{"id":2303,"date":"2020-01-11T14:14:25","date_gmt":"2020-01-11T13:14:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/?p=2303"},"modified":"2020-01-11T14:46:20","modified_gmt":"2020-01-11T13:46:20","slug":"descolarizzazione-la-situazione-piuu-preoccupante-e-in-calabria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/descolarizzazione-la-situazione-piuu-preoccupante-e-in-calabria\/","title":{"rendered":"I descolarizzati sono 10 volte in pi\u00f9 dei &#8220;cervelli in fuga&#8221;"},"content":{"rendered":"<div class=\"page\" title=\"Page 1\">\n<div class=\"section\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><span class=\"dropcap dropcap3\">S<\/span>e nel 2018 sono stati 62 mila circa i cosiddetti \u201ccervelli in fuga\u201d che hanno lasciato l\u2019Italia per trasferirsi all\u2019estero , per contro, 598 mila giovani in eta\u0300 compresa tra i 18 e i 24 anni hanno abbandonato precocemente l\u2019attivita\u0300 scolastica, rischiando di finire ai margini della nostra societa\u0300.<\/p>\n<p>A dirlo e\u0300 l\u2019Ufficio studi della CGIA che con il suo coordinatore, <strong>Paolo Zabeo<\/strong>, afferma:<\/p>\n<p>\u201cPremesso che perdere oltre 60 mila giovani diplomati e laureati ogni anno costituisce un grave impoverimento culturale per il nostro Paese, e\u0300 ancor piu\u0300 allarmante che quasi 600 mila ragazzi decidano di lasciare gli studi anticipatamente.<\/p>\n<p><span class=\"td_btn td_btn_md td_default_btn\"> Un numero, quest\u2019ultimo, 10 volte superiore al primo.<\/span><\/p>\n<p>Un problema, quello degli descolarizzati, che stiamo colpevolmente sottovalutando, visto che nei prossimi anni, anche a seguito della denatalita\u0300 in atto, le imprese rischiano di non poter contare su nuove maestranze sufficientemente preparate professionalmente.<\/p>\n<p>Un problema che gia\u0300 oggi comincia a farsi sentire in molte aree produttive, soprattutto del Nord\u201d.<\/p>\n<p>Sebbene negli ultimi anni ci sia stata una contrazione del fenomeno , un elevato numero di giovani continua a lasciare prematuramente la scuola, anche dell\u2019obbligo, concorrendo ad aumentare la disoccupazione giovanile, il rischio poverta\u0300 ed esclusione sociale.<\/p>\n<p>Una persona che non ha un livello minimo di istruzione, infatti, e\u0300 in genere destinata per tutta la vita ad un lavoro dequalificato, spesso precario e con un livello retributivo molto basso, rispetto a quello cui potrebbe aspirare, almeno potenzialmente, sepossedesseun titolo di studio medio-alto.<\/p>\n<p>\u201cPeraltro \u2013 segnala il segretario della CGIA <strong>Renato Mason<\/strong> &#8211; un Paese che aspira ad essere moderno,oltre a poter contare sull&#8217;utilizzo di tecnologie avanzate,\u00e8 altrettanto importante che possa avvalersidi una manodopera qualificata.<\/p>\n<p>Altrimenti,c\u2019\u00e8 il pericolo diun impoverimento generale del sistema Paese e, in misura ugualmente preoccupante, di una marginalizzazione di molti soggetti che difficilmente potranno essere reintegrati attivamente nella nostra societ\u00e0.<\/p>\n<blockquote class=\"td_pull_quote td_pull_center\"><p>Tutti gli esperti, infatti, sono concordi nel ritenere che la povert\u00e0 educativa e la povert\u00e0 economica sono strettamente correlate<\/p><\/blockquote>\n<p>Le cause che determinano l&#8217;abbandono scolastico sono principalmente culturali, sociali ed economiche: i ragazzi che provengono da ambienti socialmente svantaggiati e da famiglie con uno scarso livello di istruzione hanno maggiori probabilit\u00e0 di abbandonare la scuola prima di aver completato il percorso di studi.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 anche un fattore di genere: ad abbandonare precocemente la scuola sono pi\u00f9 i maschi che le femmine. Italia al terzo posto in Ue per abbandono scolastico. Sebbene la fuga dai banchi di scuola sia in calo in tutta Europa, nel 2018 l\u2019Italia si colloca al terzo posto tra i 19 paesi dell\u2019Area dell\u2019euro per abbandono scolastico tra i giovani in et\u00e0 compresa tra 18 e 24 anni.<\/p>\n<p>Se da noi la percentuale \u00e8 stata del14,5 per cento (pari a circa 598 mila giovani), solo Malta (17,4 per cento) e Spagna (17,9 per cento) presentano dei risultati peggiori ai nostri.