{"id":3257,"date":"2020-06-03T12:22:48","date_gmt":"2020-06-03T10:22:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/?p=3257"},"modified":"2020-06-03T12:23:19","modified_gmt":"2020-06-03T10:23:19","slug":"istat-milano-e-bolzano-le-province-piu-produttive-ai-primi-posti-per-valore-aggiunto-per-addetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/istat-milano-e-bolzano-le-province-piu-produttive-ai-primi-posti-per-valore-aggiunto-per-addetto\/","title":{"rendered":"Istat: Milano e Bolzano le province pi\u00f9 produttive, ai primi posti per valore aggiunto per addetto"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"dropcap dropcap3\">I<\/span>l valore aggiunto \u00e8 prodotto per il 37,7% al Nord-ovest e il 25,4% nel Nord-est; seguono il Centro con il 20,5% e il Mezzogiorno con il 16,4%.<\/p>\n<p>Nel 2017, Alessandria, Padova e Trieste entrano per la prima volta nelle prime 20 posizioni dei comuni capoluogo per produttivit\u00e0 del lavoro, calcolata come valore aggiunto per addetto.<\/p>\n<p>Il 5% dei comuni pi\u00f9 grandi in termini di popolazione genera il 57,8% del valore aggiunto nazionale.<\/p>\n<p>Nel 2017 la distribuzione territoriale del valore aggiunto generato dal complesso dell\u2019economia resta sostanzialmente invariata rispetto all\u2019anno precedente: il 37,7% proviene dal Nord-ovest e il 25,4% dal Nord-est; seguono il Centro con il 20,5% e il Mezzogiorno con il 16,4%. Rispetto al 2016 la crescita del valore aggiunto delle regioni del Nord ne ha determinato anche un aumento del peso percentuale: +0,2 punti per il Nord-ovest controbilanciato dal calo di 0,2 punti percentuali del Centro, dovuto in particolare alla minor crescita percentuale del valore aggiunto della regione Lazio.<\/p>\n<p>In termini di macro settori, rispetto al 2016 l\u2019industria perde peso nel Mezzogiorno (-0,3 punti percentuali) in favore del Nord-ovest (+0,3 punti), il comparto dei servizi acquista rilevanza economica nel Nord-est e nel Nord-ovest (entrambi +0,2 punto) mentre la riduce al Centro (-0,3).<\/p>\n<p>A livello comunale l\u2019asimmetria nella distribuzione del valore aggiunto si accentua: i comuni pi\u00f9 grandi, al di sopra dei 24.000 abitanti e che costituiscono il 5% del totale dei comuni, racchiudono il 49,2% della popolazione residente, il 55,1% degli addetti e generano il 57,8% del valore aggiunto nazionale. Sono localizzati prevalentemente nei sistemi urbani, in particolare in quelli pluri-specializzati (15,3%), portuali (14,0%) e ad alta specializzazione (11,0%).<\/p>\n<p>L\u2019insieme costituito dal 5% dei comuni pi\u00f9 grandi \u00e8 localizzato principalmente nel Centro (8,1%) dove arrivano a generare tre quarti del valore aggiunto della ripartizione (74,8%), specialmente nel Lazio e in Toscana in cui l\u201989,3% e il 62,7% del valore aggiunto regionale \u00e8 realizzato con il contributo dei sistemi urbani ad alta specializzazione e nei sistemi urbani pluri-specializzati.<\/p>\n<p>Nel Mezzogiorno si trovano il 6,7% dei comuni pi\u00f9 grandi che sviluppano quasi due terzi del valore aggiunto (63,4%), con punte in Puglia (73,5%), Sicilia (72,6%) e Campania (68,7%) nei sistemi urbani pluri-specializzati e prevalentemente portuali.<br \/>\nNel Nord-ovest il 5% dei comuni pi\u00f9 grandi genera oltre la met\u00e0 del valore aggiunto (54,3%) in particolare in Liguria e Lombardia coprono rispettivamente il 69,9% e 53,8% del valore aggiunto, proveniente in larga parte dai sistemi urbani prevalentemente portuali e urbani ad alta specializzazione.