{"id":3008,"date":"2020-04-28T12:01:18","date_gmt":"2020-04-28T10:01:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/?p=3008"},"modified":"2020-04-28T12:05:04","modified_gmt":"2020-04-28T10:05:04","slug":"istat-protezione-sociale-in-italia-e-in-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/istat-protezione-sociale-in-italia-e-in-europa\/","title":{"rendered":"Istat: protezione sociale in Italia e in Europa"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"dropcap dropcap3\">L<\/span>a centralit\u00e0 del ruolo della sanit\u00e0 pubblica nel garantire la tutela della salute dei cittadini italiani \u00e8 emersa prepotentemente nella fase di gestione dell\u2019emergenza legata alla diffusione del Covid-19.<\/p>\n<p>A sua volta il sistema ha come pilastro l\u2019erogazione di assistenza gratuita, tramite gli ospedali e le altre strutture del Servizio Sanitario Nazionale, in un\u2019organizzazione complessa che rende la sanit\u00e0 pubblica una delle tre componenti della protezione sociale, insieme alla previdenza e all\u2019assistenza.<\/p>\n<p><strong>Spesa per prestazioni sociali pi\u00f9 che raddoppiata dal 1995<\/strong><\/p>\n<p>Nel 2019, le Amministrazioni pubbliche italiane hanno speso quasi 479 miliardi (in denaro e in natura) per proteggere le famiglie da rischi, eventi o bisogni inclusi nella sfera della protezione sociale (malattia\/salute, invalidit\u00e0, vecchiaia, superstiti, famiglia\/figli, disoccupazione, alloggio e altra esclusione sociale); l\u2019 importo sale a quasi 508 miliardi se si includono anche le prestazioni erogate da Istituzioni private (Fondi pensione complementari, Istituzioni sociali senza scopo di lucro e datori di lavoro privati).<\/p>\n<p><strong>Le prestazioni sociali fornite alle famiglie dalle AP hanno assorbito il 59,1% di tutta la spesa corrente sostenuta nell\u2019anno.<\/strong><\/p>\n<p>Dal 1995 a oggi la spesa per prestazioni sociali \u00e8 pi\u00f9 che raddoppiata e nel 2019 \u00e8 pari a 2,3 volte quella del 1995. La crescita \u00e8 stata particolarmente accentuata nel periodo 1995-2008 (+5,0% in media annua) per poi subire un brusco rallentamento tra il 2009 e il 2019 (+1,9%). L\u2019obiettivo di contenere la spesa pubblica per far fronte alla crisi economica e alle difficolt\u00e0 della finanza pubblica \u00e8 stato perseguito anche con norme mirate a contenere la spesa pensionistica che, rappresentando circa il 60% di tutte le prestazioni sociali, ha determinato il rallentamento complessivo nel periodo.<\/p>\n<p><strong>Alla previdenza quasi due terzi della spesa, meno di un quarto alla sanit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>La previdenza ha sempre rappresentato la prima voce di spesa ma ha visto ridurre il suo peso nel tempo (-4 punti percentuali nell\u2019ultimo anno rispetto al 1995). Nel 2019 ha assorbito il 66,3% delle risorse destinate a prestazioni sociali (317,5 miliardi di euro, il 39,2% della spesa corrente). Alla sanit\u00e0 \u00e8 andato invece il 22,7% (108,5 miliardi di euro, il 13,4% della spesa corrente) e alle prestazioni di tipo assistenziale solo l\u201911% (52,7 miliardi di euro, il 6,5% della spesa corrente).<\/p>\n<p>La sanit\u00e0 ha presentato l\u2019incidenza pi\u00f9 elevata nel primo decennio degli anni 2000, quando assorbiva circa un quarto della spesa totale, con un picco massimo del 26,8% nel 2006. A partire dal 2008 il peso della componente sanitaria si \u00e8 gradualmente ridotto fino a tornare nel 2019 (con il 22,3%) ai livelli degli anni \u201990.<\/p>\n<p>L\u2019assistenza ha visto crescere il suo peso relativo solo negli ultimi dieci anni. Nel 2014 ha superato per la prima volta la soglia del 9% delle prestazioni erogate (dal 7,1% degli anni \u201990) per giungere all\u201911% nel 2019.