{"id":2536,"date":"2020-02-18T10:14:12","date_gmt":"2020-02-18T09:14:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/?p=2536"},"modified":"2020-02-18T10:14:57","modified_gmt":"2020-02-18T09:14:57","slug":"istat-ancora-in-aumento-la-spesa-per-il-welfare-locale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/istat-ancora-in-aumento-la-spesa-per-il-welfare-locale\/","title":{"rendered":"Istat: ancora in aumento la spesa per il welfare locale"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"dropcap dropcap3\">P<\/span>er il quarto anno consecutivo la spesa dei comuni per i servizi sociali \u00e8 in crescita, raggiungendo i livelli registrati negli anni precedenti la crisi del 2011-2013.<\/p>\n<p>Nel 2017, la spesa dei Comuni per i servizi sociali, al netto del contributo degli utenti e del Servizio Sanitario Nazionale, ammonta a circa 7 miliardi 234 milioni di euro, corrispondenti allo 0,41% del Pil nazionale (dati provvisori).<\/p>\n<p>La spesa di cui beneficia mediamente un abitante in un anno \u00e8 pari a 119 euro a livello nazionale, con differenze territoriali molto ampie. La spesa sociale del Sud rimane molto inferiore rispetto al resto dell\u2019Italia: 58 euro contro valori che superano i 115 euro annui in tutte le altre ripartizioni, toccando il massimo nel Nord-est con 172 euro.<\/p>\n<p><b>In ulteriore crescita la spesa sociale dei Comuni<\/b><\/p>\n<p>Il comparto degli interventi e dei servizi socio-assistenziali, regolato principalmente dalla Legge quadro n.328 del 2000, \u00e8 fortemente decentrato a livello locale. I Comuni e le associazioni sovracomunali gestiscono la spesa sociale attraverso un ventaglio di prestazioni variabile sul territorio.<\/p>\n<p>Le Regioni hanno in capo funzioni di programmazione, con propri assetti normativi e organizzativi per l\u2019offerta dei servizi socio-assistenziali. A livello centrale restano invece, ancora indeterminati, i livelli essenziali delle prestazioni (LEP) previsti dalla stessa Legge quadro come standard minimo da garantire su tutto il territorio nazionale.<\/p>\n<p>Rispetto alla media europea, l\u2019Italia destina alla protezione sociale<sup>i<\/sup> una quota importante del Prodotto interno lordo (il 29,1% contro il 27,9% della media Ue).<\/p>\n<p>Sebbene la quota di spesa per i trasferimenti monetari e soprattutto per le pensioni di anzianit\u00e0 e vecchiaia (poco meno del 16% del Pil) sia elevata, il nostro paese si colloca invece tra quelli con i livelli pi\u00f9 bassi di spesa per servizi sociali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel 2017, la spesa dei Comuni per i servizi sociali, al netto del contributo degli utenti e del Servizio Sanitario Nazionale, ammonta a circa 7 miliardi 234 milioni di euro, pari allo 0,42% del Pil nazionale.<\/p>\n<p>La spesa \u00e8 aumentata del 2,5% sul 2016 (circa 177 milioni di euro). In termini pro capite, le risorse destinate alla rete territoriale di interventi e servizi sociali sono passate da 116 a 119 euro per abitante. Prosegue dunque la ripresa iniziata nel 2014, che ha riportato gradualmente la spesa sociale a livelli precedenti al declino registrato nel triennio 2011-2013.<\/p>\n<p>I principali destinatari della spesa sociale dei Comuni per l\u2019anno 2017 sono famiglie e minori, anziani e persone con disabilit\u00e0 che assorbono l\u201982% delle risorse impegnate.<\/p>\n<p>La spesa rimanente \u00e8 dedicata per il 7,4% all\u2019area <i>Povert\u00e0 e disagio adulti<\/i>, il 4,8% ai servizi per <i>Immigrati, Rom, Sinti e Caminanti<\/i>, in minima parte (0,3%) a interventi per le dipendenze da alcol e droga e il rimanente 5,5% alle attivit\u00e0 generali e a una multiutenza (sportelli tematici, segretariato sociale, ecc.).