{"id":3301,"date":"2020-06-09T11:16:43","date_gmt":"2020-06-09T09:16:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/?p=3301"},"modified":"2020-06-09T11:16:43","modified_gmt":"2020-06-09T09:16:43","slug":"nel-2019-spesa-media-mensile-a-2-560-euro-stabile-rispetto-allanno-precedente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/nel-2019-spesa-media-mensile-a-2-560-euro-stabile-rispetto-allanno-precedente\/","title":{"rendered":"Nel 2019 spesa media mensile a 2.560 euro, stabile rispetto all\u2019anno precedente"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"dropcap dropcap3\">L<\/span>a stima della spesa media mensile per consumi delle famiglie residenti in Italia \u00e8 pari a 2.560 euro in valori correnti. La met\u00e0 delle famiglie spende pi\u00f9 di 2.159 euro al mese.<\/p>\n<p>Pur in attenuazione, restano ampi i divari territoriali. Nel Nord-ovest si spendono circa 740 euro in pi\u00f9 (800 nel 2018) rispetto a Sud e Isole.<\/p>\n<p>Secondo prime stime provvisorie, escludendo le spese alimentari e per l\u2019abitazione, nel primo trimestre del 2020 la spesa media mensile \u00e8 diminuita di oltre il 12% rispetto al corrispondente trimestre dell\u2019anno precedente per effetto della crisi sanitaria.<\/p>\n<p>In Italia stabile la spesa per consumi delle famiglie ma il 2020 apre in forte calo<br \/>\nNel 2019, la stima della spesa media mensile delle famiglie residenti in Italia \u00e8 di 2.560 euro mensili in valori correnti, sostanzialmente invariata rispetto al 2018 (-0,4%) e sempre lontana dai livelli del 2011 (2.640 euro mensili), cui avevano fatto seguito due anni di forte contrazione non recuperata negli anni successivi.<\/p>\n<p>Considerando la dinamica inflazionistica (+0,6% la variazione dell\u2019indice dei prezzi al consumo per l\u2019intera collettivit\u00e0 nazionale, NIC), in termini reali la spesa cala dell\u20191,0%, diminuendo per il secondo anno consecutivo dopo la moderata dinamica positiva osservata dal 2014 al 2017.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 la distribuzione dei consumi \u00e8 asimmetrica e pi\u00f9 concentrata nei livelli medio-bassi, la maggioranza delle famiglie ha speso un importo inferiore al valore medio. Se si osserva il valore mediano (il livello di spesa per consumi che divide il numero di famiglie in due parti uguali), il 50% delle famiglie residenti in Italia ha speso nel 2019 una cifra non superiore a 2.159 euro, sostanzialmente invariata rispetto ai 2.153 euro del 2018.<\/p>\n<p>La composizione della spesa corrente \u00e8 stabile rispetto al 2018: la spesa per Abitazione, acqua, elettricit\u00e0 e altri combustibili continua ad avere la quota pi\u00f9 rilevante (35,0% della spesa totale), seguita dalla spesa per prodotti Alimentari e bevande analcoliche (18,1%) e da quella per Trasporti (11,3%).<\/p>\n<p>Coerentemente con le linee guida internazionali e con i Report precedenti, nella spesa per l\u2019abitazione \u00e8 compreso l\u2019importo degli affitti figurativi, cio\u00e8 la spesa che le famiglie dovrebbero sostenere per prendere in affitto un&#8217;abitazione con caratteristiche identiche a quella in cui vivono e di cui sono proprietarie, usufruttuarie o che hanno in uso gratuito. Anche al netto di tale posta, nel 2019 la spesa media familiare in termini correnti (1.982 euro) \u00e8 stabile rispetto al 2018.<\/p>\n<p>Le famiglie hanno speso per prodotti Alimentari e bevande analcoliche in media 464 euro mensili, senza sostanziali differenze rispetto ai 462 euro del 2018. Pi\u00f9 in dettaglio, un aumento significativo di spesa si registra per i vegetali (63 euro mensili, +2,0% rispetto all\u2019anno precedente), che rappresentano il 2,5% della spesa totale, dopo carni (3,8% della spesa complessiva) e pane e cereali (3,0%).