{"id":1477,"date":"2019-08-01T23:53:53","date_gmt":"2019-08-01T21:53:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/?p=1477"},"modified":"2019-08-01T23:53:53","modified_gmt":"2019-08-01T21:53:53","slug":"sud-lo-spettro-della-recessione-nel-2019-pil-sotto-lo-zero-ecco-il-rapporto-svimez","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/sud-lo-spettro-della-recessione-nel-2019-pil-sotto-lo-zero-ecco-il-rapporto-svimez\/","title":{"rendered":"Sud, lo spettro della recessione. Nel 2019 pil sotto lo zero. Ecco il rapporto Svimez"},"content":{"rendered":"<div class=\"page\" title=\"Page 2\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><strong><span class=\"dropcap dropcap3\">U<\/span>N DOPPIO DIVARIO: L\u2019ITALIA RALLENTA RISPETTO A UE, IL SUD NEL 2018 CRESCE MENO DEL CENTRO-NORD. IL PIL MERIDIONALE 2018 +0,6%, RISTAGNANO I CONSUMI, CALA ANCORA LA SPESA PUBBLICA<\/strong><\/p>\n<p>I segnali di rallentamento apparsi in Europa nella prima met\u00e0 del 2018 hanno ridotto le prospettive di crescita dell\u2019intera area, tuttavia l\u2019Italia subisce un rallentamento che riallarga la forbice rispetto alla media europea (+0,9, contro il +2,0 nell\u2019anno). Siamo l\u2019unico paese, a parte la Grecia, che non ha ancora recuperato i livelli pre crisi.<\/p>\n<p>Come previsto nel Rapporto dello scorso anno, se l\u2019Italia rallenta, il Sud subisce una brusca frenata. Si sta consolidando sempre pi\u00f9 il \u201cdoppio divario\u201d: dell\u2019Italia rispetto all\u2019Unione Europea e del Sud rispetto al Centro-Nord. \u00c8 nel problema italiano, dunque, che si accentua il problema meridionale, su cui grava ora lo spettro di una nuova recessione.<\/p>\n<p>Nel 2018 il Sud ha fatto registrare una crescita del PIL dell\u2019appena +0,6%, rispetto +1% del 2017.<\/p>\n<p>Il dato che emerge \u00e8 di una ripresa debole, in cui peraltro si allargano i divari di sviluppo tra le aree del Paese. La revisione delle nostre stime mostra che, con la significativa eccezione del 2015 (anno segnato da fattori congiunturali positivi e dalla chiusura del ciclo di fondi europei che ha determinato una modesta ripresa dell\u2019investimento pubblico nell\u2019area), anche nel 2016 e nel 2017 il gap di crescita del Mezzogiorno \u00e8 stato ampio.<\/p>\n<p>Il dato pi\u00f9 preoccupante, nel 2018, che segna la divergente dinamica territoriale, \u00e8 il ristagno dei consumi nell\u2019area (+0,2, contro il +0,7 del resto del Paese). Mentre il Centro-Nord ha ormai recuperato e superato i livelli pre crisi, nel decennio 2008-2018 la contrazione dei consumi meridionali risulta pari al -9%.<\/p>\n<p>A pesare nel 2018 \u00e8 il debole contributo dei consumi privati delle famiglie (con i consumi alimentari che calano dello 0,5%), ma soprattutto \u00e8 il mancato l\u2019apporto del settore pubblico.<\/p>\n<p>La spesa per consumi finali delle Amministrazioni Pubbliche che ha segnato un ulteriore -0,6% nel 2018, proseguendo un processo di contrazione che, cumulato nel decennio 2008-2018 risulta pari a -8,6%, mentre nel Centro-Nord la crescita registrata \u00e8 dell\u20191,4%: una delle cause principali, a dispetto dei luoghi comuni, che spiega la dinamica divergente tra le aree.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 3\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><strong>TENGONO GLI INVESTIMENTI, MA CON SEGNALI PREOCCUPANTI. CALA IL CLIMA DI FIDUCIA DELLE IMPRESE, DIMINUISCONO ANCORA GLI INVESTIMENTI PUBBLICI<\/strong><\/p>\n<p>Gli investimenti rimangono la componente pi\u00f9 dinamica della domanda interna nel Mezzogiorno (+3,1% nel 2018 nel Mezzogiorno, a fronte del + 3,5% del Centro-Nord). La sostanziale tenuta degli investimenti meridionali nel 2018, rivela una dinamica molto differenziata tra i settori.