<\/p>\n<p><strong>Scende il peso delle pensioni nonostante \u2018Quota 100\u2019<\/strong><\/p>\n<p>All\u2019interno delle prestazioni previdenziali, sono sempre le pensioni la componente pi\u00f9 onerosa, con una spesa che assorbe da un massimo del 90,7% nel 2002 a un minimo dell\u201986,6% nel 2019 (pari a 275,1 miliardi); il peso relativo assunto nel 2019 \u00e8 il pi\u00f9 basso dal 1995, nonostante la spesa aggiuntiva dovuta alla misura denominata \u2018Quota 100\u2019 (circa 2,1 miliardi di pensioni, pi\u00f9 altri 600 milioni circa di TFR).<\/p>\n<p>La riduzione della quota per pensioni \u00e8 stata controbilanciata da una crescita nel tempo delle liquidazioni per fine rapporto di lavoro e, soprattutto, delle indennit\u00e0 di disoccupazione, che hanno raggiunto il livello massimo di spesa nel 2019 (12,6 miliardi), mentre la spesa per la Cassa integrazione guadagni (CIG) \u00e8 ritornata a livelli molto bassi, analoghi a quelli precedenti la crisi economica del 2009 (849 milioni).<\/p>\n<p>Le indennit\u00e0 di disoccupazione e le spese per la CIG sono destinate a crescere nel 2020 per effetto dei decreti emanati per il sostegno al reddito dei lavoratori a seguito della chiusura delle attivit\u00e0 economiche per l\u2019emergenza COVID-19.<\/p>\n<p><strong>Erosa negli anni la quota di spesa per l\u2019assistenza ospedaliera<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019assistenza sanitaria erogata da strutture pubbliche assorbe la maggior parte della spesa, il 62,6%, ripartita tra assistenza ospedaliera (35,5%) e altri servizi sanitari (27,3%). Le prestazioni erogate in convenzione da strutture private riguardano invece una pluralit\u00e0 di servizi come l\u2019assistenza medica (10,8% della spesa, di cui generica 6,2% e specialistica 4,6%), l\u2019assistenza ospedaliera in case di cura private (8,9%), altre prestazioni sanitarie in convenzione (7,3%), i farmaci (7%) e l\u2019assistenza riabilitativa, integrativa e protesica (3,3%).<\/p>\n<p>Il peso dell\u2019assistenza sanitaria pubblica \u00e8 rimasto sostanzialmente stabile nel tempo (era 62,4% nel 1995) ma \u00e8 cambiata la sua composizione: l\u2019assistenza ospedaliera ha perso rilevanza (nel 1995 era 40,7%) a favore di altre tipologie di servizi sanitari.<\/p>\n<p>I Farmaci, che oggi occupano il penultimo posto tra le prestazioni sanitarie erogate in convenzione col privato (7%), fino al 2009 erano invece al primo, con il picco massimo del 16,6% nel 2001. Dal 2010, sempre tra le prestazioni in convenzione, \u00e8 invece l\u2019assistenza medico generica e specialistica a rappresentare la quota di spesa pi\u00f9 importante, stabile intorno all\u201911%.<\/p>\n<p><strong>Assegni e sussidi la prima voce di spesa tra le prestazioni assistenziali<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019assistenza sociale viene fornita in prevalenza in denaro (83%) ma anche in natura, sotto forma di servizi erogati direttamente da strutture pubbliche o in convenzione col privato (17%).<\/p>\n<p>Nel 2019, per la prima volta dal 1995, non sono pi\u00f9 le prestazioni a invalidi civili, ciechi e sordomuti ad assorbire la quota maggiore di spesa (35,2%, 16,5 miliardi) ma la categoria degli altri assegni e sussidi (37,8%, 19,9 miliardi). Quest\u2019ultima ha avuto un peso residuale fino al 2013 ma, a partire dal 2014, con l\u2019introduzione del c.d. bonus 80 euro, \u00e8 fortemente cresciuta contribuendo a portare l\u2019intero ammontare speso per assistenza sociale per la prima volta sopra la soglia del 9%; la crescita \u00e8 proseguita fino al 2019, anno in cui ha raggiunto il massimo peso dell\u2019intero periodo (11%) per l\u2019effetto aggiuntivo dell\u2019introduzione del reddito di cittadinanza.