{"id":2092,"date":"2019-11-25T16:54:30","date_gmt":"2019-11-25T15:54:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/?p=2092"},"modified":"2019-11-25T16:54:30","modified_gmt":"2019-11-25T15:54:30","slug":"violenza-sulle-donne-ecco-il-report-dellistat","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/violenza-sulle-donne-ecco-il-report-dellistat\/","title":{"rendered":"Violenza sulle donne, ecco il report dell&#8217;Istat"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"dropcap dropcap3\">G<\/span>li stereotipi sui ruoli di genere pi\u00f9 comuni sono: \u201cper l\u2019uomo, pi\u00f9 che per la donna, \u00e8 molto importante avere successo nel lavoro\u201d (32,5%), \u201cgli uomini sono meno adatti a occuparsi delle faccende domestiche\u201d (31,5%), \u201c\u00e8 l&#8217;uomo a dover provvedere alle necessit\u00e0 economiche della famiglia\u201d (27,9%).<\/p>\n<p>Quello meno diffuso \u00e8 \u201cspetta all\u2019uomo prendere le decisioni pi\u00f9 importanti riguardanti la famiglia\u201d (8,8%).<\/p>\n<p>Il 58,8% della popolazione (di 18-74 anni), senza particolari differenze tra uomini e donne, si ritrova in questi stereotipi, pi\u00f9 diffusi al crescere dell\u2019et\u00e0 (65,7% dei 60-74enni e 45,3% dei giovani) e tra i meno istruiti.<\/p>\n<p>Gli stereotipi sono pi\u00f9 frequenti nel Mezzogiorno (67,8%), in particolare in Campania (71,6%) e in Sicilia, e meno diffusi al Nord-est (52,6%), con il minimo in Friuli Venezia Giulia (49,2%).<\/p>\n<p>Sul tema della violenza nella coppia, il 7,4% delle persone ritiene accettabile sempre o in alcune circostanze che \u201cun ragazzo schiaffeggi la sua fidanzata perch\u00e9 ha civettato\/flirtato con un altro uomo\u201d, il 6,2% che in una coppia ci scappi uno schiaffo ogni tanto. Rispetto al controllo, invece, sono pi\u00f9 del doppio le persone (17,7%) che ritengono accettabile sempre o in alcune circostanze che un uomo controlli abitualmente il cellulare e\/o l&#8217;attivit\u00e0 sui social network della propria moglie\/compagna.<\/p>\n<p>Sardegna (15,2%) e Valle d\u2019Aosta (17,4%) presentano i livelli pi\u00f9 bassi di tolleranza verso la violenza; Abruzzo (38,1%) e Campania (35%) i pi\u00f9 alti. Ma nelle regioni le opinioni di uomini e donne sono diverse.<\/p>\n<p>Alla domanda sul perch\u00e9 alcuni uomini sono violenti con le proprie compagne\/mogli, il 77,7% degli intervistati risponde perch\u00e9 le donne sono considerate oggetti di propriet\u00e0 (84,9% donne e 70,4% uomini), il 75,5% perch\u00e9 fanno abuso di sostanze stupefacenti o di alcol e un altro 75% per il bisogno degli uomini di sentirsi superiori alla propria compagna\/moglie. La difficolt\u00e0 di alcuni uomini a gestire la rabbia \u00e8 indicata dal 70,6%, con una differenza di circa 8 punti percentuali a favore delle donne rispetto agli uomini.<\/p>\n<p>Il 63,7% della popolazione considera causa della violenza le esperienze violente vissute in famiglia nel corso dell\u2019infanzia, il 62,6% ritiene che alcuni uomini siano violenti perch\u00e9 non sopportano l\u2019emancipazione femminile mentre \u00e8 alta ma meno frequente l\u2019associazione tra violenza e motivi religiosi (33,8%).<\/p>\n<p>A una donna che ha subito violenza da parte del proprio compagno\/marito, il 64,5% della popolazione consiglierebbe di denunciarlo e il 33,2% di lasciarlo. Il 20,4% della popolazione indirizzerebbe la donna verso i centri antiviolenza (25,6% di donne contro 15,0% di uomini) e il 18,2% le consiglierebbe di rivolgersi ad altri servizi o professionisti (consultori, psicologi, avvocati, ecc.). Solo il 2% suggerirebbe di chiamare il 1522.