<\/p>\n<p>Sono cresciuti gli investimenti in costruzioni (+5,3%), mentre si sono fermati, con un fortissimo rallentamento rispetto all\u2019anno precedente, quelli delle imprese in macchinari e attrezzature (+0,1%, contro il +4,8% del Centro-Nord).<\/p>\n<p>Un dato preoccupante, perch\u00e9 sono soprattutto gli investimenti in macchinari e attrezzature (nonostante la ripresa dell\u2019ultimo triennio, sono ancora del -27,6% al di sotto dei livelli del 2008, contro il +4,9% del Centro-Nord), a indicare la volont\u00e0 di investire delle imprese, segnalando un sensibile peggioramento del clima di fiducia degli operatori economici.<\/p>\n<p>A pesare \u00e8 anche l\u2019indebolimento delle politiche industriali (super e iper ammortamenti e credito di imposta per R&amp;S). Riteniamo necessario il rifinanziamento del credito d\u2019imposta per il Sud (in scadenza nel 2019) e un rilancio dei contratti di sviluppo.<\/p>\n<p>La ripresa degli investimenti privati, in particolare negli ultimi tre anni, aveva pi\u00f9 che compensato il crollo degli investimenti pubblici, che si situano su un livello strutturalmente pi\u00f9 basso rispetto a quello precedente la crisi e per i quali non si riesce a invertire un trend negativo.<\/p>\n<p>Nel 2018, stima la SVIMEZ, sono stati investiti in opere pubbliche nel Mezzogiorno 102 euro pro capite rispetto a 278 nel Centro-Nord (nel 1970 erano rispettivamente 677 euro e 452 euro pro capite).<\/p>\n<p><strong>SI RIALLARGA IL GAP OCCUPAZIONALE TRA SUD E CENTRO-NORD. I POSTI DI LAVORO DA CREARE PER RAGGIUNGERE I LIVELLI DEL NORD SONO CIRCA 3 MILIONI<\/strong><\/p>\n<p>La dinamica dell\u2019occupazione meridionale presenta dalla met\u00e0 del 2018 una marcata inversione di tendenza, con una divaricazione negli andamenti tra Mezzogiorno e Centro-Nord: sulla base dei dati territoriali disponibili, gli occupati al Sud negli ultimi due trimestri del 2018 e nel primo del 2019 sono calati complessivamente di 107 mila unit\u00e0 (-1,7%); nel Centro-Nord, invece, nello stesso periodo, sono cresciuti di 48 mila unit\u00e0 (+0,3%).<\/p>\n<p>Nello stesso arco temporale, aumenta la precariet\u00e0 al Sud e si riduce nel Centro-Nord: i contratti a tempo indeterminato nel Mezzogiorno sono stati 84 mila in meno (-2,3%), mentre nelle regioni centro-settentrionali sono aumentati di 54 mila (+0,5%), con un saldo italiano negativo di 30 mila unit\u00e0, pari a -0,2%. Per converso, i dipendenti a tempo determinato sono cresciuti di 21 mila unit\u00e0 nel Mezzogiorno (+2,1%), mentre sono calati al Centro-Nord di 22 mila (-1,1%).<\/p>\n<p>Resta ancora troppo basso il tasso di occupazione femminile nel Mezzogiorno, nel 2018 appena il 35,4%, contro il 62,7% del Centro-Nord, il 67,4% dell\u2019Europa a 28 e il 75,8% della Germania.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 4\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>La SVIMEZ ha stimato che il gap occupazionale del Sud rispetto al Centro-Nord (calcolato moltiplicando la differenza tra i tassi di occupazione specifici delle due ripartizioni per la popolazione meridionale) nel 2018 \u00e8 stato pari a 2 milione 918 mila persone, al netto delle forze armate.