<\/p>\n<p>La spese rivolte ai diversi tipi di utenza hanno fatto registrare tassi d\u2019incremento variabili.<\/p>\n<p>L\u2019area <i>Famiglie e minori <\/i>ha avuto una crescita pi\u00f9 contenuta (+1,1%) rispetto alla spesa complessiva (+2,5%). Continua ad aumentare la spesa per l\u2019assistenza ai disabili (+4,1%), confermando l\u2019andamento positivo registrato dall\u2019avvio della rilevazione, ovvero dal 2004.<\/p>\n<p>Le risorse destinate agli anziani, che per sei anni consecutivi a partire dal 2011 avevano subito un contenimento, crescono di circa 74 milioni di euro rispetto all\u2019anno precedente (+4,7%).<\/p>\n<p>Diminuiscono invece leggermente nell\u2019ultimo anno (-0,1%) le spese per il contrasto alla povert\u00e0 e per il disagio adulti, dopo un lieve incremento nel biennio precedente.<\/p>\n<p>Nell\u2019ambito dei servizi rivolti agli immigrati, le spese restano sotto il 5% della spesa sociale dei Comuni, ma continuano a crescere con valori in linea con l\u2019incremento della spesa totale (+2,7%).<\/p>\n<p><b>Pi\u00f9 di un terzo della spesa totale per famiglie con figli e minori <\/b><\/p>\n<p>La quota pi\u00f9 ampia della spesa sociale dei Comuni \u00e8 assorbita dai servizi per i minori e le famiglie con figli: circa 2,8 miliardi di euro, pari al 38,2% della spesa complessiva.<\/p>\n<p>Le regioni del Centro sono quelle che destinano maggiori quote di spesa a quest\u2019area di utenza (43%), in particolare l\u2019Umbria (51,1%) e il Lazio (45,2%).<\/p>\n<p>Le risorse per i minori e le famiglie con figli aumentano decisamente in termini pro-capite, passando da 121 euro l\u2019anno del 2010 a 141 nel 2017.<\/p>\n<p>Tuttavia tale incremento \u00e8 riconducibile in parte alla progressiva diminuzione della popolazione di riferimento, cio\u00e8 i componenti delle famiglie con minori, mentre la spesa in valore assoluto ha subito un calo nel triennio 2012\/2014 e non ha ancora recuperato del tutto il livello del 2010.<\/p>\n<p>Oltre la met\u00e0 della spesa \u00e8 destinata alle strutture (53%), in particolare asili nido e altri servizi educativi per la prima infanzia (37%), comunali o privati convenzionati, che accolgono circa il 13,5% dei bambini con meno di 3 anni.<\/p>\n<p>Un\u2019altra importante voce di spesa (il 22%) riguarda le strutture residenziali comunali e le rette pagate dai Comuni per l\u2019ospitalit\u00e0 offerta a bambini, adolescenti e donne con figli in Comunit\u00e0 educative e centri di accoglienza.<\/p>\n<p>Tra gli altri interventi e i servizi rivolti alle famiglie e ai minori, il servizio sociale professionale raggiunge il maggior numero di utenti: 766 mila bambini e nuclei familiari in difficolt\u00e0 presi in carico dagli assistenti sociali e indirizzati verso specifici percorsi di inclusione e supporto.<\/p>\n<p><b>Continua a crescere la spesa per i servizi ai disabili <\/b><\/p>\n<p>Dal 2016 al 2017 aumenta ancora la spesa dei Comuni rivolta ai disabili (+4,1%).<\/p>\n<p>I Comuni italiani nel loro complesso hanno impiegato maggiori risorse per le persone con disabilit\u00e0: da un miliardo e 23 milioni di euro nel 2003 si passa nel 2017 a circa un miliardo e 871 milioni di euro.<\/p>\n<p>In termini pro capite, la spesa annua per una persona disabile residente in Italia \u00e8 pi\u00f9 che raddoppiata, passando da 1.478 a 3.140 euro; parallelamente aumenta il peso di questa area di utenza sul totale della spesa sociale dei Comuni: dal 19,7% del 2003 si passa al 25,9% del 2017, con punte del 36,7% nelle Isole e in particolare in Sardegna (45,9%).