa\u00a0<strong>98 miliardi in pi\u00f9 rispetto al 2010<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>ALTRE AZIONI E PARTECIPAZIONI: QUASI 1.200 MILIARDI IN PI\u00d9.\u00a0<\/strong>Una delle componenti quantitativamente pi\u00f9 rilevanti \u00e8 quella delle altre azioni e partecipazioni. Nel 2010 valeva\u00a0<strong>652,2 miliardi<\/strong>. Dopo 588,0 miliardi nel 2011, sale a 648,6 nel 2012, 782,0 nel 2013 e 825,6 nel 2014. Raggiunge 912,3 miliardi nel 2015, scende a 849,3 nel 2016 e torna a 902,6 nel 2017. Dopo 815,2 miliardi nel 2018, la componente sale a 944,2 miliardi nel 2019, 990,2 nel 2020 e\u00a0<strong>1.264,3 miliardi nel 2021<\/strong>. La crescita 2010-2021 \u00e8 di\u00a0<strong>612,1 miliardi (+93,9%)<\/strong>. L&#8217;espansione continua nel secondo periodo: 1.343,7 miliardi nel 2022, 1.512,3 nel 2023, 1.582,8 nel 2024 e\u00a0<strong>1.849,4 miliardi nel 2025<\/strong>. A marzo 2026 il valore si attesta a\u00a0<strong>1.810,2 miliardi<\/strong>. Dal 2021 l&#8217;aumento \u00e8 di\u00a0<strong>545,9 miliardi (+43,2%)<\/strong>. Nell&#8217;intero periodo 2010-marzo 2026 l&#8217;incremento arriva a\u00a0<strong>1.158 miliardi<\/strong>, quasi triplicando il valore iniziale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>PARTECIPAZIONI NELLE AZIENDE.\u00a0<\/strong>Pi\u00f9 debole \u00e8 la dinamica delle partecipazioni nelle aziende. Nel 2010 erano pari a\u00a0<strong>1.049,7 miliardi<\/strong>\u00a0e nel 2011 raggiungevano 1.059,1 miliardi. Successivamente scendono a 1.050,7 miliardi nel 2012, 1.022,5 nel 2013, 998,5 nel 2014 e 976,3 nel 2015. La flessione continua fino a 963,9 miliardi nel 2016, 957,8 nel 2017, 947,1 nel 2018, 937,5 nel 2019 e 929,3 nel 2020, arrivando a\u00a0<strong>917,4 miliardi nel 2021<\/strong>. Il saldo 2010-2021 \u00e8 negativo per\u00a0<strong>132,3 miliardi (-12,6%)<\/strong>. Dal 2022 si registra invece una sostanziale stabilizzazione: 924,4 miliardi nel 2022, 931,6 nel 2023, 934,7 nel 2024, 932,4 nel 2025 e\u00a0<strong>938,5 miliardi a marzo 2026<\/strong>. Rispetto al 2021 il recupero \u00e8 di\u00a0<strong>21,1 miliardi (+2,3%)<\/strong>, insufficiente per\u00f2 a riportare la componente ai livelli del 2010.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>POLIZZE: LA GRANDE ESPANSIONE SI FERMA DOPO IL 2021.\u00a0<\/strong>Assicurazioni e polizze vita passano da\u00a0<strong>434,6 miliardi nel 2010 a 858,1 miliardi nel 2021<\/strong>, con un incremento di\u00a0<strong>423,5 miliardi (+97,4%)<\/strong>. Il percorso \u00e8 quasi ininterrottamente crescente: 433,6 miliardi nel 2011, 441,7 nel 2012, 475,8 nel 2013, 537,1 nel 2014, 591,3 nel 2015, 637,5 nel 2016, 693,2 nel 2017, 694,4 nel 2018, 780,3 nel 2019, 839,4 nel 2020 e 858,1 nel 2021. Nel 2022 arriva invece una brusca discesa a\u00a0<strong>720,7 miliardi<\/strong>. Segue una progressiva ricostruzione: 748,3 miliardi nel 2023, 778,9 nel 2024 e 809,2 nel 2025. A marzo 2026 il valore \u00e8\u00a0<strong>800,9 miliardi<\/strong>. La componente rimane quindi\u00a0<strong>57,2 miliardi (-6,7%) sotto il livello del 2021<\/strong>, pur essendo ancora superiore di oltre 366 miliardi rispetto al 2010.