{"id":2137,"date":"2019-12-04T12:14:39","date_gmt":"2019-12-04T11:14:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/?p=2137"},"modified":"2019-12-04T12:15:19","modified_gmt":"2019-12-04T11:15:19","slug":"istat-quali-prospettive-per-leconomia-italiana-nel-2019-2020","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/istat-quali-prospettive-per-leconomia-italiana-nel-2019-2020\/","title":{"rendered":"Istat, quali prospettive per l&#8217;economia italiana nel 2019-2020"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"dropcap dropcap3\">N<\/span>el 2019, il prodotto interno lordo (Pil) \u00e8 previsto aumentare dello 0,2% in termini reali, in deciso rallentamento rispetto all\u2019anno precedente. La crescita del Pil risulterebbe in lieve accelerazione nel 2020 (+0,6%).<\/p>\n<p>Nell\u2019anno corrente, la domanda interna al netto delle scorte fornirebbe un contributo positivo alla crescita del Pil pari a 0,8 punti percentuali; l\u2019apporto della domanda estera netta risulterebbe moderatamente positivo (+0,2 punti percentuali) mentre la variazione delle scorte fornirebbe un impulso ampiamente negativo (-0,8 p.p.).<\/p>\n<p>Nel 2020, il contributo della domanda interna si manterrebbe su livelli simili a quelli dell\u2019anno corrente (+0,7 p.p.), la domanda estera netta contribuirebbe ancora positivamente (+0,1 p.p.) mentre le scorte fornirebbero un contributo negativo ma di intensit\u00e0 contenuta (-0,2 p.p.).<\/p>\n<p>Nel biennio di previsione, la crescita della spesa delle famiglie e delle ISP in termini reali \u00e8 stimata in lieve rallentamento rispetto agli anni precedenti (+0,6% in entrambi gli anni) mentre quella delle AP aumenterebbe con tassi rispettivamente pari a +0,4% e +0,3%.<\/p>\n<p>Gli investimenti fissi lordi mostrano un profilo in rallentamento, con tassi pari a +2,2% nel 2019 e +1,7% nel 2020.<\/p>\n<p>Il proseguimento della dinamica positiva del mercato del lavoro determinerebbe un aumento dell\u2019input di lavoro a ritmi superiori a quelli del Pil (+0,7% in termini di unit\u00e0 di lavoro in entrambi gli anni) mentre il tasso di disoccupazione segnerebbe un deciso miglioramento nell\u2019anno corrente (10,0%) per poi scendere marginalmente nell\u2019anno successivo (9,9%).<\/p>\n<p>L\u2019attuale scenario di previsione \u00e8 caratterizzato da alcuni rischi al ribasso rappresentati da possibili evoluzioni negative dei conflitti tariffari e delle turbolenze geopolitiche con riflessi sfavorevoli sull\u2019evoluzione del commercio internazionale e sul livello di incertezza degli operatori.<\/p>\n<p><strong>Il quadro internazionale<\/strong><\/p>\n<p>Ciclo mondiale ancora in decelerazione e rischi prevalentemente al ribasso<\/p>\n<p>Nei mesi estivi, il ciclo economico internazionale non ha mostrato segnali di ripresa. Il calo degli investimenti, il rallentamento della produzione industriale e l\u2019elevata l\u2019incertezza hanno penalizzato il commercio mondiale che, nei primi nove mesi dell\u2019anno, ha frenato rispetto al 2018 (+1,4% l\u2019incremento delle importazioni mondiali di beni e servizi in volume previsto dalla Commissione europea per il 2019).<\/p>\n<p>La congiuntura internazionale, inoltre, resta caratterizzata dalla prevalenza di rischi al ribasso (escalation negativa dei conflitti tariffari, turbolenze geopolitiche e hard Brexit) che, sebbene in attenuazione, continuano a influenzare negativamente le prospettive di crescita.<\/p>\n<p>Le previsioni della Commissione europea indicano un rallentamento della dinamica del Pil globale in termini reali (+2,9% dal +3,6% nel 2018). L\u2019economia mondiale continuer\u00e0 a essere trainata dai mercati emergenti e in via di sviluppo che sperimenteranno per\u00f2 una <em>performance <\/em>meno brillante rispetto a quella degli anni precedenti.<\/p>\n<p>Il tasso di crescita del Pil Usa tra luglio e settembre ha mostrato una stabilizzazione rispetto al trimestre precedente (+0,5%). I consumi hanno confermato il loro ruolo centrale per la tenuta del ciclo americano nonostante il calo di fiducia delle famiglie. Le condizioni del mercato del lavoro sono rimaste solide con un tasso di disoccupazione storicamente su livelli minimi (3,6% a ottobre).