<\/p>\n<p>\u00c8 interessante notare che la met\u00e0 di questi riguardano lavoratori altamente qualificati e con capacit\u00e0 cognitive elevate. I settori nei quali vi sono i maggiori gap sono i servizi (1 milione e 822 mila unit\u00e0, -13,5%), l\u2019industria in senso stretto (1 milione e 209 mila lavoratori, -8,9%) e sanit\u00e0, servizi alle famiglie e altri servizi (che complessivamente presentano un gap di circa mezzo milione di unit\u00e0).<\/p>\n<p><strong>LO SPETTRO DI UNA NUOVA RECESSIONE. PREVISIONI SVIMEZ: NEL 2019 PIL SOTTO LO ZERO AL SUD.<\/strong><\/p>\n<p>Nella seconda met\u00e0 del 2018 l\u2019andamento congiunturale \u00e8 peggiorato nettamente. La modesta crescita osservata nei primi sei mesi, che proseguiva il trend espansivo avviatosi ad inizio 2014, ha lasciato il posto ad un sempre pi\u00f9 marcato rallentamento dell\u2019attivit\u00e0 produttiva.<\/p>\n<p>Nel quadro di un progressivo rallentamento dell\u2019economia italiana, si \u00e8 riaperta la frattura territoriale che arriver\u00e0 nel prossimo a segnare un andamento opposto tra le aree, facendo ripiombare il Sud nella recessione da cui troppo lentamente era uscito.<\/p>\n<p>In base alle previsioni elaborate dalla SVIMEZ, nel 2019, l\u2019Italia far\u00e0 registrare una sostanziale stagnazione, con incremento lievissimo del PIL del +0,1% e una crescita zero dell\u2019occupazione (considerando nella stima il peso crescente della cassa integrazione).<\/p>\n<p>Il PIL del Centro-Nord dovrebbe crescere poco, di appena lo +0,3%. Nel Mezzogiorno, invece, l\u2019andamento previsto \u00e8 negativo, una dinamica recessiva: -0,3% il PIL. Nell\u2019anno successivo, il 2020, la SVIMEZ prevede che il PIL meridionale riprender\u00e0 a salire segnando per\u00f2 soltanto un +0,4% (anche l\u2019occupazione torner\u00e0 a crescere, se pur di poco, con un +0,3%).<\/p>\n<p>Migliore l\u2019andamento delle pi\u00f9 importanti variabili economiche nel Centro-Nord, con un incremento del prodotto interno lordo pari a +0,9%, ma comunque non in grado di riportare l\u2019Italia su un sentiero di sviluppo robusto (nel 2020, l\u2019aumento del PIL nazionale sar\u00e0 del +0,8% e dell\u2019occupazione del +0,3%).<\/p>\n<p>Le cause di queste prospettive poco incoraggianti per l\u2019economia italiana vanno ricercate in primo luogo nella decelerazione del commercio mondiale, sottoposto a pressioni crescenti, dall\u2019improvvisa fiammata protezionistica alle forti tensioni in diverse parti del mondo.<\/p>\n<p>Nonostante tale peggioramento l\u2019export, all\u2019interno della domanda aggregata, resta la componente per la quale la SVIMEZ prevede una crescita relativamente pi\u00f9 sostenuta.<\/p>\n<p>E inevitabilmente di ci\u00f2 ne beneficia soprattutto il Centro-Nord, data la maggiore, e crescente, partecipazione di quest\u2019area ai flussi del commercio mondiale.<\/p>\n<p>Per quanto attiene, invece, la domanda interna, nel 2019, la SVIMEZ prevede che gli investimenti fissi lordi subiranno una forte decelerazione, negativamente influenzati da aspettative al ribasso e da un fisiologico calo dopo l\u2019aumento indotto dagli incentivi di \u201cIndustria 4.0\u201d assai significativo nel 2017 (e solo in parte nel 2018).<\/p>\n<p>I prestiti alle imprese sono calati nei primi 4 mesi del 2019 del -8% nel Centro-Nord e del -12% nel Mezzogiorno, a conferma di un peggioramento delle prospettive dell\u2019economia<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 5\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>meridionale. L\u2019unica componente che dovrebbe registrare un andamento pi\u00f9 sostenuto, come nel 2018, \u00e8 quella degli investimenti in costruzioni, che comunque dovrebbero crescere di pi\u00f9 nelle regioni centro-settentrionali.