<\/p>\n<p>Persiste il pregiudizio che addebita alla donna la responsabilit\u00e0 della violenza sessuale subita. Addirittura il 39,3% della popolazione ritiene che una donna \u00e8 in grado di sottrarsi a un rapporto sessuale se davvero non lo vuole. Anche la percentuale di chi pensa che le donne possano provocare la violenza sessuale con il loro modo di vestire \u00e8 elevata (23,9%). Il 15,1%, inoltre, \u00e8 dell\u2019opinione che una donna che subisce violenza sessuale quando \u00e8 ubriaca o sotto l\u2019effetto di droghe sia almeno in parte responsabile.<\/p>\n<p>Per il 10,3% della popolazione spesso le accuse di violenza sessuale sono false (pi\u00f9 uomini, 12,7%, che donne, 7,9%); per il 7,2% \u201cdi fronte a una proposta sessuale le donne spesso dicono no ma in realt\u00e0 intendono s\u00ec\u201d, per il 6,2% le donne serie non vengono violentate. Solo l\u20191,9% ritiene che non si tratta di violenza se un uomo obbliga la propria moglie\/compagna ad avere un rapporto sessuale contro la sua volont\u00e0.<\/p>\n<p>Il quadro che emerge dalla lettura dei risultati del modulo sugli stereotipi sui ruoli di genere e sulla violenza sessuale, incluse le opinioni sull\u2019accettabilit\u00e0 della violenza nella coppia e sulle sue possibili cause, mostra cinque profili: due rappresentano gli individui con le convinzioni pi\u00f9 stereotipate (36,3%), due quelle meno stereotipate (62%) e un gruppo si qualifica per l\u2019indifferenza rispetto al tema (1,8%).<\/p>\n<p>La rilevazione statistica sugli stereotipi sui ruoli di genere e l\u2019immagine sociale della violenza, realizzata dall&#8217;Istat nel quadro di un Accordo di collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunit\u00e0 presso la Presidenza del Consiglio, consente di analizzare modelli culturali e fattori che influenzano gli atteggiamenti verso la violenza contro le donne.<\/p>\n<p>La violenza contro le donne e, in particolare, la violenza domestica, rappresentano fenomeni multiformi e complessi, la cui conoscenza \u00e8 essenziale per lo sviluppo delle politiche di contrasto e la costruzione del sistema di monitoraggio della violenza contro le donne. Questi fenomeni sono radicati nella cultura di genere ed \u00e8 per questo che si rende necessario rilevare i modelli stereotipati legati ai ruoli delle donne e degli uomini cos\u00ec come l\u2019immagine sociale della violenza.<\/p>\n<p>Il radicamento degli stereotipi sui ruoli di genere, da una parte, e l\u2019atteggiamento verso i comportamenti violenti, dall\u2019altra, sono, infatti, le chiavi di lettura per comprendere il contesto culturale in cui le relazioni violente trovano genesi e giustificazione. La loro conoscenza \u00e8 essenziale per comprendere meglio le cause della violenza e monitorarle nel tempo, al fine di valutare, almeno parzialmente, l\u2019impatto sulla popolazione delle politiche inerenti la prevenzione della violenza in termini di cambiamento culturale.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Poche le differenze tra uomini e donne rispetto agli stereotipi sui ruoli di genere<\/strong><\/p>\n<p>Nel corso della rilevazione \u00e8 stato chiesto agli intervistati il loro grado di adesione su alcune affermazioni stereotipate riguardo il ruolo della donna nella sfera lavorativa ed economica, le decisioni familiari e la gestione della casa. Con almeno una delle affermazioni il 58,8% della popolazione si dichiara molto o abbastanza d\u2019accordo, il 22,4% molto d\u2019accordo.