{"id":2211,"date":"2019-12-22T21:01:05","date_gmt":"2019-12-22T20:01:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/?p=2211"},"modified":"2019-12-22T21:01:05","modified_gmt":"2019-12-22T20:01:05","slug":"imprenditori-e-imprenditrici-laureati-sono-oltre-205mila-e-hanno-fondato-oltre-236-mila-imprese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/imprenditori-e-imprenditrici-laureati-sono-oltre-205mila-e-hanno-fondato-oltre-236-mila-imprese\/","title":{"rendered":"Imprenditori e imprenditrici laureati sono oltre 205mila e hanno fondato oltre 236 mila imprese"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"dropcap dropcap3\">E&#8217;<\/span> stato presentato il Rapporto \u201cLaurea e imprenditorialit\u00e0\u201d, il primo studio sull\u2019imprenditorialit\u00e0 dei laureati in Italia, curato da Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea, Dipartimento di Scienze Aziendali dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna e Unioncamere, che ha analizzato i dati, a livello individuale, di 2.891.980 laureati in atenei italiani tra il 2004-2018 e i dati, a livello aziendale, delle 236.362 imprese da essi fondate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dal Rapporto emerge che il <strong>7,1% dei laureati \u00e8 fondatore di impresa <\/strong>(al momento della creazione di un\u2019impresa possiede una quota di capitale e ricopre un ruolo imprenditoriale come amministratore, titolare o socio): complessivamente si tratta di <strong>205.137 laureati<\/strong>. Le imprese da loro fondate sono <strong>236.362<\/strong>, e rappresentano il <strong>3,9% <\/strong>del totale delle imprese presenti in Italia a settembre 2019.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il 61,3% dei fondatori ricopre una carica da titolare, il 22,1% da amministratore e il 16,6% da socio. Il 37,1% dei fondatori ha creato la propria impresa prima di conseguire la laurea (il 13,4% prima di iscriversi all\u2019universit\u00e0, il 23,7% durante gli studi universitari), mentre il 27,0% entro il terzo anno dalla laurea. La quota restante (35,9%) ha creato la propria impresa dopo il terzo anno dalla laurea. Tra i fondatori <strong>gli uomini rappresentano il 53,9%<\/strong> mentre <strong>le donne il 46,1%<\/strong> (nella popolazione di laureati le percentuali sono invece, rispettivamente, 40,1% e 59,9).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8220;Dall&#8217;indagine emerge il dato confortante che i nostri laureati hanno un significativo spirito imprenditoriale \u2013 commenta il Presidente del <strong>Consorzio AlmaLaurea<\/strong> <strong>Ivano Dionigi<\/strong> -. Lo studio mette altres\u00ec in evidenza che, anche in questo campo, come in quello dell&#8217;orientamento, il contesto socio-economico della famiglia esercita un ruolo decisivo. Pertanto, anche in considerazione dell&#8217;attuale scenario economico, la cultura imprenditoriale va incentivata attraverso efficaci attivit\u00e0 di orientamento e di promozione di competenze che ne facilitino la diffusione&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;L\u2019indagine svolta dal Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea in collaborazione con Unioncamere e DiSA \u2013 aggiunge il Direttore del <strong>Consorzio AlmaLaurea<\/strong> <strong>Marina Timoteo<\/strong> -, mostra come l\u2019imprenditorialit\u00e0 dei laureati abbia esiti positivi nell\u2019ambito del contesto nazionale. Le imprese create dai laureati sono pi\u00f9 vitali: hanno, infatti, un tasso di crescita e di sopravvivenza pi\u00f9 alto, assumono forme giuridiche pi\u00f9 complesse e contribuiscono a creare opportunit\u00e0 di lavoro anche nelle aree del territorio italiano che vivono maggiori difficolt\u00e0 economiche. L\u2019indagine conferma, quindi, il dato, gi\u00e0 da tempo acquisito dalle indagini di AlmaLaurea: laurearsi conviene. Chi si laurea ha pi\u00f9 chances di fare impresa e ha pi\u00f9 chances di far durare l\u2019impresa che ha creato&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cQuesta ricerca presenta i primi dati che combinano per un intero Paese i laureati delle sue universit\u00e0 e le imprese da essi fondate in un lungo orizzonte temporale \u2013 spiega <strong>Maurizio Sobrero<\/strong> del <strong>Dipartimento di Scienze Aziendali dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna<\/strong> -. Si tratta di una novit\u00e0 importante nel panorama mondiale della ricerca sul ruolo delle Universit\u00e0 nel supportare lo sviluppo economico non solo attraverso la formazione di figure professionali qualificate, ma anche offrendo opportunit\u00e0 concrete di sviluppo di progetti imprenditoriali. Si tratta di uno sforzo tecnico particolarmente complesso, reso possibile dalla collaborazione lungimirante di due istituzioni come AlmaLaurea e Unioncamere che, per la prima volta, incrociano i propri dati e danno loro ulteriore vigore per indirizzare in modo pi\u00f9 approfondito e consapevole le scelte a supporto dell\u2019imprenditorialit\u00e0. Il Dipartimento di Scienze Aziendali ha fornito il supporto scientifico e continuer\u00e0 a sostenere lo sviluppo delle analisi per mettere a disposizione delle comunit\u00e0 interessate nuove opportunit\u00e0 di studio e di intervento\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cDallo studio emerge un dato significativo: il 7% dei laureati nelle diverse discipline avvia una attivit\u00e0 di impresa\u201d, sottolinea il segretario generale di <strong>Unioncamere<\/strong>, <strong>Giuseppe Tripoli<\/strong>. \u201cPer fondare una azienda serve certamente una idea brillante e innovativa, ma servono anche le conoscenze per la realizzazione del business plan e le competenze di carattere manageriale sugli aspetti finanziari del fare impresa. Su questo piano intervengono le Camere di commercio, lavorando, insieme alle associazioni, al fianco degli aspiranti e neo imprenditori. Un sostegno decisivo soprattutto per le imprese di minori dimensioni&#8221;.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Forma giuridica.<\/strong><\/p>\n<p>Il <strong>60,2% \u00e8 costituito da imprese individuali<\/strong>; il <strong>24,8% da societ\u00e0 di capitale<\/strong>, il <strong>15,0% da societ\u00e0 di persone<\/strong>, mentre il restante 0.01% assume altre forme giuridiche. Questa distribuzione \u00e8 coerente con quella nazionale, nello stesso periodo, caratterizzata per il 52,1% da imprese individuali, per il 28,1% da societ\u00e0 di capitale, per il 16,3% da societ\u00e0 di persone e per il 3,5% da altre forme giuridiche. Negli ultimi dieci anni, nella nostra popolazione di imprese, la percentuale di societ\u00e0 di capitale \u00e8 cresciuta del 65,2%: circa due volte il tasso di crescita delle societ\u00e0 di capitale a livello nazionale.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Settore economico.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019<strong>11,6%<\/strong> delle imprese opera nel settore <strong>agricolo<\/strong>, il <strong>9,4%<\/strong> <strong>in quello industriale <\/strong>e il <strong>79,0%<\/strong> nei <strong>servizi<\/strong>. Nei servizi, per citare i pi\u00f9 rappresentati, il 29,1% delle imprese opera nel ramo del commercio; il 9,8% nelle attivit\u00e0 professionali, scientifiche e tecniche; l\u20198,9% nelle attivit\u00e0 finanziarie ed assicurative; il 7,5% nelle attivit\u00e0 di servizi di alloggio e di ristorazione; il 6,9% in servizi di informazione e comunicazione. A livello nazionale, la percentuale di imprese che opera nel settore agricolo risulta del 12,2%, mentre il 22,7% opera nel settore industriale ed il 65,1% nei servizi. Nello specifico, il 24,9% opera nel settore del commercio, il 3,5% opera nelle attivit\u00e0 professionali, scientifiche e tecniche; il 2,1% nelle attivit\u00e0 finanziarie ed assicurative; il 7,4% nelle attivit\u00e0 di servizi di alloggio e ristorazione; il 2,2% nei servizi di informazione e comunicazione. In particolare, la percentuale di imprese che operano in attivit\u00e0 professionali, scientifiche e tecniche \u00e8 cresciuta negli ultimi dieci anni, dal 10,1% nel 2009 al 13,2% nel 2018. Osservando l\u2019andamento a livello nazionale degli ultimi dieci anni, la percentuale di imprese che svolgono attivit\u00e0 professionali, cresce dal 3,1% al 3,5%. Per le imprese che operano nel settore agricolo, la percentuale, per la nostra popolazione osservata, \u00e8 aumentata negli ultimi cinque anni, in controtendenza con il trend nazionale.