<\/p>\n<p>Nei mesi estivi, anche la dinamica economica nell&#8217;area dell\u2019euro si \u00e8 stabilizzata sui livelli di crescita del trimestre precedente (+0,2%), in deciso rallentamento rispetto ai primi tre mesi dell\u2019anno (+0,4%) La decelerazione dei ritmi produttivi ha iniziato a riflettersi anche sulla dinamica dell\u2019occupazione, anche essa in decelerazione nel terzo trimestre (+0,1% in T3 dal +0,3% ). La disoccupazione, invece, negli ultimi mesi si \u00e8 mantenuta sui livelli minimi dal 2008 (7,5% a ottobre)<\/p>\n<p>Nella seconda parte dell\u2019anno, gli indicatori anticipatori e le indagini sulla fiducia relative all\u2019area euro hanno evidenziato il possibile proseguimento della fase di debolezza congiunturale. Sia l\u2019indice Eurocoin sia l\u2019<em>Economic sentiment indicator <\/em>(ESI) della Commissione europea, a meno di rialzi episodici, sono rimasti su di un sentiero discendente.<\/p>\n<p>In base alle previsioni di autunno della Commissione europea, il Pil dell\u2019area euro \u00e8 atteso crescere dell\u20191,1% (in decisa decelerazione dall\u20191,9% nel 2018) e poi stabilizzarsi l\u2019anno successivo (+1,2%). La debolezza ciclica europea, inoltre, si colloca in un contesto in cui lo spazio fiscale \u00e8 limitato in quasi tutti gli Stati membri, i tassi di interesse sono vicini allo zero e l\u2019efficacia delle misure non convenzionali di politica monetaria \u00e8 attenuata dalle basse aspettative d\u2019inflazione e dal pessimismo delle imprese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>all\u2019ipotesi tecnica sottostante la previsione, il cambio \u00e8 atteso deprezzarsi a 1,12 dollari per euro quest\u2019anno per poi stabilizzarsi l\u2019anno successivo (1,11).<\/p>\n<p>Negli ultimi mesi, il mercato petrolifero ha continuato a risentire della bassa domanda mondiale e l\u2019espansione dell\u2019offerta americana ha compensato la riduzione della produzione in paesi come il Venezuela e l\u2019Iran, contribuendo a mantenere bassi i listini. Il prezzo del Brent, che nella media del 2018 era pari a 71,5 dollari al barile, \u00e8 previsto attestarsi quest\u2019anno a 63,7 dollari al barile per poi scendere a 60,9.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Previsioni per l\u2019economia italiana<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019economia italiana continua a essere caratterizzata da una prolungata fase di bassa crescita della produttivit\u00e0. Nel periodo 2014-2018, in Italia la produttivit\u00e0 del lavoro, misurata in termini di ore lavorate, \u00e8 aumentata in misura contenuta (+0,3% la crescita media annua), con un ampliamento del divario rispetto all\u2019area euro (+1,0%). In particolare, nel 2018 la produttivit\u00e0 del lavoro \u00e8 diminuita dello 0,3%, sintesi di una crescita delle ore lavorate (+1,3%) superiore a quella del valore aggiunto (+1,0%).<\/p>\n<p>L\u2019andamento della produttivit\u00e0 si lega con la dinamica particolarmente modesta dei ritmi produttivi che si estende anche all\u2019anno corrente. Nel terzo trimestre, il Pil italiano ha evidenziato un modesto aumento, di intensit\u00e0 uguale a quello dei precedenti tre trimestri (+0,1%). La crescita \u00e8 stata alimentata dal contributo positivo della domanda nazionale al netto delle scorte (+0,2 punti percentuali) spinta dal recupero dei consumi privati. La componente estera netta ha fornito un contributo negativo a seguito del rallentamento delle esportazioni di beni e servizi e dell\u2019incremento delle importazioni.<\/p>\n<p>I dati sulla fiducia delle famiglie mostrano un orientamento negativo. A novembre, l\u2019indice del clima di fiducia dei consumatori ha segnato una forte flessione a seguito del peggioramento di giudizi e attese sulla situazione economica italiana e dell\u2019aumento delle aspettative sulla disoccupazione. L\u2019indice di fiducia delle imprese ha registrato, invece, un lieve aumento, legato all\u2019evoluzione positiva dei giudizi e delle attese sugli ordini nel settore dei servizi.