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in dettaglio, il 27% della popolazione esprime la propria adesione a un solo quesito, il 15,8% a due e il 15,9% a 3 o pi\u00f9. Il 22,5% della popolazione, senza sostanziali differenze fra uomini e donne, non \u00e8 d\u2019accordo con alcuno degli stereotipi considerati.<\/p>\n<p>Gli stereotipi sono pi\u00f9 diffusi tra le persone pi\u00f9 avanti negli anni (65,7% dei 60-74enni contro 45,3% dei giovani), tra i meno istruiti (79,6% fra coloro senza titolo di studio o con licenza elementare contro 45% dei laureati) e tra chi ha una professione come operaio o lavoratore in proprio\/coadiuvante.<\/p>\n<p>Il Sud e la Sicilia presentano quote pi\u00f9 alte di persone che sono d\u2019accordo con gli stereotipi sottoposti. Il valore massimo si stima in Campania dove il 71,6% della popolazione concorda con almeno uno stereotipo, il minimo in Friuli Venezia Giulia (49,2%).<\/p>\n<p>Se tra maschi e femmine non emergono particolari differenze sul territorio nazionale, a Bolzano, in Lombardia e in Basilicata le donne rivelano opinioni meno aperte rispetto agli uomini della stessa area geografica; al contrario sono gli uomini dell\u2019Abruzzo, della Calabria, della Liguria, del Veneto, della Puglia e del Molise ad avere pi\u00f9 pregiudizi rispetto alle donne.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ancora diffuso lo stereotipo del successo nel lavoro pi\u00f9 importante soprattutto per l\u2019uomo <\/strong><\/p>\n<p>Lo stereotipo pi\u00f9 comune \u00e8 quello inerente il successo nel lavoro; infatti il 32,5% delle persone tra i 18 e i 74 anni si dichiara molto o abbastanza d\u2019accordo sull\u2019affermazione che per l\u2019uomo, pi\u00f9 che per la donna, sia molto importante avere successo nel lavoro. L\u2019opinione che gli uomini siano meno adatti a occuparsi delle faccende domestiche \u00e8 il secondo stereotipo (31,4%), seguito dalla convinzione che sia soprattutto l&#8217;uomo a dover provvedere alle necessit\u00e0 economiche della famiglia (27,9%). Meno radicata, invece, l\u2019idea che in condizioni di scarsit\u00e0 di lavoro, i datori di lavoro dovrebbero dare la precedenza agli uomini rispetto alle donne (16,1%). Solo l\u20198,8% ritiene che spetti all\u2019uomo prendere le decisioni pi\u00f9 importanti riguardanti la famiglia.<\/p>\n<p>Guardando alle opinioni sulle singole affermazioni, non risaltano grandi differenze tra uomini e donne, con alcune eccezioni. Gli uomini sono pi\u00f9 convinti che debbano essere loro a prendere le decisioni in famiglia (il 10,7% \u00e8 molto o abbastanza d\u2019accordo contro il 7,1% delle donne) mentre le donne sostengono che per l\u2019uomo \u00e8 pi\u00f9 importante avere successo nel lavoro rispetto alle donne (34,7% di donne e 30,3% di uomini). Solo per i titoli di studio pi\u00f9 bassi la differenza si inverte: sono molto o abbastanza d\u2019accordo il 45,3% delle donne contro il 49,6% degli uomini.<\/p>\n<p>Le differenze tra i diversi livelli di istruzione influenzano le opinioni su chi debba provvedere alle necessit\u00e0 economiche della famiglia. Il 54,7% di chi ha un titolo di studio elementare o non ha titolo di studio ritiene che sia l\u2019uomo a dover provvedere alle necessit\u00e0 economiche contro il 10,8% dei laureati; per gli uomini queste differenze sono ancora pi\u00f9 marcate (66% e 13,2%).