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>IMMOBILI: DAL LUNGO DECLINO A QUASI 480 MILIARDI DI RECUPERO.\u00a0<\/strong>Il patrimonio immobiliare rappresenta la componente pi\u00f9 grande della ricchezza delle famiglie e mostra una netta inversione tra i due periodi. Nel 2010 valeva\u00a0<strong>5.360,6 miliardi<\/strong>. Sale inizialmente a 5.491,1 miliardi nel 2011, per poi iniziare una lunga fase di ridimensionamento: 5.448,4 miliardi nel 2012, 5.342,0 nel 2013, 5.255,4 nel 2014, 5.164,8 nel 2015 e 5.116,1 nel 2016. Successivamente il valore rimane sostanzialmente stagnante: 5.109,5 miliardi nel 2017, 5.102,4 nel 2018, 5.105,3 nel 2019, 5.105,2 nel 2020 e\u00a0<strong>5.127,0 miliardi nel 2021<\/strong>. Tra 2010 e 2021 vengono quindi persi\u00a0<strong>233,6 miliardi (-4,4%)<\/strong>. Dal 2022 la direzione cambia:\u00a0<strong>5.248,3 miliardi nel 2022, 5.342,0 nel 2023, 5.457,1 nel 2024, 5.590,5 nel 2025 e 5.606,6 miliardi a marzo 2026<\/strong>. In poco pi\u00f9 di quattro anni il patrimonio immobiliare aumenta di\u00a0<strong>479,6 miliardi (+9,4%)<\/strong>, recuperando pi\u00f9 del doppio della perdita accumulata negli undici anni precedenti. Il valore di marzo 2026 supera quello del 2010 di\u00a0<strong>246 miliardi<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>MUTUI: CRESCITA PI\u00d9 RAPIDA DAL 2022.\u00a0<\/strong>I mutui ammontavano a\u00a0<strong>404,8 miliardi nel 2010<\/strong>\u00a0e raggiungono 451,5 miliardi nel 2021. L&#8217;aumento nei primi undici anni \u00e8 di\u00a0<strong>46,6 miliardi (+11,5%)<\/strong>. A marzo 2026 lo stock arriva invece a\u00a0<strong>521,2 miliardi<\/strong>. Dal 2021 l&#8217;incremento \u00e8 di\u00a0<strong>69,7 miliardi (+15,4%)<\/strong>, superiore in valore assoluto a quello accumulato durante tutto il periodo precedente. Gli altri debiti mostrano il percorso opposto. Passano da\u00a0<strong>286,0 miliardi nel 2010 a 317,4 miliardi nel 2021<\/strong>, con una crescita di 31,4 miliardi (+11,0%). Successivamente scendono a\u00a0<strong>288,5 miliardi nel marzo 2026<\/strong>, con una riduzione di\u00a0<strong>28,9 miliardi (-9,1%)<\/strong>. La crescita recente dell&#8217;indebitamento delle famiglie risulta pertanto concentrata essenzialmente sui finanziamenti legati all&#8217;abitazione, mentre le altre forme di debito si riducono.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>IL 57% DELLA NUOVA RICCHEZZA \u00c8 STATO CREATO DAL 2022.\u00a0<\/strong>L&#8217;intera serie consente infine di quantificare con precisione la diversa intensit\u00e0 delle due fasi. Dal 2010 al 2021 la ricchezza netta cresce di\u00a0<strong>1.019,8 miliardi<\/strong>; dal 2022 a marzo 2026 aumenta di\u00a0<strong>1.347 miliardi<\/strong>. Complessivamente, rispetto al 2010, l&#8217;incremento \u00e8 di\u00a0<strong>2.366,8 miliardi<\/strong>.