<\/p>\n<p>La attenzione crescente dei Comuni verso i bisogni delle persone con disabilit\u00e0 \u00e8 testimoniata anche dall\u2019evoluzione delle forme assistenziali e dei sevizi, sempre pi\u00f9 orientati a favorire l\u2019autonomia personale e l\u2019inclusione sociale degli utenti presi in carico, l\u2019istruzione e l\u2019inserimento lavorativo.<\/p>\n<p>L\u2019uso delle risorse ha consentito di sviluppare, accanto ai tradizionali strumenti di sostegno ai disabili e alle loro famiglie, quali i centri diurni e le strutture residenziali, un arricchimento della rete territoriale e la diffusione di servizi strategici per garantire alle persone con disabilit\u00e0 i diritti fondamentali, quali l\u2019istruzione e l\u2019inserimento nel mondo del lavoro.<\/p>\n<p>Dal 2003 al 2017, la spesa per l\u2019assistenza domiciliare ai disabili \u00e8 aumentata del 137%, quella per gli interventi educativo-assistenziali e per l\u2019inserimento lavorativo del 117%.<\/p>\n<p>All\u2019interno di questo aggregato vi sono il sostegno socio-educativo scolastico, con cui i Comuni garantiscono la presenza nelle strutture scolastiche di figure di supporto ai bambini e ai ragazzi disabili (oltre 74 mila utenti l\u2019anno), il sostegno socio-educativo domiciliare o presso strutture territoriali (circa 18 mila utenti l\u2019anno) e il sostegno all\u2019inserimento lavorativo (tirocini formativi, borse lavoro, bonus all&#8217;assunzione, ecc., con circa 29 mila utenti l\u2019anno).<\/p>\n<p>Lo sviluppo di questi servizi, per\u00f2, non \u00e8 stato uniforme sul territorio nazionale. Ad esempio, nel 2017, il 76% dei Comuni del Nord-est offre il sostegno socio educativo scolastico per i bambini e i ragazzi disabili nelle scuole, nelle Isole soltanto il 40% dei Comuni ha attivato questo tipo di assistenza.<\/p>\n<p><b>Aumenta la spesa sociale rivolta agli anziani<\/b><\/p>\n<p>La spesa per i servizi sociali rivolti agli anziani ammonta a circa 1,3 miliardi di euro nel 2017. La quota sulla spesa sociale dei Comuni rappresenta il 17,9% del totale e raggiunge la quota pi\u00f9 alta nel Nord-est (23%).<\/p>\n<p>Dopo una fase di decremento iniziato nel 2011, le risorse destinate agli anziani nel 2017 sono cresciute in un anno del 4,7%. In termini di spesa pro capite si \u00e8 passati da 92 euro nel 2016 a 95 euro annui, con un aumento pi\u00f9 consistente nelle regioni del Centro e del Nord-est, molto contenuto a Sud e una diminuzione nelle Isole e nel Nord-ovest.<\/p>\n<p>Le principali voci di spesa per l\u2019area anziani riguardano le strutture residenziali, comunali o private convenzionate, che assorbono circa il 41% delle risorse. Risiede nelle strutture comunali o finanziate dai Comuni l\u20191,4% degli anziani residenti (+0,8% rispetto al 2016).<\/p>\n<p>La seconda voce di spesa per i servizi sociali offerti agli anziani dai Comuni \u00e8 l\u2019assistenza domiciliare (35,6%) che ha come tipologia prevalente quella socio-assistenziale, e consiste nella cura e igiene della persona e nel supporto nella gestione dell\u2019abitazione.<\/p>\n<p><b>In lieve diminuzione le risorse per il contrasto a povert\u00e0 e disagio adulti<\/b><\/p>\n<p>Nel periodo 2010-2017 la spesa dei Comuni per la povert\u00e0 \u00e8 diminuita del 5,6% a livello nazionale, sebbene dal 2015 si osservi una lieve ripresa. Le riduzioni di spesa si concentrano principalmente nelle regioni del Centro-sud e in Sicilia (sebbene la ripartizione delle Isole sia controbilanciata dall\u2019aumento di spesa in Sardegna).<\/p>\n<p>A causa delle limitate risorse disponibili, i sistemi di welfare locali hanno svolto dunque una limitata funzione di compensazione dell\u2019impatto della crisi sulle famiglie.