<\/p>\n<p>Solo la spesa per frutta (che pesa sulla spesa totale per l\u20191,6%) diminuisce significativamente nel 2019 (42 euro mensili, -2,5% sul 2018).<\/p>\n<p>Le stime preliminari del primo trimestre 2020 mostrano che le misure di contenimento della diffusione del Covid-19 hanno prodotto un calo di circa il 4% della spesa media mensile rispetto allo stesso periodo dell\u2019anno precedente; in particolare, la marcata riduzione dell\u2019offerta e della domanda commerciale al dettaglio ha determinato una flessione delle spese diverse da quelle per prodotti alimentari e per l\u2019abitazione di oltre il 12% rispetto al primo trimestre 2019.<\/p>\n<p>La spesa per beni e servizi non alimentari \u00e8 pari a 2.096 euro mensili, anche questa stabile rispetto al 2018 (2.110 euro). Per Abitazione, acqua, elettricit\u00e0 e altri combustibili, manutenzione ordinaria e straordinaria la spesa resta invariata rispetto all\u2019anno precedente e pari a 896 euro, di cui 578 euro di affitti figurativi.<\/p>\n<p>Tra le spese non alimentari, le quote pi\u00f9 rilevanti dopo l\u2019abitazione sono destinate a Trasporti (11,3%, 288 euro) e ad Altri beni e servizi (cura della persona, effetti personali, servizi di assistenza sociale, assicurazioni e servizi finanziari; 7,4% della spesa totale): questi ultimi, rispetto al 2018, crescono del 3,2%, attestandosi a 190 euro mensili.<br \/>\nSeguono: Servizi ricettivi e di ristorazione e Ricreazione, spettacoli e cultura (entrambe le voci pari a circa il 5,0% del totale e leggermente al di sotto dei 130 euro mensili); Servizi sanitari e spese per la salute (4,6%, 118 euro mensili); Abbigliamento e calzature (4,5% della spesa complessiva, 115 euro mensili), in calo del 3,6% rispetto all\u2019anno precedente, soprattutto nel Nord-ovest (-10,9%, da 129 a 115 euro mensili); Mobili, articoli e servizi per la casa (4,3%, 110 euro).<\/p>\n<p>Infine, la spesa per Comunicazioni (2,3% della spesa totale, pari a 59 euro mensili), che continua la contrazione iniziata nel 2018 (-2,5% rispetto al 2017): nel 2019, rispetto all\u2019anno precedente, registra infatti un -4,4%, che diventa -6,2% nel Nord-est (dove si passa da 64 a 60 euro mensili).<\/p>\n<p>Ancora ampi ma in leggero calo i divari territoriali<br \/>\nNel 2019, anche se in lieve attenuazione, permangono i ben noti divari territoriali che si devono far risalire a un insieme di fattori di natura economica e sociale (redditi, livello dei prezzi al consumo, abitudini e comportamenti di spesa).<\/p>\n<p>I livelli di spesa pi\u00f9 elevati, e superiori alla media nazionale, continuano a registrarsi nel Nord-ovest (2.810 euro), nel Nord-est (2.790) e nel Centro (2.754 euro); pi\u00f9 bassi, e inferiori alla media nazionale, nelle Isole (2.071 euro) e nel Sud (2.068 euro). Rispetto a Sud e Isole, nel Nord-ovest si spendono, mediamente, in termini assoluti, circa 740 euro in pi\u00f9, quasi il 36% in pi\u00f9 in termini relativi.<\/p>\n<p>Nel Sud e nelle Isole, dove le disponibilit\u00e0 economiche sono generalmente minori, a pesare di pi\u00f9 sulla spesa delle famiglie sono le voci destinate al soddisfacimento dei bisogni primari quali, ad esempio, quelle per Alimentari e bevande analcoliche: rispetto alla media nazionale (18,1%), questa quota di spesa pesa il 23,3% nel Sud e il 21,4% nelle Isole mentre si ferma al 15,9% nel Nord-est.<\/p>\n<p>Nel Sud si registra tradizionalmente anche la quota di spesa pi\u00f9 elevata per Bevande alcoliche e tabacchi rispetto al resto del Paese (mediamente pari, tra il 2014 e il 2019, al 2,2%, contro l\u20191,8% a livello nazionale); tuttavia, nel 2019 questa spesa scende nel Sud da 48 a 45 euro mensili (-6,8% rispetto al 2018), fondamentalmente a causa del calo della spesa per sigarette, che passa da 27 a 24 euro mensili, segnando dunque una contrazione del 9,8% rispetto all\u2019anno precedente.