{"id":2079,"date":"2019-11-21T15:50:17","date_gmt":"2019-11-21T14:50:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/?p=2079"},"modified":"2019-11-21T15:51:27","modified_gmt":"2019-11-21T14:51:27","slug":"il-ministro-alla-camera-informativa-sulle-crisi-aziendali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/il-ministro-alla-camera-informativa-sulle-crisi-aziendali\/","title":{"rendered":"Informativa sulle crisi aziendali, l&#8217;intervento del Ministro Patuanelli"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"dropcap dropcap3\">I<\/span>l Ministro <strong>Stefano Patuanelli<\/strong> \u00e8 intervenuto oggi alla <strong>Camera dei Deputati<\/strong> per l&#8217;informativa sulle <strong>crisi aziendali<\/strong>.<\/p>\n<p>Qui il suo intervento<\/p>\n<hr \/>\n<p>&#8220;Grazie Presidente, onorevoli Colleghi,<\/p>\n<p>non posso dire che sia un piacere venire a riferire su situazioni di crisi aziendali e in generale sui tavoli di crisi al Ministero. Credo che nessun Ministro dello Sviluppo economico sia contento quando si apre un tavolo.<\/p>\n<p>Quello che ci impegna \u00e8 trovare soluzione ai tavoli che si aprono. Cercher\u00f2 di strutturare il mio intervento con una introduzione rispetto alla situazione numerica dei tavoli, anche con un quadro che amplia lo spettro a pi\u00f9 anni. Cercher\u00f2 di individuare quali sono poi gli strumenti di supporto che il Ministero dello Sviluppo economico pu\u00f2 mettere in campo quando si aprono tavoli di crisi. Dopodich\u00e9 cercheremo di entrare nel merito di alcune diverse situazioni di crisi che abbiamo affrontato in questi anni e che si concluse, citando casi positivi e casi negativi per meglio far comprendere a tutti le difficolt\u00e0 o le situazioni virtuose in cui ci troviamo a lavorare.<\/p>\n<p>Terminer\u00f2 ovviamente con alcune proposte che cercheremo di portare avanti nei prossimi mesi di governo e concluder\u00f2 con un riferimento ai tavoli pi\u00f9 emergenziali come Ilva, anche se recentemente ho reso informativa in quest\u2019aula, e Alitalia che sono certamente due dei tavoli pi\u00f9 complessi che stiamo cercando di gestire.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>INTRODUZIONE<\/strong><\/p>\n<p>Prima di aggiornarvi sullo stato dei tavoli tuttora pendenti e illustrarvi in dettaglio le azioni poste in essere e quelle future, mi preme sottolineare che le situazioni che gestiamo al Ministero rappresentano solo purtroppo una piccola parte delle aziende che vivono grandi difficolt\u00e0 aperte dalla prima crisi economica del 2008.<\/p>\n<p>Solo negli anni della crisi, 2008 e 2009, il numero di imprese cessate ha sfiorato le 630 mila unit\u00e0, anche se negli ultimi anni il tasso di mortalit\u00e0 delle imprese continua il trend di progressiva riduzione avviato a partire dal 2014.<\/p>\n<p>Innanzitutto voglio rivolgere il mio pensiero a tutti quegli imprenditori che non sono riusciti, e non riescono ancora oggi, a superare le difficolt\u00e0 finanziarie e, in silenzio e nella indifferenza generale, sono stati costretti a cessare l\u2019attivit\u00e0 imprenditoriale o, nei casi peggiori, hanno pubblicamente il temuto riconoscimento del fallimento. Da questo punto di vista, credo che uno dei settori che ha conosciuto una maggior morte di piccole aziende e imprese \u00e8 quello dell\u2019edilizia. Convochiamo entro fine anno il tavolo di crisi del settore edilizia al MiSE per cercare di capire assieme alle imprese del settore delle costruzioni quali possono essere gli strumenti da mettere in campo come Governo per tutelare i piccoli imprenditori in un settore cos\u00ec importante, che rappresenta una delle colonne portanti del nostro sistema produttivo.<\/p>\n<p>Parimenti sento il peso delle vite di quei lavoratori che a causa della crisi hanno perso il posto: non \u00e8 facile gestire situazioni di questo genere perch\u00e9 significa dover fare quotidianamente i conti con l\u2019esistenza di tanti cittadini e delle loro famiglie.<\/p>\n<p>L\u2019azione del Ministero dello Sviluppo economico \u00e8 istituzionalmente orientata alla salvaguardia del patrimonio produttivo di tutte le imprese e, a fronte delle crisi, \u00e8 concentrata a favorire la prosecuzione dell\u2019attivit\u00e0 e adottare ogni misura necessaria, anche in collaborazione con altri Ministeri, per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la tutela dei lavoratori.<\/p>\n<p>Non vi sono, e non potrebbe essere altrimenti, azioni predefinite da mettere in campo valevoli per tutte le crisi aziendali: non esiste un farmaco universale. Sussistono infatti tipologie di crisi molto diversificate tra loro che richiedono soluzioni da individuare individualmente.<\/p>\n<p>A fronte di una crisi il primo discrimine da considerare \u00e8 se riguarda:<\/p>\n<ol>\n<li>Un intero settore che \u00e8 divenuto obsoleto e necessita di interventi di riconversione produttiva<\/li>\n<li>oppure una singola azienda, indipendentemente dall\u2019andamento del mercato nel settore di riferimento: in questo caso spesso la difficolt\u00e0 proviene dal mancato tempismo degli investimenti rispetto alla domanda oppure per una mancata organizzazione interna.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Entrambe le situazioni conducono ad una crisi di natura finanziaria e\/o patrimoniale dell\u2019impresa che necessita di un intervento di sostegno, diretto o indiretto, da parte un soggetto terzo.<\/p>\n<p>\u00c8 in questa fase che il ruolo del MiSE assume piena centralit\u00e0 perch\u00e9 si occupa dell\u2019analisi degli aspetti economico-produttivi, intervenendo tuttavia anche nella gestione delle conseguenze occupazionali con il supporto del\u00a0 Ministero del Lavoro, delle associazioni sindacali e di categoria, delle istituzioni locali.