<\/p>\n<p>Quasi la met\u00e0 della spesa comunale per la povert\u00e0 e il disagio adulti riguarda i trasferimenti in denaro verso le famiglie: i pi\u00f9 importanti sono quelli a integrazione del reddito familiare e i contributi economici per l\u2019alloggio, con importi medi di circa 705 e 949 euro annui per utente, di cui beneficiano circa 147 mila e 48 mila famiglie l\u2019anno rispettivamente.<\/p>\n<p><b>Circa un migliaio i Comuni che finanziano i centri antiviolenza <\/b><\/p>\n<p>A partire dalla rilevazione 2017, nell\u2019area <i>povert\u00e0, disagio adulti e senza dimora<\/i> sono censiti due nuovi servizi: i centri antiviolenza, strutture che offrono servizi di ascolto e accoglienza per le donne vittime o esposte alla minaccia di ogni forma di violenza fisica e\/o psicologica, e le case rifugio destinate a vittime di violenza di genere, strutture residenziali a indirizzo segreto, che forniscono alloggio sicuro e protezione alle donne che subiscono violenza e ai loro bambini.<\/p>\n<p>Le Case rifugio sono in stretto contatto con i Centri antiviolenza e gli altri servizi presenti sul territorio, al fine di garantire il necessario supporto psicologico, legale, sociale, educativo.<\/p>\n<p>Nel 2017, la spesa dei Comuni destinata ai centri antiviolenza ammonta a circa 4,2 milioni, con una spesa media pari a 495 euro per utente. La spesa media per le donne ospiti delle case rifugio \u00e8 di 4.945 euro, per un totale di 4 milioni di spesa.<\/p>\n<p>Poco pi\u00f9 di mille Comuni, pari al 13,2% del totale, hanno sostenuto una spesa per i centri antiviolenza, mentre sono meno di 300 (3,4%) quelli che offrono l\u2019accoglienza in case rifugio o supportano finanziariamente tali strutture.<\/p>\n<p>In totale, il 14,7% dei Comuni dichiara di aver sostenuto almeno un\u2019attivit\u00e0 di ascolto, accoglienza e protezione nei confronti delle vittime di violenza di genere.<\/p>\n<p>regioni italiane ed \u00e8 particolarmente rilevante in Sicilia. Infatti, negli anni successivi al 2014 sono state impiegate risorse aggiuntive provenienti dal \u201cSistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati\u201d (Sprar), che ha permesso ai Comuni e agli altri enti locali di realizzare progetti di accoglienza integrata attraverso i finanziamenti statali e dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p>Il 46,5% della spesa sociale per quest\u2019area di utenza \u00e8 destinata alle strutture residenziali, gestite direttamente dai Comuni o affidate in gestione a soggetti esterni, oppure ai trasferimenti erogati per il pagamento delle rette in strutture private, di cui beneficiano circa 48 mila persone (una spesa media di 3.300 euro all\u2019anno per utente).<\/p>\n<p><b>Forti i divari territoriali della spesa sociale comunale<\/b><\/p>\n<p>L\u2019offerta dei servizi socio-assistenziali si caratterizza per un evidente divario fra Nord e Sud del Paese: pi\u00f9 della met\u00e0 della spesa \u00e8 concentrata al Nord, dove risiede circa il 46% della popolazione, il restante 44% delle risorse \u00e8 ripartito in misura variabile tra Centro e Mezzogiorno. I Comuni del Sud, dove risiede il 23% della popolazione italiana, erogano l\u201911% della spesa per i servizi sociali.<\/p>\n<p>In termini pro capite, la spesa sociale del Sud rimane molto inferiore rispetto al resto dell\u2019Italia: si tratta di 58 euro annui contro valori che superano i 115 in tutte le altre ripartizioni, toccando il massimo nel Nord-est con 172 euro.<\/p>\n<p>Le differenze territoriali sono rilevanti per tutte le aree di utenza, con evidenti disparit\u00e0 a fronte degli stessi bisogni: in media una persona disabile residente al Nord-est usufruisce di servizi e interventi per una spesa annua di circa 5.222 euro, al Sud il valore dei servizi ricevuti \u00e8 di circa 1.074 euro.