<\/p>\n<p>Infine nel Nord-est, dove si deve ai comuni pi\u00f9 grandi meno della met\u00e0 (45,6%) del valore aggiunto della ripartizione, spicca l\u2019Emilia Romagna (57%) principalmente con il contributo dei sistemi urbani ad alta specializzazione.<\/p>\n<p>Rispetto al 2016 il valore aggiunto nazionale delle imprese industriali e dei servizi cresce del 3,9% in termini nominali, un punto percentuale in meno rispetto all\u2019anno precedente. A livello comunale il 45,3% dei comuni registra una crescita del valore aggiunto pari o superiore alla media nazionale. I comuni ad alta crescita di valore aggiunto costituiscono il 51% dei comuni del Nord-est, il 47,6% del Nord-ovest, il 45,3% del Centro e il 39,4% del Mezzogiorno.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di quattro comuni su 10 con produttivit\u00e0 superiore alla media nazionale<\/p>\n<p>Nel 2017 la produttivit\u00e0 apparente del lavoro, misurata dal rapporto di valore aggiunto per addetto, \u00e8 pari a circa 47mila euro su base nazionale. Il 42,2% dei comuni registra alta produttivit\u00e0, cio\u00e8 una produttivit\u00e0 superiore o uguale alla media nazionale.<br \/>\nNel Nord-est i comuni ad alta produttivit\u00e0 rappresentano il 72,8% del totale e caratterizzano principalmente i sistemi locali urbani, sia ad alta specializzazione che prevalentemente portuali, e i sistemi locali specializzati in pelle, cuoio e calzature.<\/p>\n<p>All\u2019opposto, nel Mezzogiorno i comuni ad elevata produttivit\u00e0 rappresentano l\u201911,2% del totale e registrano il pi\u00f9 ampio scostamento medio rispetto alla produttivit\u00e0 della ripartizione (+23.892 euro); caratterizzano principalmente i sistemi locali specializzati nella petrolchimica e farmaceutica, produzione e lavorazione dei metalli e i sistemi urbani portuali. In posizione intermedia il Nord-ovest, dove i comuni ad alta produttivit\u00e0 rappresentano oltre la met\u00e0 della ripartizione (57,5%) e si concentrano in alcune realt\u00e0 produttive come i sistemi locali del legno e mobili (qui sono la totalit\u00e0 dei comuni), e nei sistemi urbani ad alta specializzazione.<\/p>\n<p>Al Centro, i comuni ad alta produttivit\u00e0 rappresentano il 31,3% del totale e contraddistinguono i sistemi urbani plurispecializzati, i sistemi del legno e mobili e quelli dei gioielli, occhiali e strumenti musicali.<\/p>\n<p>La produttivit\u00e0 nel 2017 \u00e8 cresciuta dell\u20191,2%, un punto percentuale in meno rispetto all\u2019anno precedente. Il 48,2% dei comuni registra una crescita della produttivit\u00e0 pari o superiore alla media nazionale, in particolare il 52,9% dei comuni nel Nord-est, il 51,2% nel Nord-ovest, il 49,5% nel Centro e il 41,6% nel Mezzogiorno.<\/p>\n<p>Milano, Bolzano e Alessandria ai primi posti per produttivit\u00e0 del lavoro<\/p>\n<p>Anche per il 2017 nelle prime 20 posizioni in termini di valore aggiunto si attestano soltanto comuni capoluogo, ad eccezione di San Donato Milanese che risulta in 17esima posizione, guadagnando due posizioni rispetto all\u2019anno precedente.<\/p>\n<p>I comuni in classifica, che generano il 29,3% del valore aggiunto nazionale, restano sostanzialmente invariati rispetto al 2016 ma con inversioni di posto tra Bologna (sesta) e Firenze (settima), Modena (12esima) e Brescia (13esima), Bergamo (20esima) e Ravenna (21esima). Quest\u2019ultima esce quindi dalla graduatoria mentre rientra Bergamo.