<\/p>\n<p>Durante i tavoli si perseguono in linea di massima i seguenti obiettivi che a seconda delle situazioni possono pi\u00f9 o meno combinarsi:<\/p>\n<ul>\n<li>Supportare processi di riorganizzazione e\/o ristrutturazione aziendale<\/li>\n<li>Proporre soluzioni che favoriscano il superamento di criticit\u00e0 economiche, finanziarie, organizzative, occupazionali<\/li>\n<li>Favorire processi di reindustrializzazione<\/li>\n<li>Attenuare, in stretto raccordo con il Ministero del Lavoro, le conseguenze per i lavoratori attraverso l\u2019introduzione di soluzioni come gli ammortizzatori sociali<\/li>\n<li>Gestire il confronto informativo e negoziale tra le parti nei casi di Amministrazione Straordinaria<\/li>\n<\/ul>\n<p>La gestione concreta delle vertenze in crisi \u00e8 svolta presso il MiSE da un\u2019apposita struttura per la crisi di impresa. Al fine di potenziare il supporto per la proficua gestione delle crisi la struttura, gi\u00e0 incardinata presso il Segretariato Generale, \u00e8 stata ulteriormente potenziata trasferendo le relative competenze alla Direzione generale per la politica industriale, a seguito del riordino interno delle strutture del Ministero da ultimo realizzato con il DPCM del 19 giugno 2019 in vigore dal 5 settembre ultimo scorso. L\u2019obiettivo perseguito che ha ispirato tale modifica \u00e8 quello di mettere in atto tutte le competenze necessarie a favore della prevenzione e della gestione delle crisi in coerenza agli indirizzi di politica industriale, all\u2019interno del quadro delle politiche di reindustrializzazione e riconversione delle aree e dei settori industriali colpiti da crisi, gi\u00e0 materia di competenza della Direzione. Quindi accorpare la squadra delle crisi alla Direzione sulle Politiche industriali rende pi\u00f9 omogenea la trattazione delle crisi<\/p>\n<p>Tale struttura sar\u00e0 ulteriormente rafforzata dalle misure introdotte dal recente DL \u201ccrisi aziendali\u201d ove all\u2019articolo 12 sono state introdotte norme funzionali al potenziamento della struttura assegnando un contingente di personale, fino a 12 unit\u00e0, dotato di specifiche e necessarie competenze ed esperienze nel settore della politica industriale, analisi e studio in materia di crisi di impresa.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro tuttavia che tali misure di potenziamento della struttura debbono essere accompagnate da una \u201cprocedimentalizzazione\u201d della gestione dei tavoli di crisi, finora non avvenuta<\/p>\n<p>Al riguardo mi preme precisare che, contrariamente a quanto accade ad esempio presso il Ministero del Lavoro che agisce all\u2019interno del perimetro della procedura di licenziamento collettivo definita per legge, presso il Ministero dello Sviluppo economico l\u2019intervento tra le parti ha un carattere conciliativo, non sottoposto a procedure di legge, in genere attivato su richiesta delle organizzazioni sindacali, delle aziende o delle istituzioni territoriali.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario quindi individuare chiare regole per il coinvolgimento del MiSE nella gestione ministeriale delle crisi. Il tempismo dell\u2019intervento assume in questo ambito rilevanza fondamentale per valutare: le caratteristiche dell\u2019impresa in crisi; i fattori determinanti; le soluzioni pi\u00f9 idonee al caso specifico. La dimensione dell\u2019azienda \u00e8 un altro parametro significativo per l\u2019individuazione dello strumento adatto: ad esempio per una crisi d\u2019impresa di minori dimensioni che coinvolge un numero ridotto di dipendenti possiamo attivare strumenti quali il workers by out, agevolato dal Ministero attraverso i finanziamento agevolati della Nuova Marcora (finalizzata, come ben sapete, a sostenere la nascita di societ\u00e0 cooperative costituite, in misura prevalente, da lavoratori provenienti da aziende in crisi). Al riguardo, penso all\u2019esperienza virtuosa, in questi giorni appresa dalle fonti di stampa, dove i lavoratori di una ditta di ceramica di Citt\u00e0 di Castello, interessata da un fenomeno di delocalizzazione, hanno rinunciato e reinvestito\u00a0 il loro TFR e la NASPI acquistando l\u2019azienda e dando vita alla \u201cCooperativa Ceramica Noi\u201d.<\/p>\n<p>Passando all\u2019analisi del dettaglio dei tavoli pendenti, si evidenzia che il numero di vertenze \u00e8 pari a 149 ad oggi, in linea, purtroppo, con quello degli anni ultimi 5 anni.<\/p>\n<table class=\"table-alternate\" summary=\"Numero di tavoli di crisi attivi MiSE\">\n<caption>Numero di tavoli di crisi attivi MiSE<\/caption>\n<thead>\n<tr>\n<th scope=\"col\">Anni<\/th>\n<th scope=\"col\">2014<\/th>\n<th scope=\"col\">2015<\/th>\n<th scope=\"col\">2016<\/th>\n<th scope=\"col\">2017<\/th>\n<th scope=\"col\">2018<\/th>\n<th scope=\"col\">2019<\/th>\n<\/tr>\n<\/thead>\n<tbody>\n<tr>\n<td>N. TAVOLI DI CRISI<\/td>\n<td>160<\/td>\n<td>151<\/td>\n<td>148<\/td>\n<td>165<\/td>\n<td>144<\/td>\n<td>149<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La maggior parte dei tavoli sono attivi da parecchi anni: in taluni casi anche pi\u00f9 di 7 anni perch\u00e9 sono situazioni che necessitano di un tavolo permanente perch\u00e9, a causa delle criticit\u00e0 del settore, richiedono interventi di carattere strutturale.<\/p>\n<p>Nello specifico, dico soltanto che di questi 149 tavoli di crisi 102, pari al 68,5%, sono attivi da pi\u00f9 di tre anni e 28 sono aperti da pi\u00f9 di 7 anni.<\/p>\n<p>I tavoli permanenti rimangono molte volte aperti anche dopo la risoluzione della crisi che ha colpito l\u2019azienda, anche per permettere alle parti sociali, alle istituzioni locali ed alle imprese di contare sul supporto del Ministero nella gestione ordinaria delle relazioni industriali, nonch\u00e9 per verificare il corretto utilizzo di eventuali strumenti agevolativi concessi e per eventuale ulteriore supporto istituzionale. I tavoli cessano di essere conteggiati tra i permanenti nei casi di cessione dell\u2019attivit\u00e0 produttiva, per il raggiungimento di un accordo che non richieda alcun monitoraggio, per esperita procedura, per il raggiungimento degli obiettivi di riorganizzazione o di stabilizzazione delle attivit\u00e0, per cessazione delle attivit\u00e0 nonch\u00e9 per il cessare dei motivi per il quale sia stato aperto il tavolo, come nel caso di tavoli inerenti situazioni di fusione tra gruppi che possano comportare rimedi imposti dall\u2019Antitrust che impattino le unit\u00e0 produttive o il perimetro occupazionale.