<\/p>\n<p>Nella stessa direzione va lo stereotipo circa l\u2019inadeguatezza degli uomini a svolgere le faccende domestiche, che distanzia di circa 35 punti percentuali chi ha un titolo di studio elevato da chi non lo possiede. In questo caso per\u00f2, sono le donne a presentare di pi\u00f9 lo stereotipo, il 55% delle donne con basso titolo di studio contro il 51,9% degli uomini nella stessa posizione. Le donne laureate sono meno d\u2019accordo con questa affermazione (15,9% dei casi contro 21,9% per gli uomini).<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Pochi ritengono accettabile la violenza fisica nella coppia, ma il controllo \u00e8 lecito<\/strong><\/p>\n<p>Il 91% delle persone di 18-74 anni ritiene che non sia mai accettabile che \u201cun ragazzo schiaffeggi la sua fidanzata perch\u00e9 ha civettato\/flirtato con un altro uomo\u201d, il 92,3% che in una coppia ci scappi uno schiaffo ogni tanto, l\u201980,6% che un uomo controlli abitualmente il cellulare e\/o l&#8217;attivit\u00e0 sui social network della propria moglie\/compagna.<\/p>\n<p>Il controllo \u00e8 invece tollerato (per il 16,8% dei cittadini in alcune circostanze e per lo 0,9% sempre) soprattutto tra i pi\u00f9 giovani (30,3% dei ragazzi di 18-29 anni e 27,1% delle ragazze della stessa fascia d\u2019et\u00e0).<\/p>\n<p>I laureati manifestano livelli pi\u00f9 bassi di tolleranza (15,1%) con differenza tra le laureate (13,6%) e i laureati (16,9%).<\/p>\n<p>Sul territorio la quota di chi ritiene il controllo accettabile in alcune circostanze supera il 20% al Sud e in Sicilia, Abruzzo 26,1%, Basilicata 25,2%, Campania e Sicilia 23,2%, Molise 22,5%, Calabria 21,5%, Puglia 20,4%. L\u2019alto valore della Basilicata, tuttavia, va letto alla luce delle differenze molto marcate tra uomini e donne: l\u2019accettabilit\u00e0 del controllo \u00e8, infatti, pari al 35,9% per gli uomini e al 14,6% per le donne.<\/p>\n<p>La quota di persone che ritiene accettabile \u201csempre\u201d o almeno \u201cin alcune circostanze\u201d la violenza o il controllo nella coppia \u00e8 pari al 25,4% (27,3% uomini e 23,5% donne). I livelli minimi sono riscontrabili in Sardegna e in Valle d\u2019Aosta (rispettivamente 15,2% e 17,4%). L\u2019Abruzzo (38,1%) e la Campania (35%) hanno, invece, livelli pi\u00f9 elevati di tolleranza ma, mentre in Abruzzo sono soprattutto gli uomini ad avere questa opinione (il 47,2% degli uomini ritiene accettabile la violenza contro il 29,2% delle donne), la Campania non \u00e8 connotata da elevate differenze di genere (39,5% di uomini contro 30,8% di donne). Le differenze di genere sono quasi nulle in Sicilia e in Lombardia, mentre in alcune regioni del Nord (Veneto, Valle d\u2019Aosta e Provincia autonoma di Trento) e in Umbria sono le donne a presentare percentuali maggiori di accettabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Percezione di una violenza molto diffusa per il 47,7% di donne e il 30,8% di uomini<\/strong><\/p>\n<p>Per il 39,3% della popolazione tra i 18 e i 74 anni la violenza fisica o sessuale subita dalle donne da parte dei propri compagni, mariti, conviventi o fidanzati, \u00e8 molto diffusa, per il 47,8%, abbastanza diffusa e per l\u20198,5% poco o per niente diffusa. Quasi la met\u00e0 delle donne pensa che questo fenomeno sia molto diffuso, cos\u00ec come il 47,9% di chi non ha nessun titolo o solo le elementari e il 46,2% di chi ha la licenza media. Per il 54,5% dei laureati e il 51,2% dei diplomati la violenza nella coppia \u00e8, invece, abbastanza diffusa.