<br \/>\nMilano e Roma si collocano largamente in testa alla classifica dei comuni capoluogo, prevalendo l\u2019uno nei servizi e l\u2019altro nell\u2019industria: da soli, coprono il 15% del valore aggiunto nazionale. Seguono Torino e Genova con un valore aggiunto aggregato rispettivamente pari a 17,8 e 11,5 miliardi di euro e una crescita, rispettivamente, dell\u201911,2% e del 5,3%.<\/p>\n<p>In termini di produttivit\u00e0 apparente del lavoro, Milano e Bolzano si confermano al vertice della graduatoria dei comuni capoluogo, con un incremento rispetto all\u2019anno precedente rispettivamente dello 0,6% e del 3,3%.<\/p>\n<p>Nelle prime 20 posizioni per produttivit\u00e0 del 2017 si registra l\u2019ingresso dei comuni di Alessandria, Padova e Trieste (che entrano per la prima volta nella graduatoria) e l\u2019uscita di Lodi, Ravenna e Brescia. Significative variazioni rispetto al 2016 spiegano l\u2019ascesa di Cremona (quarta posizione), Genova (settima), Pisa (ottava), Torino (decima), Trento (11esima) e Venezia (18esima), e la discesa di Roma (da quarta a quinta), Monza, Siena, Verona, Brindisi, Parma, Bologna.<\/p>\n<p>Sempre riguardo alla produttivit\u00e0 apparente del lavoro, Maranello, in provincia di Modena, connotata dall&#8217;attivit\u00e0 di fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi, ha una produttivit\u00e0 apparente del lavoro pari a 167mila euro. Nel Mezzogiorno spicca il Comune di Sarroch, nella Citt\u00e0 Metropolitana di Cagliari, in cui le attivit\u00e0 economiche sono legate principalmente alla produzione di energia elettrica, raffinazione di petrolio e prodotti chimici, che registra un valore di 153mila euro.<\/p>\n<p>Nel Nord-ovest emerge San Donato Milanese, in provincia di Milano, la cui economia \u00e8 contraddistinta dalla filiera dell\u2019estrazione di petrolio greggio, che registra un valore di 142mila euro. Nel Centro si distingue il comune di Porcari, in provincia di Lucca, con una produttivit\u00e0 apparente del lavoro pari a quasi 83mila euro, concentrata nella fabbricazione della carta.<\/p>\n<p>Manifattura high-tech in un comune su quattro<\/p>\n<p>Le attivit\u00e0 economiche svolte a livello comunale, classificate secondo il contenuto tecnologico della manifattura e l\u2019intensit\u00e0 di conoscenza nei servizi, rivelano l\u2019ampio divario di produttivit\u00e0 mediana tra i comuni nella manifattura a basso e medio-basso contenuto tecnologico rispetto a quella ad elevato contenuto tecnologico.<\/p>\n<p>La manifattura a medio-alto contenuto tecnologico, localizzata nel 64,3% dei comuni, registra il valore mediano di produttivit\u00e0 apparente del lavoro pi\u00f9 elevato, pari a circa 48.400 euro, con una medio-alta diffusione sul territorio (Figura 3). Il 10,6% di questi comuni \u00e8 collocato nei sistemi locali urbani pluri-specializzati e il 9,0% in quelli di fabbricazione di macchine.<\/p>\n<p>Segue la manifattura ad elevato contenuto tecnologico, con una produttivit\u00e0 mediana pari a circa 48.000 euro che si distingue dagli altri segmenti tecnologici della manifattura per la maggiore variabilit\u00e0 nella distribuzione tra i comuni e per la minore diffusione sul territorio, risultando concentrata in solo un comune su quattro. L\u201911,8% di questi comuni \u00e8 presente nei sistemi locali urbani pluri-specializzati, il 10,5% nei sistemi locali urbani ad alta specializzazione e il 10,0% in quelli della petrolchimica e farmaceutica.