<\/p>\n<p>I livelli sono comunque significativamente inferiori a quelli medi del 2018. Nel settore manifatturiero, per il quale l\u2019indice ha segnato una lieve diminuzione, i giudizi sul livello degli ordini sia interni sia esteri sono peggiorati. L\u2019indicatore anticipatore segnala il proseguimento della fase di modesta dinamica dei livelli di attivit\u00e0 economica.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultima parte dell\u2019anno, l\u2019evoluzione del Pil \u00e8 attesa proseguire sui ritmi dei mesi precedenti e la crescita in media annua attestarsi allo 0,2%. La domanda interna al netto delle scorte fornir\u00e0 il principale contributo positivo (+0,8 punti percentuali), con apporti simili sia dei consumi delle famiglie sia degli investimenti. In un contesto caratterizzato da un rallentamento degli scambi internazionali, il contributo della domanda estera netta risulterebbe minore (+0,2 punti percentuali). L\u2019apporto positivo della domanda interna verr\u00e0 bilanciato dal contributo negativo delle scorte (-0,8 punti percentuali).<\/p>\n<p>Nel 2020, il tasso di crescita del Pil \u00e8 previsto in leggera accelerazione (+0,6%) rispetto al 2019, sostenuto dai consumi e dagli investimenti, nonostante una decelerazione della crescita stimata per questi ultimi. Il contributo delle scorte \u00e8 atteso ancora negativo, ma con una intensit\u00e0 decisamente minore (-0,2 punti percentuali) mentre il contributo estero si manterrebbe positivo (+0,1 punti percentuali).<\/p>\n<p><strong>Consumi in crescita moderata<\/strong><\/p>\n<p>Nel terzo trimestre del 2019, nei principali paesi europei la spesa per consumi ha mostrato segnali di ripresa dopo il rallentamento del precedente trimestre. La Spagna ha segnato il tasso di crescita pi\u00f9 elevato (+0,8%) mentre i consumi delle famiglie hanno segnato aumenti di intensit\u00e0 simile in Francia e Germania (+0,4%) trainati dall\u2019aumento della spesa in beni durevoli (+2,4% e +1,3% rispettivamente).<\/p>\n<p>Nello stesso trimestre, i consumi delle famiglie italiane hanno seguito un andamento coerente con quello dell\u2019area euro. Dopo la fase di stagnazione della prima parte dell\u2019anno, la spesa delle famiglie sul territorio economico ha segnato un aumento congiunturale nel terzo trimestre (+0,4%) sostenuto dalla vivacit\u00e0 degli acquisti di beni durevoli (+1,9% rispetto al +0,6% ), mentre i beni di consumo non durevoli hanno registrato un miglioramento pi\u00f9 contenuto e in linea con il trimestre precedente (+0,5% e +0,4% ). La spesa delle famiglie per servizi, invece, ha continuato a mostrare un andamento meno vivace, in decelerazione rispetto ai trimestri precedenti (+0,1%\u00a0 rispetto a +0,3%).<\/p>\n<p>Per il 2019 si prevede un incremento dei consumi delle famiglie e delle ISP in termini reali (+0,6%) in rallentamento rispetto all\u2019anno precedente, che si accompagnerebbe a un deciso aumento della propensione al risparmio. Nel 2020 la crescita \u00e8 prevista della stessa intensit\u00e0 (+0,6%), sostenuta dai miglioramenti del mercato del lavoro. Anche i consumi della PA sono attesi aumentare nell\u2019orizzonte di previsione, seppure con ritmi pi\u00f9 contenuti (rispettivamente +0,4% e +0,3%).<\/p>\n<p><strong>Dinamica degli investimenti in rallentamento<\/strong><\/p>\n<p>Nel 2019, l\u2019espansione del processo di accumulazione del capitale \u00e8 prevista in rallentamento (+2,2%) rispetto all\u2019anno precedente (+3,2%). La decelerazione degli investimenti \u00e8 guidata principalmente dalla crescita contenuta della componente in macchinari mentre gli investimenti residenziali e quelli non residenziali sono previsti aumentare con intensit\u00e0 simile a quella dell\u2019anno precedente.<\/p>\n<p>Prosegue quindi la tendenza all\u2019aumento della quota degli investimenti totali rispetto al Pil (dal 18,1% del 2018 al 18,4% del 2019) il cui livello si manterrebbe comunque inferiore a quello della media dell\u2019area euro (21,2% secondo le previsioni della Commissione europea per il 2019). Tra le cause principali della decelerazione ci sono il rallentamento del commercio mondiale e il deterioramento della fiducia delle imprese: nel periodo gennaio-novembre i giudizi sull\u2019andamento economico del Paese sono peggiorati sensibilmente sia nei servizi (circa 6 punti in meno della media gennaio-novembre 2018) sia nella manifattura (circa 5 punti in meno).