<\/p>\n<p>Guardando alle regioni, la Sardegna spicca per la quota di quanti ritengono molto diffusa la violenza nella coppia, ma al contrario delle altre regioni sono pi\u00f9 gli uomini ad avere questa opinione (55,0% contro 47,4% delle donne).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La donna come oggetto di propriet\u00e0: la causa pi\u00f9 diffusa della violenza nella coppia <\/strong><\/p>\n<p>Tra le possibili cause della violenza nella coppia sottoposte agli intervistati e alle intervistate, quella rilevata pi\u00f9 frequentemente \u00e8 considerare le donne come oggetti di propriet\u00e0 (77,7% della popolazione, in particolare 84,9% donne e 70,4% uomini). Sono soprattutto le giovani a indicare questa causa (92,9% delle donne di 18-29 anni contro 76,7% dei loro coetanei) e le donne con un elevato titolo di studio (90,1% delle laureate contro 75,3% dei laureati).<\/p>\n<p>La seconda causa indicata \u00e8 l\u2019abuso di sostanze stupefacenti o di alcol (75,5%), senza particolari differenze di genere; segue il bisogno degli uomini violenti di sentirsi superiori alla propria compagna\/moglie (75% dei casi). Quest\u2019ultima motivazione per\u00f2 \u00e8 riportata pi\u00f9 di frequente dalle donne (81,3%) rispetto agli uomini (68,5%), in particolare dalle ragazze di 18-29 anni (88,5%) rispetto ai ragazzi della stessa et\u00e0 (75,2%) e dalle persone laureate (81,4% contro 62,7% di chi ha titolo di studio elementare o nessun titolo).<\/p>\n<p>La difficolt\u00e0 degli uomini a gestire la rabbia \u00e8 segnalata dal 70,6% delle persone, con una differenza di 8,2 punti percentuali tra donne e uomini (rispettivamente 74,6% e 66,4%); il 63,7% pone invece l\u2019attenzione sulle esperienze negative di violenza subita o assistita in famiglia da bambini mentre un ulteriore 62,6% ritiene che alcuni uomini siano violenti perch\u00e9 non sopportano l\u2019emancipazione femminile. Anche in questo caso la differenza tra i due sessi \u00e8 elevata, lo affermano il 69,9% delle donne e il 55,2% degli uomini.<\/p>\n<p>Infine, il 33,8% della popolazione associa la violenza di genere a motivi religiosi: questa quota raggiunge il 39% tra i giovani di 18-29 anni e il 40,2% tra i laureati (21,7% tra le persone senza titolo di studio o con titolo di studio elementare).<\/p>\n<p>Le differenze tra i titoli di studio sono pi\u00f9 evidenti quando si parla della violenza dovuta al bisogno degli uomini di sentirsi superiori alla propria compagna, indicato dall\u201981,4% di chi ha una laurea e dal 62,7% di chi ha un titolo di studio basso o non lo possiede affatto, e quando il motivo della violenza viene individuato nel considerare la donna come oggetto di propriet\u00e0 (rispettivamente 83,3% e 68%).<\/p>\n<p>A livello territoriale, l\u2019unica causa per cui si riscontrano differenze nette sono i motivi religiosi, maggiormente indicati al Centro-nord, con un picco nel Friuli Venezia Giulia (45,7%), e meno al Sud, mentre le altre cause hanno una diffusione regionale a macchia di leopardo.<\/p>\n<p>La difficolt\u00e0 a gestire la rabbia \u00e8 segnalata pi\u00f9 spesso in Friuli Venezia Giulia e in Umbria (rispettivamente 75,6% e 75,1% dei casi), meno in Calabria (64,3%). La considerazione della donna come un oggetto di propriet\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 frequente nella provincia di Trento (81,9%), di nuovo in Friuli Venezia Giulia (81,2%) e in Emilia Romagna (80,3%) mentre lo \u00e8 meno in Abruzzo (71,6%), Calabria (72,9%) e nella provincia autonoma di Bolzano (72%). Le esperienze negative avute da bambini sono indicate in misura percentuale pi\u00f9 elevata nella provincia di Bolzano (68,1%) e in Basilicata (68,0%), mentre l\u2019emancipazione della donna \u00e8 individuata maggiormente dagli abitanti dell\u2019Emilia Romagna e meno da quelli di Valle d\u2019Aosta, Molise, Abruzzo.