<\/p>\n<p>Tra le altre prestazioni assistenziali figurano poi, con il 17% della spesa, quelle erogate sotto forma di servizi (asili nido, case di riposo per gli anziani, supporto alle persone non autosufficienti e molto altro), le pensioni e assegni sociali, cui \u00e8 destinato il 9,8%, e le pensioni di guerra (0,8%).<\/p>\n<p><strong>Protezione sociale finanziata da trasferimenti pubblici e contributi sociali<\/strong><\/p>\n<p>Il sistema della protezione sociale pubblica \u00e8 costato complessivamente 496 miliardi di euro nel 2019: il 96,5% per offrire prestazioni sociali alle famiglie (478,7 miliardi), il 2,1% per i servizi amministrativi, ovvero le spese di funzionamento delle strutture che erogano le prestazioni (10,2 miliardi), l\u20191,4% per altri costi di mantenimento del sistema (7 miliardi).<\/p>\n<p>Il finanziamento prevalente \u00e8 arrivato sotto forma di trasferimenti da parte delle Amministrazioni pubbliche (50,1%) e di contributi sociali (48,3%) e solo in minima parte da altre tipologie di finanziamento, quali trasferimenti da privati, interessi sui prestiti erogati alle famiglie dagli enti di previdenza e altro (complessivamente, l\u20191,6%).<\/p>\n<p>Il peso preponderante delle entrate da trasferimenti pubblici caratterizza il nostro sistema di protezione sociale negli ultimi anni, in cui la sanit\u00e0 e l\u2019assistenza sono integralmente a carico della fiscalit\u00e0 generale mentre la previdenza \u00e8 in larga parte finanziata dal versamento dei contributi sociali.<\/p>\n<p>Fino al 2011 erano invece i contributi sociali a rappresentare la prima fonte di finanziamento. Dall\u2019anno seguente la situazione si capovolge e persiste fino a oggi, nonostante la crescita consistente della riscossione di contributi negli ultimi tre anni (+3,1% annuo in media negli anni 2017-2019), dopo un lungo periodo di dinamica quasi nulla (+0,4% tra il 2009 e il 2016).<\/p>\n<div><b style=\"color: #000000; font-family: Times New Roman, serif; font-size: 16px; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: start; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; background-color: #fdfdfd; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;\"><span style=\"font-size: 14pt; font-family: trebuchet ms, sans-serif; color: #00a3db;\">Italia 12^ in Europa per spesa pro capite, 7^ per spesa in rapporto al Pil<\/span><\/b><\/div>\n<div><\/div>\n<p>Nell\u2019Unione europea ogni abitante riceve in media 8.070 euro all\u2019anno per prestazioni sociali (dati 2017, gli ultimi disponibili per un confronto europeo). Questo importo include le spese sanitarie, le pensioni e tutte le altre tipologie di prestazioni previdenziali e assistenziali. L\u2019Italia rispecchia quasi esattamente il dato medio europeo, essendo pari a 8.041 euro la spesa socio-sanitaria di cui beneficia ciascun residente nel nostro Paese.<\/p>\n<p>Le situazioni sono estremamente diversificate tra i Paesi dell\u2019Unione. La spesa media pro capite pi\u00f9 bassa si osserva in Bulgaria e Romania (rispettivamente, 1.211 e 1.349 euro l\u2019anno), quella pi\u00f9 alta in Lussemburgo, con 20.514 euro, e in Danimarca (15.616 euro l\u2019anno).<\/p>\n<p>Fino al 2008, ultimo anno prima della grande crisi economica, la spesa pro capite era di 6.488 euro in Europa, e ben pi\u00f9 alta della media Ue in Italia (7.073 euro). Tutti i paesi europei, ad eccezione di Grecia e Ungheria, mostrano nel 2017 spese pro capite superiori a quelle del 2008.