<\/p>\n<p>Le regioni con la spesa media mensile pi\u00f9 elevata nel 2019 sono Trentino-Alto Adige (2.992 euro), Lombardia (2.965 euro) e Toscana (2.922); in particolare, nel Trentino-Alto Adige si registra, rispetto al resto del Paese, la quota di spesa pi\u00f9 alta destinata a Servizi ricettivi e di ristorazione (6,8%; la media nazionale \u00e8 5,1%).<\/p>\n<p>Puglia e Calabria sono le regioni con la spesa pi\u00f9 contenuta, rispettivamente 1.996 e 1.999 euro mensili, quasi mille euro in meno del Trentino-Alto Adige.<\/p>\n<p>In Puglia si osserva la quota pi\u00f9 bassa destinata a Ricreazione, spettacoli e cultura (3,2%, contro una media nazionale del 5,0%) e in Calabria la quota pi\u00f9 alta per Alimentari e bevande analcoliche (25,0%).<\/p>\n<p>I livelli e la composizione della spesa variano a seconda della tipologia del comune di residenza. Anche nel 2019, nei comuni centro di area metropolitana le famiglie spendono di pi\u00f9: 2.909 euro mensili, +328 euro rispetto alle famiglie residenti nei comuni periferici delle aree metropolitane e in quelli con almeno 50mila abitanti (cio\u00e8 il 12,7% in pi\u00f9, nel 2018 era l\u20198,6%) e +466 euro rispetto alle famiglie residenti nei comuni fino a 50mila abitanti che non appartengono alla cerchia periferica delle aree metropolitane (il 19,1% in pi\u00f9, nel 2018 era il 17,0%). Rispetto al 2018, i divari tra i comuni centro delle aree metropolitane e tutti gli altri comuni si sono dunque leggermente ampliati.<\/p>\n<p>Nei comuni centro di area metropolitana si registra anche nel 2019 la quota di spesa pi\u00f9 bassa destinata ad Alimentari e bevande analcoliche (15,2%, contro il 19,2% dei comuni fino a 50mila abitanti che non appartengono alla cerchia periferica delle aree metropolitane); lo stesso vale per le quote di spesa destinate ad Abbigliamento e calzature (rispettivamente 3,7% e 4,8%) e Trasporti (9,3% contro 12,1%).<\/p>\n<p>Al contrario, nei comuni centro di area metropolitana si registrano le quote pi\u00f9 elevate di spesa per Abitazione, acqua, elettricit\u00e0, gas e altri combustibili (40,5%, molto sopra il dato medio nazionale, contro il 32,9% dei comuni fino a 50mila abitanti che non appartengono alla cerchia periferica delle aree metropolitane) e per Servizi ricettivi e di ristorazione (rispettivamente 5,4% e 4,9%).<\/p>\n<p>Le quote di spesa destinate alle altre tipologie di beni e servizi non registrano, invece, particolari differenze al variare del tipo di comune di residenza.<\/p>\n<p>Le famiglie limitano la spesa per abbigliamento e calzature<br \/>\nLe famiglie residenti possono mutare nel tempo le proprie abitudini di consumo, sia per il modificarsi della loro struttura sia perch\u00e9 intervengono cambiamenti nelle preferenze o nella disponibilit\u00e0 economica. Nondimeno, il cambiamento assume forza e contorni diversi a seconda della voce di spesa considerata.<\/p>\n<p>La spesa per visite mediche e accertamenti periodici, in larga misura incomprimibile, \u00e8 quella sulla quale si agisce meno per provare a limitarne l\u2019esborso.<\/p>\n<p>La quota pi\u00f9 elevata di famiglie in affitto si registra nei comuni centro di area metropolitana (26,2%) e nei comuni periferici delle aree metropolitane e in quelli con almeno 50mila abitanti (21,5%), rispetto al 14,6% dei comuni fino a 50mila abitanti che non appartengono alla cerchia periferica delle aree metropolitane. Nei comuni centro di area metropolitana si paga mediamente un affitto pari a 493 euro mensili, 76 euro in pi\u00f9 della media dei comuni periferia delle aree metropolitane e dei comuni con almeno 50mila abitanti, e 128 euro in pi\u00f9 dei comuni fino a 50mila abitanti che non fanno parte della periferia delle aree metropolitane.