<\/p>\n<p>La Toscana e alcune regioni del Nord, in particolare il Friuli Venezia Giulia, l\u2019Emilia Romagna e la Lombardia, segnalano pi\u00f9 di frequente come motivo della violenza il bisogno di sentirsi superiori alla propria compagna, mentre in Sardegna, Lazio, Trentino Alto Adige, Molise e di nuovo Lombardia e Friuli Venezia Giulia \u00e8 additato pi\u00f9 spesso che in altre regioni l\u2019abuso di alcool e di sostanze stupefacenti come causa della violenza in famiglia.<\/p>\n<p>Considerando le tre possibili cause della violenza che si concentrano sul ruolo della donna e la relazione con il partner (la donna considerata come oggetto, l\u2019uomo che deve ribadire la sua superiorit\u00e0 e il fastidio per l\u2019emancipazione della donna) emerge come queste vengano indicate tutte e tre dal 51,3% della popolazione, con una prevalenza decisa delle donne (60,7%) e, in particolare, delle 30-44enni (63%), rispetto agli uomini (41,1%). Quote maggiori si hanno in Emilia Romagna (57,2%) e Friuli Venezia Giulia (54,3%), seguite da Puglia, Campania, Provincia autonoma di Trento e Toscana.<\/p>\n<p><strong>Il consiglio pi\u00f9 frequente per le vittime \u00e8 denunciare la violenza<\/strong><\/p>\n<p>Se conoscesse una donna che ha subito violenza da parte del proprio compagno, il 64,5% della popolazione tra i 18 e i 74 anni le consiglierebbe di denunciare il compagno alle forze dell\u2019ordine, mentre un terzo della popolazione (33,2%) le direbbe di lasciarlo. Il 20,4% indirizzerebbe la donna ai centri antiviolenza (25,6% delle donne contro 15,0% degli uomini), il 18,2% le consiglierebbe di rivolgersi ad altri servizi o professionisti (consultori, psicologi, avvocati, ecc.) e solo il 2% esorterebbe a chiamare il 1522. Il 3,8%, invece, consiglierebbe alla donna di provare a parlare con il compagno, il 2,6% non saprebbe cosa fare o consigliare e l\u20191,1% degli intervistati non darebbe consigli per non intromettersi in questioni familiari che non li riguardano.<\/p>\n<p>Tra coloro che consiglierebbero di provare a parlare con il partner, il 13,5% consiglierebbe anche di lasciarlo, mentre oltre un terzo (38,4%) suggerirebbe anche di denunciare. Il 17,8% della popolazione consiglierebbe sia di denunciare il partner violento, sia di lasciarlo, mentre il 9,5% oltre alla denuncia, indirizzerebbe la donna a un centro antiviolenza.<\/p>\n<p>L\u2019utilit\u00e0 della denuncia in caso di violenza \u00e8 riconosciuta in modo preponderante dai giovani (69,6% degli intervistati di 18-29 anni) rispetto agli intervistati di et\u00e0 maggiore (56,3% delle persone tra i 60 e i 74 anni), per i quali rimane comunque la reazione pi\u00f9 consigliata.<\/p>\n<p>Per entrambi i sessi, al crescere del livello di istruzione aumentano le persone che consiglierebbero a una donna vittima di violenza di cercare aiuto rivolgendosi a istituzioni o servizi.