<\/p>\n<p>La spesa per consumi delle famiglie dovrebbe risultare, sia al Centro-Nord che nel Mezzogiorno, poco pi\u00f9 che stazionaria.<\/p>\n<p>Su questa variabile, che condiziona fortemente la dinamica del Pil meridionale, influisce pesantemente la debolezza della dinamica occupazionale e la persistente debolezza dell\u2019azione riequilibratrice dell\u2019intervento pubblico.<\/p>\n<p><strong>L\u2019EFFETTO ASIMMETRICO DELL\u2019EVENTUALE AUMENTO IVA. LE \u201cCLAUSOLE DI SALVAGUARDIA\u201d PESEREBBERO PI\u00d9 SUL SUD, MALGRADO IL REDDITO DI CITTADINANZA<\/strong><\/p>\n<p>La SVIMEZ ha calcolato l\u2019impatto negativo sul PIL conseguente a un\u2019eventuale aumento dell\u2019IVA, per effetto della mancata sterilizzazione delle \u201cclausole di salvaguardia\u201d: se pesano per un -0,33 sull\u2019economia nazionale, questa cifra si scompone territorialmente in un -0,30% al Centro-Nord e in un -0,41% al Sud.<\/p>\n<p>L\u2019impatto maggiore al Sud dell\u2019aumento dell\u2019IVA \u00e8 legato a due ordini di fattori. Il primo \u00e8 l\u2019effetto regressivo che una manovra sull\u2019IVA determina maggiormente nel Mezzogiorno, dove i redditi sono strutturalmente pi\u00f9 bassi e la capacit\u00e0 di spesa reale dei consumatori \u00e8 minore.<\/p>\n<p>Il secondo attiene alla trasferibilit\u00e0 dell\u2019incremento dell\u2019IVA sui prezzi finali, che \u00e8 maggiore al Sud rispetto al resto del Paese: infatti, mentre a livello nazionale, la SVIMEZ stima una traslazione dell\u2019incremento dell\u2019Iva sui prezzi al consumo intorno al 70%, l\u2019incidenza \u00e8 territorialmente diversa e scende al 63% nel Centro-Nord, mentre sale all\u201985% al Sud.<\/p>\n<p>Su questo dato pesa sia una dinamica della produttivit\u00e0 relativamente minore, sia una struttura terziaria maggiormente composta da imprese di piccole dimensioni che agiscono prevalentemente in concorrenza imperfetta. Questo aumento dell\u2019IVA, se attuato, azzererebbe la prevista crescita del Mezzogiorno nel 2020.<\/p>\n<p>Le previsioni SVIMEZ tengono conto dell\u2019impatto positivo del Reddito di Cittadinanza, che \u00e8 stimato nel 2019 in circa +0,14% di PIL. Qualora la misura fosse stata pienamente sviluppata in base a quanto originariamente previsto.<\/p>\n<p>Invece, in conseguenza della minore spesa conseguente a questa misura, l\u2019effetto espansivo sul PIL meridionale non dovrebbe andare oltre +0,10%. Per il 2020, per\u00f2, la SVIMEZ stima che il Reddito di Cittadinanza potr\u00e0 avere un impatto positivo pari a circa 3 decimi di punto percentuale, tre volte in pi\u00f9 di quest\u2019anno e doppio di quello rilevabile nel Centro-Nord.<\/p>\n<p><strong>LA VERA EMERGENZA AL SUD: PIU\u2019 EMIGRATI CHE IMMIGRATI<\/strong><\/p>\n<p>Le persone che sono emigrate dal Mezzogiorno sono state oltre 2 milioni nel periodo compreso tra il 2002 e il 2017, di cui 132.187 nel solo 2017. Di queste ultime 66.557 sono giovani (50,4%, di cui il 33,0% laureati, pari a 21.970). Il saldo migratorio interno, al netto dei rientri, \u00e8 negativo per 852 mila unit\u00e0. Nel solo 2017 sono andati via 132 mila meridionali, con un saldo negativo di circa 70 mila unit\u00e0.<\/p>\n<p>La ripresa dei flussi migratori rappresenta la vera emergenza meridionale, che negli ultimi anni si \u00e8 via via allargata anche al resto del Paese.<\/p>\n<p>Sono pi\u00f9 i meridionali che emigrano dal Sud per andare a lavorare o a studiare al Centro-Nord e all\u2019estero che gli stranieri immigrati regolari che scelgono di vivere nelle regioni meridionali.