<\/p>\n<p>Paga un mutuo una famiglia proprietaria su cinque<br \/>\nPaga un mutuo il 19,7% delle famiglie che vivono in abitazioni di propriet\u00e0 (circa 3,7 milioni). Tale quota \u00e8 maggiore al Nord (26,6% nel Nord-ovest e 23,1% nel Nord-est) e nel Centro (20,5%) rispetto a Sud (10,9%) e Isole (11,6%). Dal punto di vista economico e contabile, questa voce di bilancio \u00e8 un investimento, e non rientra quindi nel computo della spesa per consumi; ciononostante, per le famiglie che lo sostengono rappresenta un esborso consistente e pari, in media, a 545 euro mensili.<\/p>\n<p>La spesa per consumi, comprensiva degli affitti figurativi, \u00e8 molto differenziata in base al titolo di godimento dell\u2019abitazione (affitto; propriet\u00e0; usufrutto o uso gratuito): \u00e8 di 2.787 euro mensili per le famiglie in abitazione di propriet\u00e0 (di cui il 35,5% destinato ad Abitazione, acqua, elettricit\u00e0, gas e altri combustibili); si attesta a 2.150 euro mensili per le famiglie in usufrutto o uso gratuito (il 33,3% dei quali destinati al capitolo abitazione); per le famiglie in affitto \u00e8 1.882 euro mensili (con l\u2019abitazione che pesa per il 33,2%, di cui due terzi per l\u2019affitto dell\u2019abitazione principale, pari a oltre un quinto della spesa complessiva).<\/p>\n<p>Al netto degli affitti figurativi, la spesa per consumi sostenuta dalle famiglie scende a 2.065 euro per le proprietarie e a 1.612 per quelle in usufrutto o uso gratuito; conseguentemente, cambia anche la quota destinata all\u2019abitazione: passa infatti, rispettivamente, dal 35,5% al 12,9% per le prime e dal 33,3% all\u201911,0% per le seconde.<br \/>\nConsiderando, quindi, i soli esborsi monetari, le famiglie in affitto hanno, rispetto al resto delle famiglie, minori risorse da destinare agli altri capitoli di spesa; ci\u00f2 vale in particolare per le quote destinate a Trasporti (11,2% rispetto al 15,3% delle altre famiglie proprietarie, in usufrutto o in uso gratuito), Servizi ricettivi e di ristorazione (5,1% contro 6,9%), Abbigliamento e calzature (4,6% contro 6,0%), Ricreazione, spettacoli e cultura (4,5% contro 6,8%), Servizi sanitari e per la salute (4,3% contro 6,3%), e Mobili, articoli e altri servizi per la casa (3,9% contro 5,9%).<\/p>\n<p>In diminuzione la disuguaglianza della spesa per consumi<br \/>\nUn confronto tra le spese delle famiglie in termini distributivi pu\u00f2 essere operato utilizzando la spesa familiare equivalente, che tiene conto del fatto che nuclei familiari di numerosit\u00e0 differente hanno anche differenti livelli e bisogni di spesa. La spesa familiare \u00e8 resa equivalente mediante opportuni coefficienti (scala di equivalenza, cfr. Glossario) che permettono confronti fra i livelli di spesa di famiglie di diversa ampiezza. Se si ordinano le famiglie in base alla spesa equivalente, \u00e8 possibile dividerle in cinque gruppi di uguale numerosit\u00e0 (quinti): il primo quinto comprende il 20% delle famiglie con la spesa equivalente pi\u00f9 bassa (famiglie meno abbienti), l\u2019ultimo quinto il 20% di famiglie con la spesa equivalente pi\u00f9 elevata (famiglie pi\u00f9 abbienti).