<\/p>\n<p>Una crescita pi\u00f9 contenuta \u00e8 prevista nel 2020 (+1,7%) determinata da un lieve rallentamento di tutte le tipologie di investimento che risentirebbero della lenta crescita del commercio mondiale (+2,3% nel 2020) ma che beneficeranno della reintroduzione degli incentivi di iper e super ammortamento e del perdurare di una politica monetaria espansiva da parte della Bce.<\/p>\n<p><strong>Scambi internazionali moderati<\/strong><\/p>\n<p>Secondo i dati di contabilit\u00e0 nazionale, nei primi nove mesi dell\u2019anno gli scambi con l\u2019estero sono cresciuti rispetto allo stesso periodo dell\u2019anno precedente. Le esportazioni di beni e servizi sono aumentate complessivamente del 2,0% mentre le importazioni hanno registrato un incremento pi\u00f9 contenuto (+1,2%). L\u2019aumento ha interessato il volume degli scambi sia di beni sia di servizi.<\/p>\n<p>Dopo un inizio anno caratterizzato da un calo, le esportazioni di beni hanno ripreso a crescere nel secondo trimestre per poi rallentare nel terzo. Gli acquisti dall\u2019estero hanno invece mostrato una maggiore tenuta negli ultimi due trimestri. Il miglioramento delle vendite all\u2019estero ha riguardato prevalentemente i mercati extra Ue, mentre le vendite di prodotti diretti verso l\u2019Ue hanno risentito del rallentamento dell\u2019economia dell\u2019area dell\u2019euro, in particolare di quella tedesca.<\/p>\n<p>Nel corso del 2019, la fase di debolezza dei livelli di attivit\u00e0 economica influirebbe prevalentemente sulle importazioni (+1,3%), in forte rallentamento rispetto alla crescita del 2018, mentre le esportazioni si manterrebbero su ritmi di crescita (+1,7%) simili a quelli dello scorso anno. Nel complesso si determinerebbe un miglioramento del saldo della bilancia di beni e servizi. Il prossimo anno, la lieve ripresa delle importazioni (+1,7%) si accompagnerebbe a un proseguimento della fase di moderato aumento delle esportazioni (+1,8%).<\/p>\n<p><strong>Mercato del lavoro in miglioramento<\/strong><\/p>\n<p>Nel corso del 2019, il mercato del lavoro italiano ha sperimentato un andamento analogo a quello dell\u2019area euro, caratterizzato da un miglioramento dell\u2019occupazione e una riduzione della disoccupazione. Le unit\u00e0 di lavoro totali sono aumentate con un ritmo costante nei primi due trimestri (+0,2% la variazione congiunturale) per poi accelerare lievemente tra luglio e settembre (+0,3%), sostenute dalla crescita dei dipendenti (+0,3% in tutti e tre i trimestri). Secondo i dati pi\u00f9 recenti della rilevazione sulle forze lavoro, anche ad ottobre la tendenza positiva \u00e8 proseguita, con un aumento degli occupati (+0,2%) e una stabilit\u00e0 del tasso di occupazione.<\/p>\n<p>Nei primi dieci mesi del 2019, il tasso di disoccupazione ha continuato a scendere, raggiungendo a ottobre un livello (9,7%) inferiore di un punto percentuale rispetto allo stesso mese del 2018.<\/p>\n<p>Anche i dati sulla domanda di lavoro si mantengono su livelli massimi del periodo. Nel terzo trimestre il tasso di posti vacanti destagionalizzato, che misura la quota dei posti di lavoro per i quali \u00e8 in corso la ricerca di personale, si \u00e8 attestato all\u20191,1% nel complesso delle attivit\u00e0 economiche e nei due settori aggregati dell\u2019industria e dei servizi.<\/p>\n<p>Nei prossimi mesi si prevede il proseguimento della fase di miglioramento del mercato del lavoro, ma con un\u2019intensit\u00e0 pi\u00f9 contenuta. Tale andamento rifletterebbe, con un lieve differimento temporale, il progressivo rallentamento del ciclo economico. Nel biennio di previsione, l\u2019occupazione, espressa in termini di unit\u00e0 di lavoro, \u00e8 prevista crescere con un ritmo (+0,7%) superiore a quello dell\u2019output, prefigurando un possibile proseguimento della fase di riduzione della produttivit\u00e0. Il miglioramento dell\u2019occupazione sar\u00e0 sostenuto dall\u2019aumento delle unit\u00e0 di lavoro dipendenti.