<\/p>\n<p>Ulteriori differenze tra Paesi europei emergono considerando la spesa in rapporto al Pil. Il Lussemburgo, che \u00e8 il primo paese in termini di spesa pro capite \u00e8 il 15esimo considerando quest\u2019ultimo indicatore, mentre l\u2019Italia occupa il settimo posto in graduatoria (28,0% del Pil) contro il dodicesimo per spesa pro capite. In rapporto al Pil la spesa italiana \u00e8 superiore alla media europea (26,8%) ma inferiore a quella della Francia che \u00e8 in testa alla graduatoria con il 31,7%.<\/p>\n<p><strong>Vecchiaia e malattia i rischi pi\u00f9 protetti in Europa<\/strong><br \/>\nA livello europeo le prestazioni sociali vengono raggruppate in 8 categorie (malattia\/salute, invalidit\u00e0, vecchiaia, superstiti, famiglia\/figli, disoccupazione, alloggio e altra esclusione sociale), a seconda del rischio, evento o bisogno sociale che viene coperto.<br \/>\nTra i rischi inclusi nella protezione sociale, quello pi\u00f9 oneroso in assoluto per quasi tutti i Paesi \u00e8 la vecchiaia che assorbe il 40,5% delle prestazioni erogate nella Ue28 nel 2017; solo Irlanda e Germania fanno eccezione. Pur restando la prima categoria di spesa, al rischio vecchiaia venivano destinate ancora pi\u00f9 risorse fino al 2008, cio\u00e8 prima delle misure adottate per contenere la spesa pensionistica, quando il peso era pari al 47,6%.<\/p>\n<p>L\u2019Italia supera di molto la quota media europea, arrivando al 48,8% delle prestazioni erogate contro il rischio vecchiaia, ma in cima alla graduatoria figurano Grecia (53,2%), Romania (51,8%) e Portogallo (50,7%). All\u2019opposto spiccano per le quote di spesa pi\u00f9 basse l\u2019Irlanda, che gli dedica meno di un terzo delle prestazioni erogate (31,8%), il Lussemburgo (32,0%) e la Germania (32,2%).<\/p>\n<p>Con il 29,5% della spesa per protezione sociale, il secondo rischio maggiormente protetto in Europa \u00e8 quello della malattia\/salute, che include tutte le spese sanitarie erogate ai cittadini dal sistema pubblico o con esso convenzionato e le indennit\u00e0 di malattia e infortuni.<\/p>\n<p>In questo caso l\u2019Italia si colloca sotto la media europea, dedicando alla protezione della salute dei cittadini solo il 23,1% delle prestazioni erogate. Irlanda e Germania spendono in proporzione di pi\u00f9 in ambito sanitario, rispettivamente il 38,9% e il 35,0% e sopra il 30% si attestano anche Malta (34,3%), Slovenia (34,0%), Olanda e Croazia (entrambi, 33,7%).<\/p>\n<p>Francia e Spagna si posizionano sotto la media europea (28,7% e 26,7%) ma le quote sono molto superiori a quella italiana. Fanalino di coda in Europa per spesa sanitaria \u00e8 Cipro con solo il 18,3%, preceduto dalla Grecia (20,3%).<\/p>\n<p>Tra il 2008 e il 2017 la composizione della spesa per protezione sociale \u00e8 cambiata molto nei paesi Ue. Le misure di contenimento della spesa pensionistica (voce principale della categoria vecchiaia) hanno ridotto di 7,2 punti percentuali la quota di spesa per vecchiaia ma anche quelle per la famiglia (-2,3 punti percentuali), per gli invalidi (-1,5), e, in misura minima, per la disoccupazione (-0,1 punti). \u00c8 invece cresciuto il peso delle spese per malattia\/salute (+4,2), per superstiti (+4,1), e in misura minore per alloggio (+1,5) e altre forme di esclusione sociale (+1,4).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La centralit\u00e0 del ruolo della sanit\u00e0 pubblica nel garantire la tutela della salute dei cittadini italiani \u00e8 emersa prepotentemente nella fase di gestione dell\u2019emergenza legata alla diffusione del Covid-19. 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