<\/p>\n<p>In un\u2019ipotetica situazione di perfetta uguaglianza, ogni quinto avrebbe una quota di spesa pari al 20% della spesa complessivamente sostenuta dal totale delle famiglie residenti. Anche nel 2019, i primi tre quinti delle famiglie spendono, invece, meno del 20% mentre i due quinti pi\u00f9 elevati spendono pi\u00f9 del 20%. In particolare, le famiglie con spese pi\u00f9 basse (primo quinto) spendono solo il 7,9% della spesa totale (7,8% nel 2018) mentre quelle dell\u2019ultimo quinto il 39,4% (come nel 2018). Vista in altra maniera, il primo quinto delle famiglie spende meno del 40% di quanto avrebbe dovuto spendere perch\u00e9 ci si trovasse in una situazione di equidistribuzione, mentre l\u2019ultimo quinto quasi il doppio.<\/p>\n<p>Il rapporto tra la spesa totale equivalente delle famiglie del primo quinto e quella delle famiglie dell\u2019ultimo quinto \u00e8 un indice di disuguaglianza analogo al rapporto interquintilico, uno degli indicatori maggiormente utilizzati per la misurazione della disuguaglianza nella distribuzione dei redditi. Le famiglie con una spesa pi\u00f9 elevata hanno un livello di spesa equivalente complessiva pari a 5,0 volte quella delle famiglie del primo quinto (5,1 nel 2018, 5,2 nel 2017, 5,0 nel 2016, 4,9 sia nel 2015 sia nel 2014, 4,8 nel 2013). Nel 2019, quindi, si conferma la leggera diminuzione della disuguaglianza gi\u00e0 registrata nel 2018 per la prima volta dal 2013.<\/p>\n<p>Le famiglie si distribuiscono nei quinti di spesa equivalente, definiti a livello nazionale, in maniera differente sul territorio. Appartengono al quinto di spesa pi\u00f9 elevato il 26,2% delle famiglie del Nord-ovest (27,4% nel 2018), il 23,0% di quelle del Nord-est (23,5% nel 2018) e il 24,5% delle famiglie del Centro (23,2% nel 2018), contro il 9,3% delle famiglie del Sud (l\u20198,7% nel 2018) e il 10,8% di quelle delle Isole (10,1% nel 2018).<br \/>\nPur restando le famiglie del Centro-Nord caratterizzate da una maggiore presenza nei quinti di spesa pi\u00f9 elevati, la distanza da quelle del Mezzogiorno sembra quindi ridursi. Tuttavia, pi\u00f9 di un terzo delle famiglie del Mezzogiorno (35,2% nel Sud e 34,1% nelle Isole) si posiziona ancora nel primo quinto, contro il 14,4% del Centro, il 12,3% del Nord-ovest e il 12,9% del Nord-est.<\/p>\n<p>Nei comuni centro di area metropolitana la distribuzione delle spese equivalenti \u00e8 spostata sui quinti pi\u00f9 elevati (32,8% delle famiglie nell\u2019ultimo quinto, 14,7% nel primo), mentre nelle altre tipologie comunali la distribuzione \u00e8 pi\u00f9 equa (fermo restando che nei comuni pi\u00f9 piccoli si \u00e8 pi\u00f9 spesso nel quinto pi\u00f9 basso, 22,4%, che nel quinto pi\u00f9 elevato, 16,1%).<\/p>\n<p>Spesa reale gi\u00f9 a livello nazionale ma cresce per le famiglie meno abbienti<br \/>\nNegli ultimi due anni si \u00e8 invertito il trend di aumento della disuguaglianza complessiva, registrato a partire dal 2013. Tuttavia, nello stesso arco temporale, si \u00e8 anche invertita la moderata dinamica positiva delle spese per consumi in termini reali (a prezzi costanti con base 2013).<\/p>\n<p>Infatti, deflazionando le spese per tenere conto della dinamica inflazionistica per classi di spesa delle famiglie (calcolata sull\u2019indice armonizzato dei prezzi al consumo \u2013 IPCA), la spesa media nazionale \u00e8 scesa dell\u20191,6% rispetto al 2017.<\/p>\n<p>Solo le famiglie appartenenti al primo quinto mostrano un aumento significativo delle proprie spese equivalenti (+1,2%), nonostante il loro tasso di inflazione specifico sia stato il pi\u00f9 elevato (+2,1%, contro una media nazionale del +1,9%). Per le famiglie del secondo e del terzo quinto l\u2019andamento \u00e8 sostanzialmente stabile rispetto al 2017, mentre per quelle dei quinti pi\u00f9 benestanti le spese per consumi in termini reali diminuiscono (-2,1% il quarto quinto e -2,9% il quinto pi\u00f9 elevato).