<\/p>\n<p>Nel biennio di previsione, la disoccupazione \u00e8 attesa ridursi ma con una velocit\u00e0 pi\u00f9 contenuta: nel 2019 il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi al 10,0% per poi diminuire marginalmente l\u2019anno successivo (9,9%).<\/p>\n<p>L\u2019aumento dell\u2019occupazione si accompagnerebbe a una crescita del monte salari e a un miglioramento delle retribuzioni lorde per dipendente (+0,7% e +0,6% rispettivamente nel 2019 e nel 2020).<\/p>\n<p><strong>Inflazione in moderato recupero<\/strong><\/p>\n<p>In uno scenario internazionale improntato alla riduzione dei costi esterni, nella seconda parte dell\u2019anno la debolezza del ciclo economico nazionale, caratterizzato dal contenuto miglioramento dalla domanda di consumo, ha determinato una fase di moderazione dei prezzi in tutti gli stadi della loro formazione.<\/p>\n<p>Lungo la filiera produttiva sono risultati evidenti gli effetti del ridimensionamento dei corsi delle materie prime e del petrolio, con dinamiche in tendenziale caduta o forte rallentamento. Per i prezzi dei prodotti importati, da giugno i tassi di variazione annui sono risultati negativi (-2,3% nel terzo trimestre). Per i prezzi alla produzione sul mercato interno la caduta si \u00e8 manifestata con leggero ritardo ed \u00e8 stata dapprima pi\u00f9 contenuta (-1,8% ) per poi accentuarsi (-4,1% a ottobre).<\/p>\n<p>Per i prezzi al consumo, dalla primavera ha preso avvio una fase di decelerazione, pi\u00f9 intensa dall\u2019estate e che ha fatto scendere l\u2019inflazione su valori solo marginalmente positivi. In base all\u2019indice per l\u2019intera collettivit\u00e0 (NIC) la crescita tendenziale dei prezzi al consumo si \u00e8 dimezzata tra il secondo e il terzo trimestre (rispettivamente +0,8% e +0,4%), rallentando ulteriormente in ottobre e novembre (+0,3% in media).<\/p>\n<p>Nello stesso tempo, l\u2019inflazione di fondo ha segnalato un progressivo recupero, attestandosi su ritmi di crescita superiori a quelli della misura complessiva (+0,6 punti percentuali a novembre). Le spinte sono venute dai prezzi dei servizi, la cui dinamica annua ha oscillato intorno al tasso medio del 2018 (+0,9%); la fase deflativa dei beni industriali non energetici si \u00e8 gradualmente attenuata e, a novembre, per la prima volta da inizio 2018, i livelli dei prezzi sono risultati superiori a quelli di un anno prima.<\/p>\n<p>Anche nella seconda parte del 2019, l\u2019inflazione si \u00e8 confermata inferiore a quella media dell\u2019area dell\u2019euro e delle sue principali economie. La minore crescita economica ha mantenuto ampio il divario anche in termini di <em>core inflation <\/em>(0,6 punti percentuali in meno a novembre rispetto all\u2019eurozona, come per l\u2019indice complessivo), che presenta una delle dinamiche i pi\u00f9 basse dell\u2019area.<\/p>\n<p>Nella media di quest\u2019anno, il deflatore della spesa delle famiglie residenti per consumi finali rallenterebbe dal +0,9% del 2018 al +0,4%. La crescita del deflatore del Pil si attesterebbe su livelli lievemente maggiori, risentendo dei movimenti di costo dei fattori interni.<\/p>\n<p>Nel 2020 si prevede un progressivo recupero dell\u2019inflazione, attribuibile prevalentemente alla dinamica delle determinanti interne, mentre il contributo inflazionistico della componente energetica \u00e8 atteso ridursi in linea con le ipotesi di scenario per le quotazioni del petrolio e il tasso di cambio.<\/p>\n<p>Nello stesso tempo, le spinte al rialzo verranno dalle principali componenti di fondo dell\u2019inflazione, che rifletterebbero parziali recuperi nei margini di profitto resi possibili da una fase ciclica relativamente pi\u00f9 favorevole. In media d\u2019anno, nel 2020 la crescita del deflatore della spesa delle famiglie si attesterebbe allo 0,8%, quattro decimi in pi\u00f9 rispetto al 2019, mentre il deflatore del Pil aumenterebbe a un tasso leggermente superiore (+1,1%).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2019, il prodotto interno lordo (Pil) \u00e8 previsto aumentare dello 0,2% in termini reali, in deciso rallentamento rispetto all\u2019anno precedente. La crescita del Pil risulterebbe in lieve accelerazione nel 2020 (+0,6%). 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