<\/p>\n<p>La variabilit\u00e0 delle distribuzioni comunali dei servizi \u00e8 ampiamente minore rispetto a quella della manifattura. Nei servizi ad alto contenuto di conoscenza la produttivit\u00e0 mediana \u00e8 pressoch\u00e9 omogenea ma c\u2019\u00e8 maggior variabilit\u00e0 nei servizi specializzati nell\u2019alta tecnologia e in quelli finanziari rispetto ai servizi di mercato e agli altri servizi ad alta intensit\u00e0 di conoscenza. Proprio questi ultimi due settori presentano una diffusione territoriale molto elevata, risultando localizzati rispettivamente nel 96,0% e nel 93,5% dei comuni italiani, a fronte del 73,2% di comuni che operano nei servizi finanziari e del 70,0% nei servizi ad alta tecnologia.<\/p>\n<p>Relativamente alle ultime due tipologie di servizi, l\u2019incidenza maggiore si rileva nei sistemi locali urbani (sia in quelli pluri-specializzati sia in quelli non specializzati).<br \/>\nI comuni in cui si registra la presenza dei servizi a basso contenuto di conoscenza, largamente pi\u00f9 diffusa sul territorio, mostrano infine una distribuzione meno variabile e si attestano attorno a livelli di produttivit\u00e0 mediani di poco superiori ai 20.000 euro per addetto.<\/p>\n<p>In Lombardia la quota maggiore di valore aggiunto prodotto da multinazionali.<\/p>\n<p>Le unit\u00e0 locali di imprese appartenenti a gruppi multinazionali esteri rappresentano meno dell\u20191% delle unit\u00e0 locali del Paese e generano il 15,3% del valore aggiunto nazionale. Oltre la met\u00e0 sono concentrate in Lombardia e nel Lazio e assorbono oltre un quinto del valore aggiunto delle rispettive economie regionali.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 contenuto il ruolo delle multinazionali estere nelle regioni del Mezzogiorno in termini di quota di valore aggiunto prodotto sul totale delle unit\u00e0 locali di multinazionali estere. Tuttavia in regioni come l\u2019Abruzzo e la Sardegna le unit\u00e0 locali di multinazionali estere generano quote di valore aggiunto delle rispettive economie regionali pari rispettivamente al 10,7 e al 9,9%.<\/p>\n<p>Considerando il solo settore industriale, le unit\u00e0 di multinazionali estere localizzate nel Lazio e in Piemonte producono un valore aggiunto che supera per entrambe il 18% del valore aggiunto regionale dell\u2019industria. Segue la Liguria con 17,2%, la Lombardia (15,6%), l\u2019Abruzzo (14,7%) e la Toscana (14,2%).<\/p>\n<p>Nei servizi, le unit\u00e0 locali di multinazionali estere della Lombardia generano oltre un quarto del valore aggiunto regionale, quelle del Lazio il 21,7% e quelle della Liguria il 20,2%.<br \/>\nLe unit\u00e0 locali di gruppi multinazionali italiani, pari all&#8217;1,1% del totale nazionale, forniscono un contributo di quasi il 21% al valore aggiunto dell\u2019intera economia. Le regioni che pi\u00f9 contribuiscono a tale risultato sono la Lombardia con il 25,2% di valore aggiunto del totale prodotto dai gruppi multinazionali italiani, l\u2019Emilia-Romagna con il 13% e il Lazio con il 10,7% .<\/p>\n<p>Anche in questo caso sono molto contenute le quote del Mezzogiorno sull\u2019intera economia, ma \u00e8 interessante l\u2019analisi regionale. In Basilicata, dove \u00e8 nota la presenza di gruppi multinazionali italiani, il valore aggiunto prodotto dalle unit\u00e0 locali di imprese multinazionali italiane supera il 28% del totale regionale, quota che raggiunge il 45% nel settore industriale.<\/p>\n<p>In Liguria unit\u00e0 locali pi\u00f9 grandi di multinazionali estere, italiane in Basilicata<\/p>\n<p>La differenza strutturale tra imprese di gruppi multinazionali e imprese non internazionalizzate \u00e8 confermata a livello territoriale dall\u2019analisi per unit\u00e0 locale.