<\/p>\n<p>A questi si aggiungono le crisi di natura temporanea.<\/p>\n<p>E\u2019 evidente che c\u2019\u00e8 una narrazione per cui sono esplosi improvvisamente 149 tavoli di crisi, in realt\u00e0 il dato medio degli ultimi 5-6 anni \u00e8 di 151. Quindi mi sembra che, purtroppo, la gestione dei tavoli di crisi al Ministero dello Sviluppo economico denota questa costanza nel numero dei tavoli di crisi che accedono al Ministero non secondo una procedura ma perch\u00e9 vi \u00e8 qualche soggetto tra le forze sociali, quindi i sindacati, gli enti locali o l\u2019azienda stessa che chiedono un intervento del MiSE per agevolare un processo di reindustrializzazione.<\/p>\n<p>Oltre ai i tavoli di crisi aperti, nel periodo tra il giugno 2018 e il giugno 2019 presso il Ministero dello Sviluppo economico, quindi oltre al singolo tavolo della prima riunione, si sono effettuati circa 1.320 tra incontri preliminari, ristrette, plenarie inerenti varie situazioni di difficolt\u00e0 di aziende e di tavoli di crisi. Quindi non tutte le riunioni che si fanno al MISE diventano un tavolo di crisi. Qualche volta anche con una riunione ristretta o con un singolo incontro preliminare si riesce a trovare una soluzione per la singola azienda e per il singolo caso.<\/p>\n<p>In molti di questi casi l\u2019Amministrazione si \u00e8 attivata supportando le regioni nella gestione di tavoli di crisi di competenza strettamente territoriale, in una modalit\u00e0 di proficua collaborazione mirata sia alla salvaguardia numero dei lavoratori sia ad altri aspetti di competenza del MiSE.<\/p>\n<p>Esaminando le crisi da un punto di vista settoriale vi segnalo che oltre a quelli pi\u00f9 noti, quali la siderurgia e l&#8217;automotive, vi sono anche gravi difficolt\u00e0 per il tessile e la grande distribuzione organizzata.<\/p>\n<p>Su base regionale, il maggior numero di tavoli riguarda aziende con sedi o unit\u00e0 produttive prevalentemente ubicate in Lombardia (corrispondenti al 13,42% del totale), a seguire in Abruzzo (ossia il 7,38% del totale), Campania, Piemonte, Lazio e Toscana. Oltre naturalmente ai tavoli che hanno carattere nazionale per il numero di unit\u00e0 operative presenti sull\u2019intero territorio.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Schermata-2019-11-21-alle-15.48.11.png\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-2080\" src=\"http:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Schermata-2019-11-21-alle-15.48.11.png\" alt=\"\" width=\"695\" height=\"858\" srcset=\"https:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Schermata-2019-11-21-alle-15.48.11.png 695w, https:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Schermata-2019-11-21-alle-15.48.11-243x300.png 243w, https:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Schermata-2019-11-21-alle-15.48.11-324x400.png 324w, https:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Schermata-2019-11-21-alle-15.48.11-340x420.png 340w\" sizes=\"(max-width: 695px) 100vw, 695px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>STRUMENTI DI SOSTEGNO ALLE IMPRESE IN DIFFICOLTA\u2019<\/strong><\/p>\n<p>Per quanto riguarda gli strumenti di sostegno alle impresa in difficolt\u00e0 in uso presso il Ministero, per le grandi imprese in difficolt\u00e0 la procedura di amministrazione straordinaria costituisce la misura principe di regolazione della crisi d\u2019impresa alternativa al fallimento, con specifiche finalit\u00e0 di salvaguardia delle attivit\u00e0 aziendali e dei livelli occupazionali delle grandi imprese insolventi, che motivano l\u2019attribuzione della relativa vigilanza a questo Ministero.<\/p>\n<p>L\u2019attivit\u00e0 di vigilanza sulle procedure di amministrazione straordinaria trova il suo fondamento giuridico nelle disposizioni contenute nel decreto legislativo 270\/1999 (c.d. Prodi bis) e nel decreto legge 347\/2003 (c.d. Legge Marzano).<\/p>\n<p>Il primo, che contiene una disciplina organica della procedura di amministrazione straordinaria, \u00e8 stato emanato in riforma della c.d. Legge Prodi del 1979 (che per prima, aveva introdotto nel nostro ordinamento l\u2019istituto dell\u2019amministrazione straordinaria), anche a seguito delle censure sollevate dalla Commissione europea sotto il profilo della compatibilit\u00e0 della stessa con la normativa in materia di aiuti di stato.<\/p>\n<p>Altro tema molto complesso molto spesso si chiede al MiSE di attivare strumenti di incentivazione e di aiuto alle imprese e dopodich\u00e9 dall\u2019UE ci dicono che quello che stiamo facendo \u00e8 un aiuto di Stato. Ritengo che su questo, in un momento di grande difficolt\u00e0 economica, in cui l\u2019UE \u00e8 considerata il grande malato economico mondiale, schiacciato tra Cina e Stati Uniti, l\u2019UE non suo complesso debba fare qualcosa di pi\u00f9, consentendo agli Stati membri di intervenire nelle aziende in crisi non considerando i sostegni degli aiuti di Stato lesivi della concorrenza di mercato.<\/p>\n<p>In generale, il bacino di riferimento della amministrazione straordinaria \u00e8 costituito dalle imprese commerciali insolventi con non meno di 200 dipendenti per quanto riguardo la disciplina contenuta nel decreto 270\/1999 (c.d. Prodi bis) e non meno di 500 dipendenti per le imprese commissariate in base alla legge Marzano (legge 347\/2003), su tutto il territorio nazionale.