<strong>\u00a0<\/strong>Ci\u00f2 significa che\u00a0<strong>circa 43 euro ogni 100 euro di incremento della ricchezza netta maturato dal 2010 a oggi sono stati accumulati nei primi undici anni, mentre quasi 57 euro sono arrivati soltanto dal 2022 a marzo 2026<\/strong>.<strong>\u00a0<\/strong>La cesura riguarda anche la destinazione della ricchezza. Nel primo periodo crescono soprattutto\u00a0<strong>altre azioni e partecipazioni (+612,1 miliardi), fondi comuni (+469 miliardi), assicurazioni e polizze (+423,5 miliardi) e depositi (+397,7 miliardi)<\/strong>, mentre vengono fortemente ridotti i titoli di debito (-495,2 miliardi) e perde valore il patrimonio immobiliare (-233,6 miliardi).<strong>\u00a0<\/strong>Nel secondo periodo la gerarchia cambia. A guidare l&#8217;espansione sono\u00a0<strong>altre azioni e partecipazioni (+545,9 miliardi), immobili (+479,6 miliardi) e titoli di debito (+298,1 miliardi)<\/strong>. Seguono fondi comuni (+86,1 miliardi), azioni quotate (+41,3 miliardi) e partecipazioni nelle aziende (+21,1 miliardi). Diminuiscono invece assicurazioni e polizze (-57,2 miliardi) e depositi (-27 miliardi).<strong>\u00a0<\/strong>Ne emerge\u00a0<strong>un passaggio da una lunga stagione dominata dall&#8217;accumulazione di liquidit\u00e0 e dal risparmio gestito a una fase caratterizzata da una maggiore valorizzazione delle attivit\u00e0 reali, dal ritorno del reddito fisso e dall&#8217;espansione delle partecipazioni<\/strong>.<strong>\u00a0<\/strong>Il patrimonio delle famiglie italiane arriva cos\u00ec a marzo 2026 a\u00a0<strong>12.104,4 miliardi lordi e 11.294,7 miliardi netti<\/strong>, a fronte di debiti per 809,7 miliardi. La ricchezza netta \u00e8 superiore di\u00a0<strong>2.366,8 miliardi rispetto al 2010<\/strong>, mentre nello stesso arco temporale i debiti sono aumentati di circa 119 miliardi.<strong>\u00a0<\/strong>\u00c8 proprio questo divario a rappresentare uno degli elementi pi\u00f9 rilevanti dell&#8217;intera analisi:\u00a0<strong>nell&#8217;arco di poco pi\u00f9 di quindici anni l&#8217;aumento del patrimonio netto \u00e8 stato quasi venti volte superiore all&#8217;incremento nominale dell&#8217;indebitamento complessivo<\/strong>. E la parte prevalente della nuova ricchezza \u00e8 stata accumulata nella fase pi\u00f9 recente:\u00a0<strong>dal 2022 a marzo 2026, in poco pi\u00f9 di quattro anni, le famiglie italiane hanno costruito pi\u00f9 patrimonio netto di quanto avessero fatto negli undici anni dal 2010 al 2021<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La ricchezza delle famiglie italiane \u2013 che comprende sia i risparmi sia gli immobili &#8211; \u00e8 cresciuta in poco pi\u00f9 di quattro anni, dall&#8217;inizio del 2022 a marzo 2026, pi\u00f9 di quanto fosse aumentata negli undici anni precedenti, dal 2010 al 2021.\u00a0\u00a0Alla fine del 2010 la ricchezza netta delle famiglie era pari a\u00a08.927,9 miliardi di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":948,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1920],"tags":[],"yoast_head":"<!-- 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