<\/p>\n<p>In base alle elaborazioni della SVIMEZ, infatti, i cittadini stranieri iscritti nel Mezzogiorno provenienti dall\u2019estero sono stati 64.952 nel 2015, 64.091 nel 2016 e 75.305 nel 2017. Invece i cittadini italiani cancellati dal Sud per il Centro-Nord e l\u2019estero sono stati 124.254 nel 2015, 131.430 nel 2016, 132.187 nel 2017.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 6\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Questi numeri dimostrano che l\u2019emergenza emigrazione del Sud determina una perdita di popolazione, soprattutto giovanile, e qualificata, solo parzialmente compensata da flussi di immigrati, modesti nel numero e caratterizzati da basse competenze.<\/p>\n<p>Tale dinamica determina soprattutto per il Mezzogiorno una prospettiva demografica assai preoccupante di spopolamento, che riguarda in particolare i piccoli centri sotto i 5 mila abitanti.<\/p>\n<p><strong>I DIVARI NEI DIRITTI DI CITTADINANZA E IL DEFICIT DI INFRASTRUTTURE SOCIALI<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019indebolimento delle politiche pubbliche nel Sud incide significativamente sulla qualit\u00e0 dei servizi erogati ai cittadini.<\/p>\n<p>Il divario nei servizi \u00e8 dovuto soprattutto ad una minore quantit\u00e0 e qualit\u00e0 delle infrastrutture sociali e riguarda diritti fondamentali di cittadinanza: in termini di sicurezza, di adeguati standard di istruzione, di idoneit\u00e0 di servizi sanitari e di cura.<\/p>\n<p>Nel comparto sanitario vi \u00e8 un divario gi\u00e0 nell\u2019offerta di posti letto ospedalieri per abitante: 28,2 posti letto di degenza ordinaria ogni 10 mila abitanti al Sud, contro 33,7 al Centro-Nord. Tale divario diviene macroscopicamente pi\u00f9 ampio nel settore socio-assistenziale, nel quale il ritardo delle regioni meridionali riguarda soprattutto i servizi per gli anziani.<\/p>\n<p>Infatti, per ogni 10.000 utenti anziani con pi\u00f9 di 65 anni, 88 usufruiscono di assistenza domiciliare integrata con servizi sanitari al Nord, 42 al Centro, appena 18 nel Mezzogiorno, di cui addirittura 4 su 10 mila in Basilicata, 8 in Molise, 11 in Sardegna, 15 in Sicilia.<\/p>\n<p>Mentre i posti letto nelle strutture residenziali e semi residenziali, comprensivi degli istituti di riabilitazione, ogni 10 mila persone (non solo anziani) sono 73,47 al Centro-Nord, e 21,21 al Mezzogiorno, con punte di appena 9,85 in Sicilia e 14,28 in Campania.<\/p>\n<p>Ancor pi\u00f9 drammatici sono i dati che riguardano l\u2019edilizia scolastica. A fronte di una media oscillante attorno al 50% dei plessi scolastici al Nord che hanno il certificato di agibilit\u00e0 o di abitabilit\u00e0, al Sud sono appena il 28,4%.<\/p>\n<p>Inoltre, mentre nelle scuole primaria del Centro-Nord il tempo pieno per gli alunni \u00e8 una costante nel 48,1% dei casi, al Sud si precipita al 15,9%. Con punte del 7,5% in Sicilia e del 6,3% in Molise.<\/p>\n<p>Le carenze strutturali del sistema scolastico meridionale insieme all\u2019assenza di politiche di supporto alle fasce pi\u00f9 deboli della popolazione, in un contesto economico pi\u00f9 sfavorevole, determinano dal 2016, per la prima volta nella storia repubblicana, un peggioramento dei dati sull\u2019abbandono scolastico.<\/p>\n<p>Il numero di giovani che, conseguita la licenza media, resta fuori dal sistema di istruzione e formazione professionale raggiunge nel Sud il 18,8%, con punte oltre il 20% in Calabria, Sicilia e Sardegna.