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda gli ambiti della cosiddetta legge Prodi, essa coinvolge oggi 124 Gruppi con circa 341 Societ\u00e0 e per 4 di esse \u00e8 ancora in corso la fase dell&#8217;esercizio d&#8217;impresa: si tratta delle procedure relative ai gruppi Selta, Pubbliservizi, Securpol e Stefanel.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la cosiddetta legge Marzano, sono interessati 29 Gruppi con circa 253 Societ\u00e0. Per 7 di esse \u00e8 ancora in corso la fase dell&#8217;esercizio d&#8217;impresa: Mercatone Uno, Tosoni, Tecnis , Condotte, Blutec, oltre a Ilva e Alitalia.<\/p>\n<p>Non mi soffermo ora sugli ultimi tavoli essendo stati oggetto di specifiche interrogazioni e informative, ma in conclusione mi soffermer\u00f2 su Ilva e Alitalia.<\/p>\n<p>Con riguardo invece agli strumenti di incentivazione alle imprese volti al superamento di crisi di specifici comparti produttivi o di rilevanti complessi aziendali, il Ministero pu\u00f2 giungere, nell\u2019ambito dello strumento dei contratti di sviluppo, alla sottoscrizione di specifici accordi volti al sostegno di programmi ritenuti di particolare rilevanza strategica, anche in ottica di risoluzione di particolari situazioni di crisi.<\/p>\n<p>Si tratta, nello specifico, di accordi di programma e accordi di sviluppo, riservati i primi a programmi di sviluppo di importo superiore a 20 milioni, ovvero 7,5 milioni per programmi riguardanti la trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli, i secondi a programmi di sviluppo di importo superiore a 50 milioni, ovvero 20 milioni per i programmi riguardanti la trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli.<\/p>\n<p>La sottoscrizione di detti accordi consente un maggiore coinvolgimento delle amministrazioni locali (anche dal punto di vista finanziario) e l\u2019attivazione di una procedura valutativa pi\u00f9 celere.<\/p>\n<p>Ai fini della valutazione degli investimenti proposti, ed in particolare per l\u2019individuazione del carattere strategico dei programmi presentati, \u00e8 dato rilievo a tematiche ritenute prioritarie per lo sviluppo del tessuto produttivo nazionale, riconducibili, da una parte, all\u2019innovativit\u00e0 (coerenza con il piano nazionale Industria 4.0), dall\u2019altra alla capacit\u00e0 di attrarre investimenti e capitali esteri e di attivare occupazione incrementale.<\/p>\n<p>Altro importante strumento di agevolazione alle imprese che versano in situazioni di crisi \u00e8 rappresentato dalla legge n. 181\/1989, rivolta principalmente a quelle imprese ricadenti in aree di crisi industriale complessa, non complessa, nonch\u00e9 altre aree (es. terremoti Abruzzo e Centro Italia).<\/p>\n<p>Con i decreti legge n. 83\/2012 e n. 145\/2013, si \u00e8 provveduto al riordino della disciplina in materia di riconversione e riqualificazione produttiva delle aree di crisi industriale, introducendo, tra gli altri, strumenti di sostegno quali i Progetti di riconversione e riqualificazione industriale (PRRI) dedicati alle aree caratterizzate da recessione economica e da perdita occupazionale, riconosciute dal MISE aree di crisi industriale complessa.<\/p>\n<p>In particolare, l&#8217;articolo 27 del decreto legge n. 83\/2012 prevede che, nei casi di situazioni di crisi industriali complesse con impatto significativo sulla politica industriale nazionale, il MISE adotti Progetti di riconversione e riqualificazione industriale e demanda al Ministero il riconoscimento di situazioni di crisi industriale complessa, anche a seguito di istanza della regione interessata.<\/p>\n<p>I PRRI promuovono, anche mediante il cofinanziamento regionale e con l&#8217;utilizzo di tutti i regimi di aiuto disponibili per cui ricorrano i presupposti, ivi incluse le agevolazioni di cui alla legge n. 181\/1989, gli investimenti produttivi anche a carattere innovativo, la riqualificazione delle aree interessate, la formazione del capitale umano, la riconversione di aree industriali dismesse, il recupero ambientale, l&#8217;efficientamento energetico dei siti e la realizzazione di infrastrutture strettamente funzionali agli interventi.<\/p>\n<p>Gli interventi agevolativi di cui alla L. 181\/1989 sono rivolti anche alle situazioni di crisi non complessa individuati dal Ministero dello Sviluppo Economico su proposta delle Regioni, che presentano un impatto significativo sullo sviluppo dei territori interessati e sull\u2019occupazione.<\/p>\n<p>Complessivamente la dotazione finanziaria messa a disposizione per le aree di crisi industriale complessa, non complessa e altre aree, risulta pari a 735 milioni di euro.<\/p>\n<p>I progetti ammessi alle agevolazioni di cui alla legge n. 181\/1989 risultano pari a n. 74, riguardano investimenti per complessivi 392,7 milioni di euro, a fronte dei quali sono state concesse agevolazioni per un importo pari a 271,2 milioni di euro ed assicurata una nuova occupazione per 1.120 unit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>CASI DI CRISI AZIENDALI <\/strong><\/p>\n<p>Ritengo opportuno e doveroso sfruttare questa occasione anche per rappresentarvi nel dettaglio le azioni poste in essere in alcuni casi di crisi aziendali molto discussi negli ultimi mesi.<\/p>\n<p>Nella prima parte mi soffermer\u00f2 su casi che hanno registrato un consenso positivo in termini sia metodologici che per gli obiettivi prefissati e raggiunti, divenendo un esempio da applicare in altri casi.