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Dimensione e impatto economico.<\/strong><\/p>\n<p>Usando la classificazione EU, le imprese fondate dai laureati sono cos\u00ec suddivise: il <strong>96,1% <\/strong>\u00e8 costituito da <strong>micro imprese<\/strong>, con un fatturato annuale inferiore a 2Ml\u20ac, il 3,9% \u00e8 formato da piccole o medie imprese, con un fatturato tra 2 e 50Ml\u20ac e solo lo <strong>0,03%<\/strong> del totale delle imprese \u00e8 costituito da <strong>grandi imprese,<\/strong> con fatturato superiore ai 50Ml\u20ac. Il <strong>49,2% del fatturato totale<\/strong> \u00e8 <strong>generato dalle micro imprese<\/strong>, il 43,5% dalle piccole e medie imprese; le <strong>grandi imprese danno origine <\/strong>a<strong>l<\/strong> restante <strong>7,3%<\/strong>. A livello nazionale, le micro imprese rappresentano il 95,3% delle imprese attive e contribuiscono per il 29,7% alla creazione di valore aggiunto. Le piccole e medie imprese costituiscono il 4,6% e contribuiscono per il 38,8% alla creazione di valore aggiunto. Infine le grandi imprese rappresentano lo 0,4% e contribuiscono al 31,5% del valore aggiunto realizzato.<\/p>\n<p><em>Si fa qui riferimento all\u2019ultimo dato disponibile nel database (2018 o anno precedente). <\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Area territoriale. <\/strong><\/p>\n<p>Sotto il profilo territoriale, il <strong>37,4% <\/strong>delle imprese fondate dai laureati \u00e8 localizzato nel <strong>Nord Italia<\/strong>, il <strong>21,7%<\/strong> nelle regioni del <strong>Centro<\/strong> e il <strong>40,8%<\/strong> nelle regioni del <strong>Sud Italia<\/strong>. La ripartizione territoriale delle imprese italiane presenta un quadro differente rispetto a quello delle imprese fondate dai laureati: sono per il 45% insediate nel Nord, per il 21% nel Centro e per il 34% nel Sud Italia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Tasso di sopravvivenza. <\/strong><\/p>\n<p>Delle 9.821 imprese nate nel 2009, <strong>dopo dieci anni<\/strong>, <strong>\u00e8 ancora attivo il 54,8%<\/strong> (si tratta di circa 5.400 imprese). A livello nazionale, delle 312mila imprese nate nel 2009, dopo 10 anni, \u00e8 ancora attivo il 40,6% (circa 127mila).<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Tasso di crescita. <\/strong><\/p>\n<p>Il tasso di crescita e\u0300 dato dal rapporto tra il saldo fra iscrizioni e cessazioni, per ogni anno di osservazione, e lo stock delle imprese di laureati (236.362). Il <strong>tasso di crescita<\/strong> \u00e8 <strong>aumentato<\/strong> negli ultimi dieci anni, passando dal 2,2% nel 2009 al <strong>3,7% nel 2018<\/strong>. A livello nazionale, il tasso di crescita delle imprese (calcolato come rapporto tra il saldo fra iscrizioni e cessazioni e lo stock annuale delle imprese registrate) diminuisce: dall\u20191,2% nel 2009 allo 0,5% nel 2018.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Imprese femminili.<\/strong><\/p>\n<p>Le <strong>imprese femminili<\/strong> rappresentano il <strong>38,0<\/strong>% (ossia 89.917) del totale delle imprese create dai laureati. Questa percentuale \u00e8 maggiore di quella nazionale che \u00e8 pari al 22,0%. Il 12,8% opera nel settore agricolo, il 7,4% nel settore secondario e il 79,8% opera nel settore dei servizi (nello specifico, il 33,0% nel commercio). La percentuale di imprese femminili nel settore professionale, tecnico e scientifico \u00e8 pari al 7,7%. Si tratta di una percentuale minore di quella osservata nella nostra popolazione di imprese (9,8%), ma superiore a quella nazionale di imprese femminili che operano nello stesso settore (3,8%).<\/p>\n<p><em>Le imprese femminili sono definite come imprese la cui partecipazione al controllo e alla propriet\u00e0 \u00e8 detenuta in prevalenza da donne.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Start-up innovative.<\/strong><\/p>\n<p>Le <strong>start-up innovative<\/strong> fondate dai laureati sono pari al <strong>20,2%<\/strong> (2.127) di tutte le start-up innovative nate in Italia (10.546). Il 24,3% delle start-up innovative opera nel settore professionale, scientifico e delle attivit\u00e0 tecniche.