<\/p>\n<p>Estendendo l\u2019analisi a partire dal 2013, anno di picco negativo dei consumi delle famiglie (dopo il quale si \u00e8 registrato un periodo di moderata crescita positiva dei consumi reali fino al 2017), la situazione cambia. Tenendo conto della dinamica inflazionistica differenziata per classi di spesa delle famiglie, nonostante l\u2019incremento dei prezzi nel 2019, rispetto al 2013, sia stato pi\u00f9 accentuato per le classi di spesa pi\u00f9 elevate (per il quinto pi\u00f9 abbiente, +4,0%) che per le classi di spesa pi\u00f9 basse (+2,8% per il quinto meno abbiente), le famiglie appartenenti al quinto pi\u00f9 alto hanno aumentato le spese equivalenti reali del 3,0%, e sono le uniche a registrare un aumento maggiore rispetto al dato complessivo nazionale (+1,4%). Le famiglie del secondo e del terzo quinto mostrano aumenti intorno all\u20191%, mentre le famiglie del primo quinto hanno un calo della spesa equivalente dello 0,8%.<\/p>\n<p>La lieve riduzione della disuguaglianza osservata nel 2018 e nel 2019 non compensa del tutto, quindi, l\u2019ampliamento che si era registrato a partire dal 2013 fino al 2017, accentuatosi, in particolare, tra il 2016 e il 2017.<\/p>\n<p>Tenendo conto dell\u2019intero periodo, la moderata dinamica positiva delle spese equivalenti per consumi in termini reali \u00e8 in larga misura determinata dalle famiglie con maggiore capacit\u00e0 di spesa (ultimo quinto) mentre le famiglie con spese basse (primo quinto) hanno visto, pur con l\u2019inversione degli ultimi due anni, peggiorare la propria situazione. Le famiglie con spese medio-basse (secondo quinto) e con spese medie (terzo quinto) hanno leggermente migliorato la propria situazione (rispettivamente +0,8% e +1,0% sulle spese equivalenti), che invece \u00e8 rimasta sostanzialmente invariata per quelle con spese medio-alte (quarto quinto) (-0,1%).<\/p>\n<p>Tra le famiglie che un anno prima dell\u2019intervista sostenevano gi\u00e0 questa spesa, il 15,5% ha dichiarato di aver speso meno (16,1% nel 2018), con forti differenziazioni territoriali, peraltro gi\u00e0 osservate nel 2018: il 9,7% nel Nord, il 15,1% nel Centro e il 24,8% nel Mezzogiorno. Per contro, il 6,4% delle famiglie riporta di aver aumentato la spesa sanitaria.<br \/>\nTra le famiglie che gi\u00e0 sostenevano spese per carburanti, quasi i tre quarti (74,2%) non hanno mutato il proprio comportamento di spesa (80,1% nel Nord, percentuale pi\u00f9 alta rispetto al 2018, e 64,1% nel Mezzogiorno, dato analogo all\u2019anno precedente); il 22,5% ha, invece, provato a limitare questa voce (il 26,3% nel Mezzogiorno).<\/p>\n<p>Anche nel 2019 la voce di spesa che le famiglie cercano maggiormente di contenere \u00e8 Abbigliamento e calzature, sebbene il dato sia in leggero calo rispetto al 2018. Il 45,1% di quante acquistavano gi\u00e0 questi beni un anno prima dell\u2019intervista ha infatti modificato le proprie abitudini, provando a limitare la spesa (48,9% nel 2018), anche in questo caso con forti differenziazioni territoriali: si prova a risparmiare di pi\u00f9 nel Mezzogiorno (59,7% contro 62,7% del 2018) rispetto al Centro (42,4% da 47,6%) e soprattutto al Nord (36,6% da 40,3% nel 2018).<\/p>\n<p>Il 37,5% delle famiglie che gi\u00e0 sostenevano spese per viaggi e vacanze ha provato a ridurle, con un massimo del 52,8% nel Mezzogiorno. Tale spesa \u00e8 comunque, tra le voci considerate, quella con la minore percentuale di famiglie che la sostenevano gi\u00e0 un anno prima dell\u2019intervista (58,5%).<\/p>\n<p>Infine, relativamente alle abitudini in fatto di spesa alimentare, il 69,6% delle famiglie non le ha modificate rispetto a un anno prima, quota che sale al 76,5% nel Nord e scende al 57,7% nel Mezzogiorno.