<\/p>\n<p>Tali dati fanno emergere, secondo la SVIMEZ, l\u2019urgenza di un piano straordinario di investimenti sulle infrastrutture sociali del Mezzogiorno: scuole, ospedali, presidi socio-sanitari, asili nido.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 7\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><strong>UNA FORTE DISOMOGENEIT\u00c0 DELLA RIPRESA TRA LE REGIONI<\/strong><\/p>\n<p>Il quadriennio 2015-2018, pur confermando che la ripresina degli anni scorsi ha riguardato quasi tutte le regioni italiane, mostra andamenti alquanto differenziati a livello territoriale. Il grado di disomogeneit\u00e0, sul piano regionale e settoriale, \u00e8 estremamente elevato nel Sud. Nel 2018, Abruzzo, Puglia e Sardegna sono le regioni meridionali che fanno registrare il pi\u00f9 alto tasso di sviluppo, rispettivamente +1,7%%, +1,3% e +1,2%.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Abruzzo<\/strong>rialza la testa nel 2018 (+1,7%), dopo che negli anni precedenti aveva fatto registrate appena +0,3% nel 2017 e +0,1% nel 2016.<\/p>\n<p>La ripresa \u00e8 dovuta soprattutto alle costruzioni che segnano un promettente +12,7%, vanno benino anche i servizi (+1,7%). Invece l\u2019agricoltura ristagna (-0,3%) e l\u2019industria in senso stretto arretra del -1,2%.<\/p>\n<p><strong>La Puglia<\/strong>, che nel 2017 aveva gi\u00e0 cominciato a dare segnali di ripresa (+1,2%), migliora ulteriormente gli andamenti del PIL nel 2018 (+1,3%).<\/p>\n<p>Anche in questo caso sono soprattutto le costruzioni a tirare (+4,4%), la crescita dell\u2019industria in senso stretto si attesta su un positivo + 2,0% e quella dei servizi sul +1,1%. Va, invece, in controtendenza l\u2019agricoltura, che cala del -1,0%.<\/p>\n<p><strong>La Sardegna<\/strong>, uscita con qualche incertezza dalla fase recessiva rispetto al resto delle regioni meridionali, dopo l\u2019andamento negativo del prodotto nel 2016 (-1,9%) e una ripresa fatto registrare nel 2017 con +1,8%, nel 2018 segna + 1,2%.<\/p>\n<p>Sono in particolare i servizi a trainare la ripresina (+1,2%), ma vanno bene anche l\u2019industria in senso stretto (+0,8%) e i servizi (+1,4%, mentre l\u2019agricoltura \u00e8 inchiodata a +0.0%.<\/p>\n<p><strong>Il Molise<\/strong>, nel 2018, segna un aumento del PIL dell\u20191,0%, che \u00e8 significativo se si pensa che l\u2019anno precedente, il 2017, era in calo del -1,0%, unica regione meridionale in negativo. L\u2019economia del Molise \u00e8 stata sostenuta soprattutto dall\u2019industria in senso stretto che ha registrato un\u2019ottima performance (+5,4%), tengono i servizi (+0,7%), vanno in negativo sia le costruzioni (-1,0%), sia soprattutto l\u2019agricoltura (-2,3%).<\/p>\n<p>Anche la <strong>Basilicata<\/strong>si attesta su un incremento del PIL del +1% nel 2018, dopo la forte accelerazione della crescita negli anni scorsi: addirittura +8,9% nel 2015. A trainare la regione \u00e8 in particolare l\u2019industria (+3,8%), ma anche l\u2019agricoltura fa un balzo in avanti (+2,2%), mentre le costruzioni si attestano sul +0,7%. In contro tendenza i servizi il cui valore aggiunto cala del -0,2%.<\/p>\n<p>La <strong>Sicilia<\/strong>fa segnare nel 2018 una crescita del PIL pari a +0,5%, dando segnali di ripresa dopo il -0,3% del 2017. Nell\u2019Isola sono soprattutto l\u2019industria in senso stretto (+5,9%) ma anche le costruzioni (+4,3%) a sostenere la ripresa.<\/p>\n<p>I servizi invece confermano l\u2019andamento negativo degli ultimi anni, segnando appena il +0,1%. Va male l\u2019agricoltura, in caduta di -4,2%.