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Piaggio Aerospace <\/strong><\/p>\n<p>Piaggio Aerospace ha vissuto forti sofferenze per parecchi anni, tanto che nel giugno 2014 era stato sottoscritto un accordo presso il Mise per un piano industriale 2014-2018 che si basava sul trasferimento a Villanova di una parte dei lavoratori di Genova, l\u2019esternalizzazione di una parte dell\u2019attivit\u00e0 produttiva di Villanova (circa 100 lavoratori) ad un altro imprenditore e l\u2019attivazione di una ulteriore procedura di CIGS per ristrutturazione. Purtroppo per\u00f2 gi\u00e0 nel 2016 vi fu la necessit\u00e0 di superare una ulteriore paralisi aziendale attraverso la modifica di quello stesso piano industriale con le necessit\u00e0 di separare le attivit\u00e0 motoristiche dalle attivit\u00e0 di produzione di velivoli civili e militari, di cedere ad altro imprenditore le attivit\u00e0 motoristiche nonch\u00e9 ridurre gli organici con la uscita degli esuberi (quantificati in circa 130 lavoratori). Insomma una situazione molto critica anche nel 2016, e che si \u00e8 protratta anche per i due anni successivi, senza soluzione alcuna, tanto da arrivare al 2018 in una situazione finanziaria completamente deteriorata. Nei giorni dell\u2019insediamento del Governo Conte l\u2019azienda era nella situazione di avere liquidit\u00e0 per il pagamento di poche mensilit\u00e0 di stipendi, tanto da portare poi la tensione sindacale ai suoi picchi, con scioperi, cortei pubblici e presidi che hanno messo a rischio anche la sicurezza pubblica. Il portafoglio ordini era soltanto sufficiente a tenere operativo il 40% del totale della forza lavoro, tanto da arrivare allo stato di insolvenza.<\/p>\n<p>Il Ministero dello Sviluppo Economico nel Governo Conte, nel suo immediato intervento ha dapprima facilitato l\u2019adozione del provvedimento di Amministrazione Straordinaria, per poi permettere di intraprendere azioni urgenti di primo contenimento, quali le istanze al Tribunale per il pagamento immediato degli stipendi, la firma di contratti istituzionali pari a 45 milioni di euro a favore delle unit\u00e0 di business Motori e Customer Service, al fine di stabilizzarne la produzione, la riorganizzazione e razionalizzazione della prima linea dirigenziale.<\/p>\n<p>Successivamente, grazie agli impegni assunti dal Ministro per lo Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro della Difesa, annunciati nel corso di una visita allo stabilimento nell\u2019aprile 2019, \u00e8 stato possibile firmare ulteriori contratti per 167 milioni di euro, che hanno portato il portafoglio ordini a un totale di 270 milioni, e avviare la finalizzazione di contratti per ulteriori 570 milioni di euro, da realizzare entro il corrente anno.<\/p>\n<p>Questo per procedere nel percorso di rafforzamento delle attivit\u00e0 della societ\u00e0, di graduale e continuo riassorbimento del personale dalla cassa integrazione e di garantire un futuro solido a un\u2019azienda importante del nostro Paese ed al suo indotto.<\/p>\n<p>La situazione attuale della societ\u00e0 \u00e8 quella quindi di avere un totale portafoglio ordini che ha raggiunto gli 823 milioni di euro, tra contratti esecutivi e vicini alla firma.<\/p>\n<p>E\u2019 prossimo alla pubblicazione il bando internazionale da parte della amministrazione straordinaria per la cessione dei complessi aziendali con l\u2019obiettivo di identificare la soluzione migliore all\u2019interno di un percorso che si possa concludere al massimo entro l\u2019autunno del prossimo anno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Industria Italiana Autobus<\/strong><\/p>\n<p>Questa azienda, alla riattivazione del tavolo presso il Ministero dello Sviluppo Economico, a Luglio 2018, si trovava in una situazione di forte indebitamento, non venivano pagati gli stipendi con regolarit\u00e0, aveva un socio importante quale Leonardo in uscita dalla compagine societaria ed aveva negli anni portato operativamente l\u2019intera produzione di autobus in Turchia, attraverso un socio di minoranza.<\/p>\n<p>Questo nonostante l\u2019azienda fosse nata proprio sotto l\u2019egida del Mise nel 2014, con la fusione dell\u2019ex Bredamenarinibus di Bologna e l\u2019ex Irisbus (ex Fiat Iveco di Flumeri), con la sottoscrizione proprio presso al Mise, nel dicembre 2014, di un accordo in cui si annunciava la risoluzione del problema, e si stabiliva che tutti i dipendenti del sito ex IRISBUS passassero alla Newco I.I.A. (Industria Italiana Autobus) per favorire il riavvio dell\u2019insediamento industriale che era fermo dal 2011. Nonostante poi anche il contratto di sviluppo messo a disposizione e firmato da Invitalia nel settembre 2016, per un ammontare di agevolazioni concesse di 17,8 milioni di euro su un investimento totale di 25 milioni, l\u2019azienda si \u00e8 continuata a trovare in forti difficolt\u00e0 di natura finanziaria e soprattutto gestionale. Tanto \u00e8 che il suddetto contratto di sviluppo che prevedeva la conclusione degli investimenti al 30 giugno 2018, con l\u2019arrivo del Governo Conte \u00e8 stato congelato proprio per la mancanza di rendicontazione adeguata.<\/p>\n<p>Nel frattempo per\u00f2 l\u2019azienda, con il supporto delle istituzioni si era aggiudicata importanti gare per la produzione di autobus, che non riusciva a consegnare in tempo, con accumularsi di penali e la produzione effettuata esternamente.<\/p>\n<p>Per questo, in una situazione profondamente deteriorata l\u2019intervento del Mise ha permesso a fine 2018 di avviare un percorso di salvataggio reale, volto alla salvaguardia produttiva ed occupazionale. Con il supporto del socio Leonardo sono state coperte delle fideiussioni, \u00e8 stata poi dapprima effettuata una copertura delle perdite, una ricapitalizzazione al minimo con la conseguente fuoriuscita dalla compagine del precedente socio di maggioranza e l\u2019ingresso, accanto a Leonardo, di Invitalia con una partecipazione nell\u2019equity e un ruolo di regia nella gestione aziendale.<\/p>\n<p>La nuova Industria Italiana Autobus oggi \u00e8 una importante azienda italiana di progettazione, costruzione e commercializzazione dei bus che sta finalmente vivendo una fase nuova di rilancio dopo anni di turbolenze, con tutto quello che ne consegue anche nella gestione ordinaria di fornitori, clienti e personale. Sia a Bologna dove \u00e8 stato tutto riassorbito dalla cassa integrazione che a Flumeri dove \u00e8 in corso il riassorbimento e i lavori di rilancio del sito.