<\/p>\n<p>La media Ue si attesta all\u201911 per cento. Tra il 2008 e il 2018 la contrazione del fenomeno in Italia \u00e8 scesa del 5,1 per cento, pressoch\u00e9 in linea con la media Ue (-5,3 per cento)<\/p>\n<p><span class=\"td_btn td_btn_md td_default_btn\">Al Sud quasi 1 ragazzo su 5 lascia la scuola in anticipo.<\/span><\/p>\n<p>A livello territoriale italiano sono le regioni del Sud a registrare i livelli pi\u00f9 elevati di abbandono scolastico.<\/p>\n<p>Nel 2018 in Sardegna il 23 per cento dei giovani ha lasciato la scuola prima del conseguimento del titolo di studio (diploma professionale, diploma di maturit\u00e0, etc.). Seguono la Sicilia con il 22,1 per cento e la <span class=\"td_btn td_btn_md td_default_btn\">Calabria con il 20,3 per cento. Preoccupa la situazione di quest\u2019ultima regione che rispetto a quasi tutte le altre \u00e8 in controtendenza rispetto al dato relativo al 2008:<\/span> l\u2019abbandono scolastico in questi ultimi 10 anni \u00e8 aumentato dell\u20191,8 per cento.<\/p>\n<p>Trentino Alto Adige eFriuli Venezia Giulia (entrambe con il 8,9 per cento), Abruzzo (8,8 per cento) e Umbria (8,4 per cento) sono le regioni pi\u00f9 virtuose.<\/p>\n<p>Nel complesso \u00e8 il Nordest l\u2019area che soffremeno di questo fenomeno sia per incidenza percentuale di abbandono scolastico (10,6 per cento) che per il pi\u00f9 basso numero di \u201cuscite\u201dpremature .<\/p>\n<p>Segnali preoccupanti anche per le imprese, stando alle indagini condotte dall\u2019Unioncameree dall\u2019Anpal sarebbero stati oltre 1 milione i posti di lavoro di difficile reperimento nel 2018 a causa del disallineamento tra la domanda e l\u2019offerta di lavoro;sebbene in Italia la disoccupazione giovanile superi il 25 per cento e le imprese denuncino molte difficolt\u00e0 a reperire personale, soprattutto con competenze digitali.<\/p>\n<p>Le cause sono molteplici ma, secondo l\u2019Ufficio studi della CGIA,non va dimenticato che in tutti i paesi europei si sta verificando una forte polarizzazione del mercato del lavoro. Le imprese, infatti, se da un lato cercano con sempre maggiore insistenza del personale con elevata specializzazione tecnica-professionale (ingegneri elettrotecnici, analisti e progettisti di software, elettrotecnici , tecnici elettronici, installatori, manutentori, specialisti di saldatura elettrica, riparatori di apparecchiature informatiche, etc.), dall\u2019altro necessitano anche di figure caratterizzate da bassi livelli di competenze e di specializzazione.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2, legato al calo demografico e alle difficolt\u00e0 di far dialogare il mondo della scuola con quello del lavoro, ha reso molto difficile il reperimento da parte delle imprese di moltissime professionalit\u00e0 di alto profilo e dall\u2019altro la copertura dei mestieri pi\u00f9 duri e faticosi dal punto di vista fisico \u00e8 stata garantita, almeno in parte, grazie alla disponibilit\u00e0 degli immigrati.<\/p>\n<p>Ora, se il numero degli descolarizzati non \u00e8 destinato a ridursi drasticamente, nei prossimi anni sar\u00e0 sempre pi\u00f9 difficile per le aziende trovare personale qualificato, anche perch\u00e9 si sta riducendo, a causa del calo demografico, la platea dei giovani che entreranno nel mercato del lavoro.<\/p>\n<p>Per contro, questi giovani, che non dispongono di una adeguata preparazione professionale, saranno difficilmente collocabili nel mercato del lavoro, anche perch\u00e9 rischiano di perdere in partenza la competizione con gli stranieri nell\u2019occupare i posti di lavoro poco qualificati. Pi\u00f9 disponibili a doccupare posti di lavoro molto dispendiosi dal punto di vista fisico e con salari di ingresso molto contenuti<\/p>\n<div class=\"canvasWrapper\"><\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 1\">\n<div class=\"section\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se nel 2018 sono stati 62 mila circa i cosiddetti \u201ccervelli in fuga\u201d che hanno lasciato l\u2019Italia per trasferirsi all\u2019estero , per contro, 598 mila giovani in eta\u0300 compresa tra i 18 e i 24 anni hanno abbandonato precocemente l\u2019attivita\u0300 scolastica, rischiando di finire ai margini della nostra societa\u0300. 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