<br \/>\nLe unit\u00e0 locali di multinazionali sia estere sia italiane sono pi\u00f9 grandi in ogni regione, caratteristica che assume forme ancora pi\u00f9 nette in alcuni territori. Per le multinazionali estere, la regione che registra la maggiore differenziazione \u00e8 la Liguria (quasi 46 addetti delle multinazionali estere rispetto a 2,8 addetti delle imprese domestiche), dove \u00e8 nota la presenza di multinazionali attive nel settore del trasporto marittimo e nella fabbricazione di altri mezzi di trasporto.<\/p>\n<p>Da segnalare nel Mezzogiorno l\u2019Abruzzo (32,8 addetti rispetto a 2,8) in cui sono presenti multinazionali attive nella fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi e nel settore tessile, e la Puglia (27 addetti rispetto a 2,8) con importanti presenze nel settore farmaceutico e nella fabbricazione di mezzi di trasporto.<\/p>\n<p>Per le multinazionali Italiane, la Basilicata, con oltre 70 addetti, presenta la dimensione media maggiore (24,8 addetti per le unit\u00e0 locali di multinazionali estere e 2,7 addetti per le imprese non internazionalizzate).<\/p>\n<p>Il costo del lavoro pro-capite delle unit\u00e0 locali delle multinazionali estere e italiane \u00e8 superiore a quello delle imprese domestiche in ogni regione. La regione in cui il costo del lavoro pro-capite presenta valori pi\u00f9 elevati \u00e8 la Lombardia (61mila euro) mentre il costo del lavoro pro-capite pi\u00f9 basso e prossimo a quello delle imprese non internazionalizzate si registra in Liguria (33,9mila euro).<\/p>\n<p>Per le unit\u00e0 di gruppi multinazionali italiani, il Lazio \u00e8 la regione con retribuzione media pi\u00f9 alta (58mila euro), la Calabria quella con il livello pi\u00f9 basso (38,4mila euro).<br \/>\nAnche la produttivit\u00e0 del lavoro delle unit\u00e0 locali delle multinazionali italiane ed estere \u00e8 mediamente pi\u00f9 elevata rispetto a quella delle restanti unit\u00e0 locali. Il Lazio \u00e8 la regione in cui i livelli di produttivit\u00e0 sono pi\u00f9 elevati (121mila euro per le estere, 124mila per le italiane), superiori di oltre 3,5 volte a quelli delle unit\u00e0 locali di imprese nazionali (34mila euro per addetto) .<\/p>\n<p>Segue la Lombardia, con quasi 103mila euro per la produttivit\u00e0 delle unit\u00e0 locali di gruppi esteri e quasi 102mila per i gruppi multinazionali italiani, che tuttavia ha un differenziale ridotto con le imprese domestiche, la cui produttivit\u00e0 \u00e8 pari a 45mila euro. Risultato confermato in tutte le regioni del Nord Italia e accentuato nella Provincia di Bolzano dove si riscontrano i valori pi\u00f9 vicini: quasi 79mila euro per i gruppi esteri, quasi 83mila per le multinazionali italiane e quasi 55mila per le unit\u00e0 locali di imprese non internazionalizzate.<\/p>\n<p>Da segnalare, viceversa, il differenziale positivo della produttivit\u00e0 nella maggior parte delle regioni del Mezzogiorno a favore delle unit\u00e0 locali di multinazionali italiane. In Puglia quasi 96mila euro rispetto a 27mila, in Calabria 86mila rispetto a 25mila, in Sicilia 90mila rispetto a 27mila e in Sardegna quasi 109mila rispetto a 28mila.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il valore aggiunto \u00e8 prodotto per il 37,7% al Nord-ovest e il 25,4% nel Nord-est; seguono il Centro con il 20,5% e il Mezzogiorno con il 16,4%. 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