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo incontro al Mise del 9 ottobre 2019 \u00e8 emerso che dopo l\u2019intervento del Governo Conte \u00e8 stata avviata la messa in sicurezza finanziaria dell&#8217;azienda, il reimpiego e la formazione dei lavoratori, nonch\u00e9 l&#8217;avvio dei lavori per l\u2019ammodernamento degli impianti. Tutto ci\u00f2 ha permesso il rilancio della societ\u00e0 con la ripresa della graduale produzione di autobus e l&#8217;implementazione delle direttrici del piano industriale negli stabilimenti di Bologna e Flumeri. Sono gi\u00e0 stati consegnati circa 300 autobus previsti dalle commesse acquisite per la citt\u00e0 di Roma, Genova e della Regione Emilia Romagna. Le lavorazioni esterne sono state gi\u00e0 reinternalizzate in parte presso gli stabilimenti italiani. In pochi mesi si sono riportate in Italia il 25% delle lavorazioni estere, con l\u2019obiettivo di proseguire su questa strada e portare nel 2020 almeno il 60% delle lavorazioni e rendere gli stabilimenti in grado di riportarle e lavorarle tutte per il 2021. E\u2019 stata inoltre confermata la presenza di nuove importanti commesse per il 2020.<\/p>\n<p>Salto alcuni tavoli di crisi che sono nati in questi mesi e gestiti dal MiSE e passo al tavolo di crisi de La Perla.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>La Perla<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019importante marchio italiano fondato nel 1954, dal febbraio del 2018 \u00e8 posseduto dal Fondo olandese Sapinda Holding. Il 28 giugno 2019 l\u2019azienda ha avviato per le due societ\u00e0 bolognesi una procedura di licenziamento collettivo per 126 dipendenti. Al tavolo di confronto tra le parti del 29 luglio 2019 presso il MiSE \u00e8 stata sospesa la procedura per avviare la trattativa tra le parti che si \u00e8 conclusa dopo un aggiornamento del tavolo MiSE l\u201911 ottobre scorso con il raggiungimento di un accordo in sede locale il 30 ottobre 2019 in cui l\u2019azienda ha concordato un percorso per il mantenimento del sito produttivo e l\u2019utilizzo di strumenti del ministero del lavoro per il superamento della procedura di licenziamento collettivo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p><strong>Crisi aziendali che negli anni antecedenti al 2018 si sono chiuse negativamente<\/strong><\/p>\n<p>In questa seconda ed ultima parte sulle specifiche crisi aziendali vorrei invece velocemente soffermarmi su alcune situazioni di crisi aziendali che negli anni antecedenti al 2018 non hanno avuto esito positivo.<\/p>\n<p>Penso per esempio ai lavoratori di <strong>Almaviva<\/strong>, 1666 famiglie della sede di Roma, che il 1 ottobre 2016 aveva annunciato gli esuberi. Il tavolo convocato al MiSE solo a dicembre 2016 non ha potuto evitare i licenziamenti.<\/p>\n<p>Penso ai lavoratori del gruppo <strong>Canali<\/strong>, azienda con un marchio importante del Made in Italy nel tessile e nella moda, con insediamenti industriali in Abruzzo, Marche e Lombardia e 1200 addetti circa. Nel luglio del 2016 ha deciso la cessazione della linea di produzione di pantaloni nel sito di Gissi, in provincia di Chieti in Abruzzo e a\u00a0 novembre 2017 ha dapprima annunciato al tavolo di confronto MiSE la chiusura del sito di Carate Brianza (MB) in Lombardia e poi proceduto sia alla cessazione dell\u2019attivit\u00e0 che al licenziamento collettivo per 133 dipendenti il 18 dicembre 2017.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ci sono altri casi come Ittierre, Mabro, Cantarelli, Kflex, l\u2019azienda Carlo Colombo. Sono aziende come la <strong>Froneri<\/strong> e <strong>Ceme Spa<\/strong>. Casi che non hanno trovato risposta e che non possono trovare risposte sempre nonostante l\u2019intervento tempestivo del MiSE perch\u00e9 sono crisi di un mercato specifico o di una azienda che non ha saputo, in qualche modo, prevedere una crisi in arrivo e non ha saputo riorganizzarsi, nonostante l\u2019intervento del MiSE. Ministero che non ha mai il piacere di vedere un tavolo che si chiude in modo negativo che sia questo Ministro o che sia il Ministro precedente o quelli prima ancora. Credo che a qualsiasi forza politica appartenga un Ministro dello Sviluppo Economico che vede chiudere un\u2019azienda certamente prova un grande senso di frustrazione per non aver potuto mettere in campo delle azioni attea salvaguardare quell\u2019assetto produttivo e quei lavoratori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ho voluto ricordare queste aziende, che sono solo alcune delle crisi che sono state chiuse negativamente negli scorsi anni, perch\u00e9 troppo spesso in questi giorni ho visto dibattiti televisivi incentrati sulle crisi aziendali odierne, quali casi unici e mai visti, ma purtroppo da Ministro dello Sviluppo Economico devo constatare che molti di questi fenomeni si sono perpetrati per anni a danno di tutto il tessuto industriale del nostro Paese, con, in molti casi, responsabilit\u00e0 dirette della politica su licenziamenti e\u00a0 chiusure, fallimenti e cessazioni che purtroppo non hanno avuto soluzione alcuna, nemmeno quella di garantire un reddito ai lavoratori che impattavano.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>OBIETTIVI FUTURI<\/strong><\/p>\n<p>Questa \u00e8 la situazione, ma voglio rappresentarvi anche i nostri obiettivi futuri che intendiamo perseguire con azioni di breve e medio periodo.<\/p>\n<p>Oltre alle modifiche che hanno riguardato la struttura di crisi e la necessit\u00e0 di adottare specifiche procedure per i tavoli di crisi (cui ho fatto cenno nella prima parte del mio intervento), altre importanti novit\u00e0 sono state previste dai recenti interventi normativi in tema di imprese in crisi.