<\/p>\n<p>In <strong>Campania<\/strong>, nel 2018, c\u2019\u00e8 la crescita zero del PIL, determinata da un rallentamento dell\u2019industria che aveva trainato la regione negli anni scorsi e soprattutto da quello<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 8\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>negativo dei servizi. Ci\u00f2 dopo che nel 2017 il prodotto lordo aveva continuato a crescere dell\u20191,8%. Nella regione, le costruzioni vanno bene (+4,7%), l\u2019agricoltura si attesta a +1,1%, mentre l\u2019industria in senso stretto realizza un modesto +0,5%.<\/p>\n<p>In controtendenza i servizi, che pesano molto sul complesso dell\u2019economia campana, in calo di -0,3%. Va sottolineato che nel complesso del periodo 2015-18 con il +4,5% di crescita del PIL la Campania \u00e8 stata una delle regioni pi\u00f9 dinamiche del Paese.<\/p>\n<p>Infine la <strong>Calabria<\/strong>, unica regione non solo meridionale ma italiana, ad accusare una flessione del PIL nel 2018, -0,3%, dovuta per\u00f2 prevalentemente alla performance negativa del settore agricolo (-12,1%).<\/p>\n<p>Anche l\u2019industria dopo la dinamica molto positiva degli anni precedenti subisce una battuta di arresto (-4,9%), conseguente in particolare alla performance negativa del settore delle public utilities. Questi dati contrastano un andamento positivo degli altri settori. Soprattutto le costruzioni che segnano +3,8%, e anche dei servizi che registrano +0,9%.<\/p>\n<p><strong>ULTIMA CHIAMATA PER LE POLITICHE DI SVILUPPO\u00a0UN PIANO DI INVESTIMENTI IN INFRASTRUTTURE ECONOMICHE, AMBIENTALI E SOCIALI<\/strong><\/p>\n<p>Lo spettro della recessione si pu\u00f2 evitare, l\u2019allarme delle nostre previsioni rappresenta un\u2019ultima chiamata per le politiche di sviluppo. Il problema meridionale non \u00e8 la causa del problema italiano, ma nel problema italiano si accentua, configurando il \u201cdoppio divario\u201d rispetto ai principali paesi europei.<\/p>\n<p>Serve una visione del rapporto Nord-Sud, accompagnato da una serie di proposte che, come ogni anno, discuteremo in occasione della presentazione autunnale del Rapporto.<\/p>\n<p>La SVIMEZ tuttavia ritiene necessario indicare alcune priorit\u00e0, che discendono dall\u2019urgenza delle analisi e delle previsioni fin qui condotte.<\/p>\n<p>Invece di perseguire soluzioni \u201cper parti\u201d, che contengono germi di contrapposizione territoriale che favoriscono gli opposti rivendicazionismi (come la riduzione dei salari al sud o l\u2019autonomia differenziata), occorre mettere in campo, da subito, un insieme di strumenti incisivi per il rilancio degli investimenti pubblici (a partire da un\u2019attuazione piena del principio di riequilibrio territoriale sancito con la clausola del 34% e dall\u2019avvio di una forte perequazione infrastrutturale), in un\u2019ottica di integrazione e reciproci vantaggi tra le aree del Paese.<\/p>\n<p>La priorit\u00e0 di un nuovo \u201cStato strategico e innovatore\u201d, dev\u2019essere orientata all\u2019incremento della dotazione di infrastrutture economiche, ambientali e sociali, all\u2019investimenti nel capitale umano e nelle politiche di innovazione per le imprese.<\/p>\n<p>L\u2019urgenza \u00e8 di fronteggiare le emergenze occupazioni e sociali. La sfida \u00e8 portare il Sud che (r)esiste a competere sulle catene globali del valore, sfruttando al meglio i suoi vantaggi competitivi, in una strategia nazionale ed europea.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UN DOPPIO DIVARIO: L\u2019ITALIA RALLENTA RISPETTO A UE, IL SUD NEL 2018 CRESCE MENO DEL CENTRO-NORD. 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