<\/p>\n<p>I laureati suggerirebbero con pi\u00f9 frequenza di denunciare il compagno (70,1% contro 51,7% di chi non ha alcun titolo di studio o ha la licenza elementare), di rivolgersi ai centri antiviolenza (30,3% contro 6,7%) o ad altri servizi o professionisti (25,3% contro 6,8% di chi ha nessun titolo o le elementari). Le donne laureate, in particolare, sono quelle che inviterebbero in maggior misura a recarsi a un centro antiviolenza (35,1%) e sono quelle che meno suggerirebbero di parlare con il compagno (1,5%).<\/p>\n<p>Viceversa chi ha un titolo di studio pi\u00f9 basso consiglierebbe con pi\u00f9 frequenza di parlare con il proprio partner (5,5%) o di lasciarlo (39,3%).<\/p>\n<p>La denuncia del compagno violento \u00e8 il consiglio pi\u00f9 frequente in tutte le regioni (si va dal valore massimo del Lazio, 69,7%, al minimo di Bolzano con il 46,1%). A Bolzano \u00e8 pi\u00f9 elevata, invece, la quota di persone che suggerirebbero di rivolgersi a servizi di professionisti (39,6% contro solo il 18,2% in media Italia) e di chiamare il 1522 (18,3% contro 2%).<\/p>\n<p>Lasciare il compagno violento \u00e8 il consiglio pi\u00f9 diffuso in Campania (44,3% dei casi contro il dato nazionale di 33,2%) soprattutto tra le donne (48,0% rispetto al 34,3% del dato nazionale).<\/p>\n<p>\u201cIndirizzare ai centri antiviolenza\u201d \u00e8 una via segnalata con pi\u00f9 frequenza dagli abitanti della provincia di Bolzano (36,9% per gli uomini e 34,6% delle donne), del Friuli Venezia Giulia (26,2% degli uomini e 32,8% delle donne), nonch\u00e9 dalle donne dell\u2019Emilia Romagna (34,2%), Veneto (32,9%) e Liguria (32,2%).<\/p>\n<p><strong>Poche le differenze tra uomini e donne negli stereotipi sulla violenza sessuale<\/strong><\/p>\n<p>Se la violenza ha basi profonde nelle radici culturali, \u00e8 importante conoscere il modo di pensare delle persone rispetto alla violenza sessuale e alle donne che la subiscono.<\/p>\n<p>Il 54,6% della popolazione \u00e8 molto o abbastanza d\u2019accordo con almeno uno degli stereotipi sulla violenza sessuale considerati nell\u2019indagine<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>. Questa quota aumenta all\u2019aumentare dell\u2019et\u00e0 (47,6% di chi ha 18-29 anni e 61,8% dei 60-74enni), per i titoli di studio pi\u00f9 bassi (64,1% contro 42,4% dei laureati) ed \u00e8 maggiore tra gli uomini (57,5% contro 51,7%).<\/p>\n<p>In Basilicata quasi il 69,8% della popolazione condivide almeno uno stereotipo sulla violenza sessuale (79,8% degli uomini e 60% delle donne), seguita a distanza di circa 10 punti percentuali, ma sempre sopra la media, da Campania e Puglia, provincia di Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Marche e Veneto. Fortemente sotto la media, invece, la Liguria in cui solo il 40,4% della popolazione \u00e8 d\u2019accordo con almeno un\u2019affermazione (42,1% degli uomini e 38,7% delle donne)<strong>. <\/strong><\/p>\n<p>Le differenze di genere rispetto ai pregiudizi sulla violenza sessuale sono praticamente nulle in Campania, nelle Marche e nella provincia di Bolzano in cui sia gli uomini sia le donne riportano le stesse opinioni. Le regioni che presentano, invece, le differenze pi\u00f9 marcate sono la Basilicata (quasi 20 punti percentuali in pi\u00f9 degli uomini rispetto alle donne), il Friuli Venezia Giulia, l\u2019Umbria (entrambe una differenza di circa 12 punti) e la Sardegna (10,8 punti).<\/p>\n<p>Emerge dai dati la relazione tra gli stereotipi sulla violenza sessuale, gli stereotipi sui ruoli di genere e la tolleranza verso la violenza: la percentuale di chi \u00e8 d\u2019accordo con almeno uno stereotipo sulla violenza sessuale, il 54,6%, raggiunge il 62,9% tra le persone che hanno stereotipi sui ruoli di genere e il 68,1% tra chi ritiene accettabile la violenza contro le donne.