<\/p>\n<p><em>Le start-up innovative per essere tali devono soddisfare almeno uno dei seguenti criteri: 15% o pi\u00f9 di spese sostenute in ricerca e sviluppo; 1\/3 o pi\u00f9 del personale in possesso di dottorato di ricerca; 2\/3 o pi\u00f9 della manodopera in possesso di una laurea magistrale; essere titolare o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Famiglia di origine.<\/strong><\/p>\n<p>Tra i fondatori, si rileva una maggiore presenza di laureati con genitori che svolgono <strong>professioni di livello pi\u00f9 elevato<\/strong>: l\u2019<strong>11,5%<\/strong> <strong>ha un padre imprenditore<\/strong> (tale quota \u00e8 del 4,7% nella popolazione dei laureati), il 39,0% ha un padre libero professionista (\u00e8 il 30,2% nella popolazione), il 7,4% ha un padre dirigente e il 7,2% un padre direttivo\/quadro (nella popolazione le percentuali sono, rispettivamente il 7,0% e l\u20198,4%). Tra i fondatori ha un padre impiegato il 21,2% e un padre operaio il 13,2% (nella popolazione le quote sono, rispettivamente, il 29,9% e il 19,2%). Se si prende in considerazione la professione delle madri dei fondatori, la distribuzione \u00e8 differente, ma conferma tali tendenze.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Anno di laurea.<\/strong><\/p>\n<p>Tra i <strong>fondatori<\/strong>, il <strong>58,5% ha conseguito il titolo negli ultimi 10 anni<\/strong> (nel periodo 2009-2018), il 41,5% da pi\u00f9 di 10 anni (nel periodo 2004-2008); nella popolazione del complesso dei laureati le quote sono, rispettivamente, 68,8% e 31,2%.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Atenei.<\/strong><\/p>\n<p>Il 75,0% dei fondatori ha creato un\u2019impresa nella <strong>medesima regione sede dell\u2019ateneo di conseguimento del titolo<\/strong>; l\u20198,1% in una regione differente, ma nella medesima ripartizione territoriale dell\u2019ateneo (nord, centro, sud e isole). Il restante 16,9% ha creato un\u2019impresa in una ripartizione territoriale differente rispetto a quella degli studi universitari. Tra i laureati degli <strong>atenei statali<\/strong> la quota di fondatori \u00e8 in linea con la media complessiva e pari al <strong>7,0%<\/strong>, mentre sale al <strong>9,4%<\/strong> tra i laureati degli <strong>atenei non statali<\/strong>. Tra i fondatori, proviene da un ateneo statale il 96,4% e da un ateneo non statale il 3,6%. Per il complesso dei laureati le quote sono, rispettivamente, 97,3% e 2,7%.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Gruppo disciplinare. <\/strong><\/p>\n<p>Tra i fondatori, il <strong>18,1%<\/strong> ha conseguito una laurea nel <strong>gruppo disciplinare economico-statistico<\/strong>, il <strong>14,2% nel gruppo politico-sociale<\/strong>, il <strong>9,4% in quello giuridico<\/strong>, <strong>l\u20198,6% in ingegneria<\/strong>, <strong>l\u20198,6% nel gruppo letterario<\/strong>, il <strong>7,8% nel gruppo medico<\/strong>. Nel complesso della popolazione dei laureati, l\u2019ambito disciplinare pi\u00f9 diffuso \u00e8 quello medico, con il 13,2%; il 12,7% ha invece conseguito una laurea nel gruppo disciplinare economico-statistico, l\u201911,8% nel gruppo politico-sociale, il 10,3% in ingegneria, l\u20198,6% nel gruppo letterario e l\u20198,5% in quello giuridico. Tutti gli altri gruppi disciplinari sono meno rappresentati, sia tra i fondatori sia tra i laureati complessivamente considerati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; stato presentato il Rapporto \u201cLaurea e imprenditorialit\u00e0\u201d, il primo studio sull\u2019imprenditorialit\u00e0 dei laureati in Italia, curato da Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea, Dipartimento di Scienze Aziendali dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna e Unioncamere, che ha analizzato i dati, a livello individuale, di 2.891.980 laureati in atenei italiani tra il 2004-2018 e i dati, a livello aziendale, delle 236.362 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2212,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[28],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.2 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