<\/p>\n<p>Il decreto legge n. 34\/2019 (c.d. Decreto Crescita) ha previsto interventi specifici per facilitare i processi di risanamento di imprese che versano in situazioni di difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>In particolare, nei casi in cui l\u2019azienda si trova in uno stato di difficolt\u00e0 e l\u2019imprenditore ha intenzione di cedere o delocalizzare l\u2019attivit\u00e0, con la contestuale perdita dei posti di lavoro sul territorio, \u00e8 stato introdotto un apposito Fondo di sostegno per la prosecuzione dell\u2019attivit\u00e0 di impresa con interventi, a condizioni di mercato, nel capitale di rischio dell\u2019impresa. Nell\u2019attuale formulazione normativa, la misura mira soprattutto alla valorizzazione dei marchi storici di interesse nazionale e alla contestuale tutela dei livelli occupazionali delle imprese in difficolt\u00e0 titolari di detti marchi. Vi preannuncio per\u00f2 che \u00e8 allo studio la revisione del detto Fondo di sostegno che vorremmo estendere alla generalit\u00e0 delle imprese che oggi popolano i tavoli di crisi presso il MiSE, fermo restando la tutela dei titolari di marchi storici iscritti nell\u2019apposito registro (per i quali verranno preservate condizioni privilegiate di accesso) e la necessit\u00e0 di individuare limiti dimensionali di accesso al fondo in coerenza con le risorse al momento in dotazione (30 milioni di euro per il 2020). Puntiamo a presentare a tal fine un emendamento gi\u00e0 in legge di bilancio per rendere operativo il fondo gi\u00e0 a partire dai primi mesi del nuovo anno.<\/p>\n<p>Sempre nell\u2019ambito del decreto Crescita, \u00e8 stata prevista, all\u2019articolo 29, comma 3, la revisione, con decreti del MISE, della disciplina attuativa degli interventi per le aree di crisi industriale, improntata alla semplificazione e accelerazione delle procedure di accesso, concessione e erogazione delle agevolazioni, nonch\u00e9 all\u2019incremento dell\u2019efficacia degli interventi. L\u2019obiettivo \u00e8 quello di assicurare la piena accessibilit\u00e0 agli interventi per l\u2019incentivazione delle attivit\u00e0 imprenditoriali e il contenimento degli oneri amministrativi e finanziari a carico delle imprese beneficiarie.<\/p>\n<p>In tal senso abbiamo gi\u00e0 emanato il DM attuativo della disposizione quanto alle agevolazioni di cui alla citata legge n. 181\/1989 in favore di programmi di investimento finalizzati alla riqualificazione delle aree di crisi industriali.<\/p>\n<p>Le novit\u00e0 introdotte sono finalizzate principalmente a:<\/p>\n<ul>\n<li>la riduzione della soglia minima di ammissibilit\u00e0 per progetto da 1,5 a 1 milione di euro;<\/li>\n<li>l\u2019inclusione delle reti d\u2019impresa fra i soggetti ammissibili;<\/li>\n<li>l\u2019inclusione delle spese per la formazione del personale tra quelle ammissibili;<\/li>\n<li>la semplificazione delle procedure di valutazione dei progetti;<\/li>\n<li>all\u2019introduzione di un fast track per i progetti ad elevato impatto occupazionale;<\/li>\n<li>l\u2019estensione del cumulo delle agevolazioni all\u2019intervento del Fondo di garanzia per le PMI.<\/li>\n<\/ul>\n<p>I nuovi bandi verranno pertanto disciplinati dalle nuovi disposizioni pi\u00f9 favorevoli alle imprese sia in termini di accesso alla procedure sia in termini di intensit\u00e0 di incentivi.<\/p>\n<p>I recenti interventi normativi hanno interessato anche il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, la cui finalit\u00e0 precipua \u00e8 quella di favorire l\u2019accesso al credito da parte delle PMI mediante la concessione di una garanzia pubblica che si affianca e spesso si sostituisce alle garanzie reali portate dalle imprese.<\/p>\n<p>Mi riferisco, nello specifico, all\u2019articolo 1 del decreto Semplificazione che ha previsto l\u2019istituzione di una sezione speciale del Fondo di Garanzia, con una dotazione finanziaria iniziale di 50 milioni di euro, dedicata alle PMI, incluse quelle operanti nel settore edile, che si trovano in difficolt\u00e0 nella restituzione delle rate di finanziamenti contratti con banche e intermediari finanziari e sono titolari di crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione: attraverso questa sezione del Fondo \u00e8 lo Stato a farsi carico della garanzia per i ritardi della PA.<\/p>\n<p>L\u2019efficacia della predetta misura \u00e8 condizionata alla preventiva notifica alla Commissione Europea, ai sensi dell\u2019articolo 108 del Trattato sul funzionamento dell\u2019UE, in conformit\u00e0 alla normativa sugli aiuti di Stato.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l\u2019accesso al credito, credo sia fondamentale l\u2019istituzione della banca pubblica per gli investimenti che dovr\u00e0 garantire alle nostre imprese in difficolt\u00e0 l\u2019accesso al credito privilegiato.<\/p>\n<p>Al fine di poter incidere in maniera pi\u00f9 efficace sulla gestione e sulla risoluzione delle crisi aziendali proporr\u00f2 nei prossimi giorni una serie di ulteriori strumenti, che si vanno ad aggiungere a quelli varati in questi mesi ed alla strumentazione a legislazione vigente:<\/p>\n<ol>\n<li>il rafforzamento della collaborazione tra le strutture ministeriali e Invitalia in considerazione del riconosciuto ruolo di gestore delle agevolazioni a favore di imprese e di supporto tecnico e operativo per l&#8217;attuazione degli <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Accordo_di_programma\">accordi di programma<\/a> dei progetti finanziati dall\u2019<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Unione_europea\">Unione europea<\/a>, con l\u2019obiettivo di una pi\u00f9 efficace e tempestiva gestione delle risorse; vale a dire, che c\u2019\u00e8 troppa lentezza tra il momento in cui l\u2019accordo di programma con l\u2019investimento correlato viene passato ad Invitalia e il momento in cui quell\u2019investimento diventa effettivo;<\/li>\n<li>il potenziamento della collaborazione con Unioncamere e di tutta la rete camerale cui verranno affidate, in virt\u00f9 della radicata conoscenza del territorio, specifiche competenze in tema di supporto tecnico e informativo del Ministero nella gestione delle crisi d\u2019impresa, anche in considerazione delle funzioni attribuite alle camere di commercio nell\u2019ambito dei nuovi sistemi di allerta e gestione assistita delle crisi di imprese (OCRI);<\/li>\n<li>la definizione di un accordo quadro tra Ministero e regioni (attraverso il supporto della Conferenza Stato-Regioni) per la definizione di unit\u00e0 di crisi regionale in ciascuna delle regioni italiane e delle province autonome, che operino in coordinamento con la Struttura del Ministero dello Sviluppo Economico;<\/li>\n<li>l\u2019introduzione di misure in grado di favorire l\u2019attrazione di investimenti esteri mirati ai territori e alle imprese in crisi.