<\/p>\n<p>In crescita la spesa delle famiglie numerose<br \/>\nLa spesa media mensile aumenta al crescere dell\u2019ampiezza familiare anche se, per la presenza di economie di scala, l\u2019incremento \u00e8 meno che proporzionale rispetto all\u2019aumentare del numero di componenti. Nel 2019, la spesa media mensile per una famiglia di una sola persona \u00e8 pari a 1.815 euro, ovvero il 69% circa di quella delle famiglie di due componenti e il 61% circa di quella delle famiglie di tre componenti.<\/p>\n<p>All\u2019aumentare dell\u2019ampiezza familiare cresce il peso delle voci meno suscettibili di economie di scala (ad esempio, prodotti alimentari e bevande analcoliche) e diminuisce quello delle voci nelle quali \u00e8 possibile ottenere le maggiori economie: ad esempio, per la quota di spesa destinata ad Abitazione, acqua, elettricit\u00e0, gas e altri combustibili si passa dal 42,9% delle famiglie monocomponente al 28,0% di quelle con cinque o pi\u00f9 componenti.<br \/>\nRispetto al 2018, solo le famiglie con cinque o pi\u00f9 componenti hanno aumentato significativamente la propria spesa per consumi (+5,9%).<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le differenti tipologie familiari, i livelli di spesa pi\u00f9 bassi si registrano per le famiglie di un solo componente con 65 anni e pi\u00f9 (1.661 euro mensili). Rispetto al 2018, sono le persone sole di 35-64 anni ad aver aumentato significativamente la loro spesa complessiva (+5,4%).<\/p>\n<p>La spesa per Alimentari e bevande analcoliche pesa soprattutto tra le famiglie composte da una coppia con tre o pi\u00f9 figli (19,6% della spesa totale); la stessa voce di spesa assorbe, invece, appena il 12,7% tra le coppie senza figli con persona di riferimento di 18-34 anni, per le quali, quindi, il restante 87,3% \u00e8 destinato a beni e servizi di tipo non alimentare.<br \/>\nRispetto alle altre tipologie familiari, le coppie giovani senza figli spendono per Trasporti la quota pi\u00f9 elevata (15,3%, pari a 447 euro mensili), seguite dalle coppie con almeno 3 figli (13,8%, per 481 euro al mese), anche a causa di una maggiore mobilit\u00e0 lavorativa, di studio e familiare. Le spese per Abitazione, acqua, elettricit\u00e0, gas e combustibili pesano invece di pi\u00f9 per le persone anziane sole (47,5% della spesa mensile) e meno per le coppie giovani senza figli e per le coppie con tre o pi\u00f9 figli (28,0% per entrambe le tipologie).<br \/>\nAl crescere del livello di istruzione della persona di riferimento, misurata dal titolo di studio, aumentano le disponibilit\u00e0 economiche e, di conseguenza, il livello delle spese.<\/p>\n<p>Si passa infatti dai 1.678 euro mensili delle famiglie in cui la persona di riferimento ha al massimo la licenza elementare ai 3.587 euro di quelle con persona di riferimento con titolo universitario. Queste ultime riservano quote di spesa pi\u00f9 elevate a Servizi ricettivi e di ristorazione (6,9%) e a Ricreazione, spettacoli e cultura (6,2%).<br \/>\nLe famiglie con persona di riferimento con la sola licenza elementare, generalmente meno abbienti e mediamente pi\u00f9 anziane, hanno invece una struttura di spesa centrata soprattutto sui bisogni primari (23,0% per Alimentari e bevande analcoliche; 41,0% per Abitazione, acqua, elettricit\u00e0, gas e altri combustibili) e sui Servizi sanitari e le spese per la salute (6,3% contro una media nazionale del 4,6%).<\/p>\n<p>La condizione professionale influenza i divari nelle spese<br \/>\nLa spesa mensile \u00e8 strettamente associata anche alla condizione professionale della persona di riferimento della famiglia, che ne caratterizza fortemente le condizioni economiche e gli stili di vita. A spendere di pi\u00f9 sono le famiglie in cui la persona di riferimento \u00e8 imprenditore o libero professionista (3.918 euro mensili), seguono quelle che hanno come persona di riferimento un lavoratore dipendente nella posizione di dirigente, quadro o impiegato (3.273 euro).1<br \/>\nQueste famiglie, rispetto a tutte le altre, destinano quote pi\u00f9 elevate a Servizi ricettivi e di ristorazione (rispettivamente 7,0% e 7,4%), a Ricreazione, spettacoli e cultura (6,0% e 6,4%), ad Abbigliamento e calzature (5,3% per entrambe) e all\u2019Istruzione (1,4% e 1,0%).