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><\/a><\/p>\n<p>Gli stereotipi pi\u00f9 comuni sono quelli secondo i quali una donna ha sempre una qualche responsabilit\u00e0 quando subisce violenza sessuale.<\/p>\n<p>Il 39,3% della popolazione si dichiara molto o abbastanza d\u2019accordo con l\u2019affermare che \u201cle donne che non vogliono un rapporto sessuale riescono a evitarlo\u201d. Questa idea \u00e8 pi\u00f9 spesso degli uomini (41,9% contro 36,7%) e delle persone con livello di istruzione basso e medio basso. Tra i due sessi, le differenze sono accentuate tra i pi\u00f9 giovani, ritiene che \u201cle donne che non vogliono un rapporto sessuale possono evitarlo\u201d il 41,4% dei ragazzi di 18-29 anni contro il 32,4% delle loro coetanee, e tra i pi\u00f9 istruiti (il 37,9% dei laureati contro il 28,9% delle laureate).<\/p>\n<p>L\u2019idea che il modo di vestire possa provocare una violenza sessuale trova d\u2019accordo il 23,9% della popolazione (il 6% molto e il 17,0% abbastanza), con quote simili tra uomini (23,8%) e donne (23,9%), ma molto differenziate per et\u00e0 e livello di istruzione. Il 32,4% delle persone tra 60 e 74 anni condivide questa affermazione contro il 15,4% dei giovani di 18-29 anni, cos\u00ec come il 39,6% di chi non ha nessun titolo di studio o ha la licenza elementare contro il 10,7% dei laureati.<\/p>\n<p>Il 15,1% della popolazione crede che se una donna subisce una violenza sessuale quando \u00e8 ubriaca o \u00e8 sotto l\u2019effetto di droghe sia almeno in parte responsabile, quota che raggiunge il 19,1% tra le persone di 60-74 anni, sia uomini che donne, e il 22,3% di chi ha livelli di istruzione bassi. Tra le donne, in particolare, la differenza \u00e8 eclatante: ha questa opinione il 23,7% delle donne con nessun titolo o le elementari e il 6,3% delle laureate (per gli uomini si rileva rispettivamente 19,9% e 9,1%).<\/p>\n<p>Per il 10,3% della popolazione spesso le accuse di violenza sessuale sono false. Questa opinione \u00e8 pi\u00f9 diffusa tra gli uomini (12,7%) che tra le donne (7,9%), per tutte le generazioni. Le percentuali inferiori caratterizzano le ragazze di 18-29 anni (5%) e i laureati senza differenze di genere (6,3% di entrambi i sessi).<\/p>\n<p>Meno frequente \u00e8 l\u2019idea che di fronte a una proposta sessuale \u201cle donne spesso dicono no ma in realt\u00e0 intendono s\u00ec\u201d, sostenuta dal 7,2% della popolazione. Sembra ancor pi\u00f9 superato lo stereotipo secondo cui le donne serie non vengono violentate (molto o abbastanza d\u2019accordo il 6,2% della popolazione), sebbene questo resti ancora relativamente diffuso tra le persone di 65-74 anni (9,7%) e tra le persone con nessun titolo o le elementari (14,9%). Infine pochi sono d\u2019accordo, l\u20191,9%, con l\u2019affermazione che \u201cun marito\/compagno che obblighi la moglie\/compagna ad avere un rapporto sessuale contro la sua volont\u00e0, non commette violenza\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli stereotipi sui ruoli di genere pi\u00f9 comuni sono: \u201cper l\u2019uomo, pi\u00f9 che per la donna, \u00e8 molto importante avere successo nel lavoro\u201d (32,5%), \u201cgli uomini sono meno adatti a occuparsi delle faccende domestiche\u201d (31,5%), \u201c\u00e8 l&#8217;uomo a dover provvedere alle necessit\u00e0 economiche della famiglia\u201d (27,9%). 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