<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Prima di chiudere il mio intervento consentitemi di ribadire anche in quest\u2019Aula l\u2019importanza della collaborazione tra i diversi soggetti, istituzionali e non, nella gestione delle crisi aziendali.<\/p>\n<p>Sempre pi\u00f9 spesso assisto alla spettacolarizzazione delle crisi per finalit\u00e0 del tutto estranee al contesto di riferimento, calpestando il rispetto della dignit\u00e0 delle persone e delle famiglie che ne vengono travolte. Sempre pi\u00f9 spesso poi si dimentica inoltre che la crisi di una azienda \u00e8 il fallimento di mercato di una iniziativa imprenditoriale: non necessariamente e non sempre, nonostante tanti sforzi, si riesce a trovare una soluzione positiva. Noi ci impegniamo molto, ma accade che si debba procedere a una chiusura negativa del tavolo, con il conseguente fallimento dell\u2019impresa e la grave perdita dell\u2019occupazione. \u00c8 allora il caso forse, soprattutto laddove alla crisi d\u2019impresa si associano ricadute sociali che interessano interi territori, di evitare: estemporanee affermazioni sganciate dalla complessit\u00e0 del contesto di riferimento, inopportune accuse di incapacit\u00e0 e inadeguatezza, falsi allarmi che alimentano le speranze e le preoccupazioni di chi \u00e8 l\u00ec in attesa di aiuto.<\/p>\n<p>Io credo nella politica responsabile e anche sul fronte delle crisi questo sar\u00e0 il mio metodo di lavoro che cercher\u00e0 sempre e comunque l\u2019individuazione di soluzioni concretamente percorribili e sostenibili a beneficio dell\u2019attivit\u00e0 d\u2019impresa e della tutela dei livelli occupazionali.<\/p>\n<p>Credo sia gisuto fare un passaggio sulle due crisi principali anche su Ilva, sull\u2019ex stabilimento di Ilva abbiamo gi\u00e0 avuto modo in quest\u2019Aula e in Senato di ripercorrere con la nota informativa la situazione dello stabilimento sia dal punto di vista storico che attale.<\/p>\n<p>Ma prima di Ilva ed Alitalia, vorrei fare un accenno al caso Whirlpool. Come sapere c\u2019era l\u2019intenzione di cedere un ramo produttivo con lo stabilimento di Napoli. Una procedura che era stata gi\u00f9 attivata. L\u2019azienda \u00e8 retrocessa da questa iniziativa ed \u00e8 stata evitata in questo momento una criticit\u00e0 da cui non sarebbe pi\u00f9 emerso lo stabilimento di Napoli. Dobbiamo lavorare con una prospettiva di un anno a partire da circa un mese fa. Abbiamo quindi 1 mesi per trovare una soluzione definitiva. Non sono uso creare facili allarmismi ne facili entusiasmi, quindi non ho festeggiato quando abbiamo \u201ccostretto\u201d l\u2019azienda a retrocedere dalla cessione del ramo d\u2019azienda. Festegger\u00f2 quando avremo definitivamente risolto il problema dello stabilimento di Napoli.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda Ilva, \u00e8 evidente che ci sono delle interlocuzioni. E\u2019 altrettanto evidente che c\u2019\u00e8 un procedimento giudiziario che noi riteniamo immotivato perch\u00e9 pensiamo che non ci sia un diritto all\u2019esercizio del recesso. Abbiamo chiesto all\u2019azienda di recedere dall\u2019esercizio di questo diritto che secondo noi non ha per creare le condizioni per sedersi ad un tavolo e vedere di affrontare la questione industriale che dovrebbe essere al centro di ogni ragionamento, con l\u2019obiettivo di tutelare un settore produttivo fondamentale per il nostro paese, oltre che le 11 mila persone coinvolte direttamente tra Taranto e gli altri stabilimenti e le decine di migliaia di persone dell\u2019indotto. Ovviamente di pi\u00f9 non ho da dire perch\u00e9 sono in corso in queste ore interlocuzioni in tal senso.<\/p>\n<p>Esattamente come attendo domani, alla scadenza della ultima proroga che \u00e8 stata autorizzata ai Commissari e concessa al costituendo Consorzio, di leggere ci\u00f2 che il consorzio con Fs capofila scriver\u00e0 ai Commissari. Anche in questo caso si sono susseguite dichiarazione in un senso e nell\u2019altro. Come dicevo prima, bisognerebbe limitare le esternazioni per evitare di suscitare facili allarmismi o entusiasmi, specie in questo momento difficile per qual tavolo di crisi. Ritengo che ci siano delle condizioni che mi fanno essere parzialmente ottimista per ci\u00f2 che succeder\u00e0 nelle prossime ore, ma ovviamente devo attendere che il Consorzio scriva ai Commissari, dopodich\u00e9 i Commissari, che hanno informato il MiSE e me personalmente in tutta questa ultima fase del percorso, mi scriveranno. Attender\u00f2 le loro considerazioni conclusive e quindi le determinazioni che vi saranno di conseguenza&#8221;.<\/p>\n<hr \/>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Ministro Stefano Patuanelli \u00e8 intervenuto oggi alla Camera dei Deputati per l&#8217;informativa sulle crisi aziendali. Qui il suo intervento &#8220;Grazie Presidente, onorevoli Colleghi, non posso dire che sia un piacere venire a riferire su situazioni di crisi aziendali e in generale sui tavoli di crisi al Ministero. 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