<\/p>\n<p>I livelli di spesa pi\u00f9 bassi si osservano nelle famiglie caratterizzate da condizioni economiche pi\u00f9 precarie, vale a dire quelle con persona di riferimento inattiva ma non ritirata dal lavoro (1.805 euro mensili) o con persona di riferimento in cerca di occupazione (1.853 euro). In entrambi i casi, pi\u00f9 di un quinto della spesa \u00e8 destinato ad acquisti di Alimentari e bevande analcoliche.<\/p>\n<p>Quasi mille euro in meno per la spesa delle famiglie di soli stranieri<br \/>\nLe capacit\u00e0 di spesa e le abitudini di consumo variano a seconda della cittadinanza dei componenti. Nel 2019, il divario tra la spesa delle famiglie composte solamente da italiani (2.615 euro) e quella delle famiglie con almeno uno straniero (1.995 euro) \u00e8 di 620 euro (il 23,7% in meno), divario che sale a 952 euro (-36,4%) se si considerano le famiglie composte solamente da stranieri.<br \/>\nLa spesa alimentare assorbe il 20,7% del totale tra le famiglie con stranieri (414 euro mensili), il 17,9%, tra quelle di soli italiani (469 euro) e il 21,8% (363 euro) se in famiglia sono tutti stranieri.<\/p>\n<p>Per Abitazione, acqua, elettricit\u00e0 e altri combustibili le quote di spesa delle famiglie con almeno uno straniero sono in linea con quelle delle famiglie di soli italiani (rispettivamente 34,2% e 35,1%). Se si considerano invece le famiglie di soli stranieri, il peso relativo dell\u2019abitazione sale al 37,0% (615 euro mensili).<\/p>\n<p>Analogamente a quanto accaduto negli anni precedenti, la quota di spesa destinata alle Comunicazioni continua a mantenersi pi\u00f9 elevata tra le famiglie con almeno uno straniero (2,9%, pari a 58 euro), in particolare tra quelle di soli stranieri (3,2%, 53 euro) rispetto alle famiglie di soli italiani (2,3%, 59 euro mensili); questo accade soprattutto per effetto dei contatti con la rete familiare e amicale nei paesi di origine.<\/p>\n<p>Le quote destinate dalle famiglie con almeno uno straniero a Ricreazione, spettacoli e cultura sono decisamente pi\u00f9 contenute rispetto a quelle delle famiglie di soli italiani (3,6% contro 5,1%; rispettivamente 73 e 132 euro mensili); lo stesso accade per Servizi sanitari e salute (3,5% contro 4,7%; rispettivamente 70 e 123 euro) e per Servizi ricettivi e di ristorazione (4,7% contro 5,1%; 94 e 133 euro). Osservando le famiglie di soli stranieri, le quote di spesa citate scendono ulteriormente: il 4,0% della spesa totale (67 euro mensili) \u00e8 destinato a Servizi ricettivi e di ristorazione, il 3,1% alle spese sanitarie (51 euro) e appena il 3,0% a Ricreazione, spettacoli e cultura (49 euro).<\/p>\n<p>Le famiglie in affitto destinano oltre il 20% della spesa al pagamento del canone<br \/>\nIn Italia, il 18,4% delle famiglie paga un affitto per l\u2019abitazione in cui vive. La percentuale va dal minimo delle Isole (14,5%) al massimo del Nord-ovest (20,7%). La spesa media per le famiglie che pagano un affitto \u00e8 di 412 euro mensili a livello nazionale, pi\u00f9 alta nel Centro (469 euro) e nel Nord (457 euro nel Nord-ovest e 435 euro nel Nord-est) rispetto a Sud (310 euro) e Isole (293 euro).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La stima della spesa media mensile per consumi delle famiglie residenti in Italia \u00e8 pari a 2.560 euro in valori correnti. 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