<\/p>\n<p>All\u2019interno di ogni ripartizione geografica i capoluoghi di provincia tendono a distinguersi dal resto dei Comuni per pi\u00f9 alti livelli di spesa. I Comuni capoluogo nel loro complesso hanno una spesa media pro-capite di 174 euro l\u2019anno, che si riduce drasticamente (del 45%) per l\u2019insieme dei Comuni italiani non capoluogo (96 euro l\u2019anno).<\/p>\n<p>I differenziali di spesa sono rilevanti in quasi tutte le ripartizioni geografiche, in particolare al Centro e al Sud, dove i Comuni capoluogo spendono pi\u00f9 del doppio rispetto al resto dell\u2019area. Nelle Isole si riscontra invece una relativa uniformit\u00e0 di comportamento.<\/p>\n<p>Agli estremi della distribuzione si trovano dunque, da un lato i Comuni capoluogo del Nord-est, dove la spesa media pro-capite ammonta a 244 euro l\u2019anno; dall\u2019altro, i Comuni dell\u2019hinterland del Sud Italia, con 45 euro l\u2019anno di spesa per i servizi sociali.<\/p>\n<p>aumentano complessivamente dello 0,7% rispetto al 2016, ma mentre la Sicilia registra una crescita del 3,9%, in Sardegna si ha un calo del 2,5%.<\/p>\n<p>Al Nord-est, la crescita di spesa sociale \u00e8 dell\u20191,5% ma le differenze sono forti. Le Province Autonome di Bolzano e Trento, con una crescita di spesa del 15,5% e del 10,4%, rispettivamente, attenuano il calo del Veneto (-6,5%). Nel Nord-ovest, si ha una variazione negativa dell\u20191,9%.<\/p>\n<p><b>Le fonti di finanziamento: pi\u00f9 della met\u00e0 sono risorse dei Comuni <\/b><\/p>\n<p>La principale fonte di finanziamento della spesa sociale degli enti territoriali sono le risorse proprie dei Comuni e delle associazioni di Comuni (63,1%).<\/p>\n<p>Seguono, in ordine di importanza, i fondi regionali (fondi provinciali nel caso di province autonome) vincolati per le politiche sociali, che finanziano il 17,7% della spesa sociale dei Comuni, il fondo indistinto per le politiche sociali (8,3%), i fondi vincolati statali o dell\u2019Unione europea (6,9%), gli altri enti pubblici (2,7%) e i privati (1,3%).<\/p>\n<p>Sommando le quote relative al fondo indistinto per le politiche sociali e ai fondi statali o europei si deduce che solo il 15,2% della spesa impiegata per i servizi sociali risulta finanziata a livello centrale, mentre la maggior parte delle risorse provengono direttamente dai territori.<\/p>\n<p>Nel corso degli anni, la spesa sociale dei Comuni singoli e associati ha subito variazioni in termini di fonti di finanziamento. In particolare, \u00e8 diminuito il peso del fondo indistinto per le politiche sociali, dal 14% del 2010 all\u20198,3% del 2017.<\/p>\n<p>Nelle regioni del Mezzogiorno, la quota finanziata con questo fondo \u00e8 maggiore rispetto al Centro e al Nord, dove i Comuni basano maggiormente le politiche sociali sulle risorse proprie. Anche la percentuale di risorse derivanti dallo Stato o dall\u2019Unione europea \u00e8 pi\u00f9 alta al Sud e nelle Isole rispetto al resto d\u2019Italia.<\/p>\n<p>Le province di Trento e Bolzano, nella loro autonomia, destinano quote elevate di risorse ai servizi socio-assistenziali.<\/p>\n<p>Nella Provincia di Trento, dove il dato sulle fonti di finanziamento \u00e8 disponibile, si rileva che l\u201983,1% dei finanziamenti deriva da fondi provinciali vincolati per le politiche sociali, il 9,9% da risorse proprie dei Comuni, l\u2019l\u20191,6% da risorse degli enti associativi (Comunit\u00e0 di Valle) e meno del 5% dal fondo indistinto per le politiche sociali o da altri trasferimenti pubblici<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per il quarto anno consecutivo la spesa dei comuni per i servizi sociali \u00e8 in crescita, raggiungendo i livelli registrati negli anni precedenti la crisi del 2011-2013. 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