{"id":3462,"date":"2020-06-24T10:40:53","date_gmt":"2020-06-24T08:40:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/?p=3462"},"modified":"2020-06-24T10:42:50","modified_gmt":"2020-06-24T08:42:50","slug":"istat-cittadini-sempre-piu-distanti-dalla-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/istat-cittadini-sempre-piu-distanti-dalla-politica\/","title":{"rendered":"Istat: cittadini sempre pi\u00f9 distanti dalla politica"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"dropcap dropcap3\">T<\/span>ra il 2014 e il 2019 passa dal 18,9% al 23,2% la quota di persone di 14 anni e pi\u00f9 che non partecipano alla vita politica.<\/p>\n<p>La partecipazione politica avviene in modo soprattutto indiretto, cio\u00e8 informandosi o parlandone (74,8%) e poco per via attiva (8,0%). I giovani sono i pi\u00f9 coinvolti dalla politica attiva, il 14%, in et\u00e0 tra i 14 e i 24 anni, ha partecipato in modo diretto, soprattutto andando a cortei (12,8%).<\/p>\n<p>Nel 2019, 15 milioni e 800 mila persone si informano dei fatti di politica tramite Internet. Quotidiani utilizzati solo da un terzo della popolazione che si informa di politica (42,2% nel 2014).<\/p>\n<p>Soltanto una minoranza di cittadini partecipa in modo diretto alla politica<br \/>\nLa partecipazione politica \u00e8 un fenomeno multidimensionale che si esprime a diversi livelli, istituzionali e non, visibili e invisibili. Quella visibile o diretta riguarda ristretti gruppi di popolazione. Assume forme collettive (seguire un comizio, partecipare a un corteo) anche tramite l\u2019interazione con un partito, cui si dedica tempo e impegno gratuitamente o si offre sostegno finanziario.<\/p>\n<p>Nel 2019 al primo posto risulta la partecipazione a comizi (coinvolge il 4,1% della popolazione di 14 anni e pi\u00f9) mentre si colloca all\u2019ultimo l\u2019attivit\u00e0 gratuita per un partito (0,8%). Tra i due estremi si collocano la partecipazione a cortei (3,9%) e il sostegno finanziario a un partito (1,7%). Circa 4 milioni e 200mila persone (8,0% della popolazione di 14 anni e pi\u00f9) hanno svolto almeno una tra le attivit\u00e0 relative alla partecipazione politica diretta.<\/p>\n<p>Una quota molto pi\u00f9 ampia di cittadini di 14 anni e pi\u00f9, il 74,8% pari a oltre 39 milioni di persone, partecipa alla vita politica attraverso forme invisibili o indirette. Parla di politica almeno una volta a settimana il 32,9% e il 7,5% lo fa quotidianamente. Il 52,7% si informa di politica almeno una volta a settimana (27,2% ogni giorno), il 35,5% non ne parla mai (quasi 7 milioni di uomini e 11 milioni 700 mila donne) mentre il 27,6% non si informa (5 milioni e mezzo di uomini e 8 milioni 900 mila donne). Ci si informa di politica, dunque, pi\u00f9 di quanto se ne parli. L\u2019ascolto di dibattiti politici \u00e8 meno diffuso (15,0%).<\/p>\n<p>Rispetto agli uomini, le donne si occupano meno di politica. Partecipano poco ai comizi (2,8% contro 5,6%), non svolgono di fatto attivit\u00e0 gratuita per un partito (0,5% contro 1,2%) o danno soldi (1,3% contro 2,0%). Fa eccezione la partecipazione a cortei che, invece, \u00e8 simile (3,8% contro 4,1%) ma il tasso di partecipazione ai cortei delle ragazze tra i 14 e i 19 anni supera quello dei ragazzi (14,5% contro 11,3%) .<\/p>\n<p>Pi\u00f9 rilevanti le differenze di genere per le forme invisibili di partecipazione: si informa almeno settimanalmente di politica solo il 45,8% delle donne (60,2% di uomini); parla di politica almeno una volta a settimana il 25,3% (41,1%) e ascolta dibattiti politici l\u201911,9% (18,2% di uomini). Il divario di genere \u00e8 legato all\u2019et\u00e0, \u00e8 inesistente tra i pi\u00f9 giovani (14-17 anni) e cresce progressivamente a partire dai 20 anni, diventando particolarmente evidente dopo i 60.<\/p>\n<p>La partecipazione politica assume forme diverse nelle varie et\u00e0 della vita. La partecipazione ai cortei \u00e8 pi\u00f9 alta tra i giovani (12,9% tra i 18-19 anni) e diminuisce progressivamente, quella ai comizi invece oscilla tra il 4% e il 5% tra i 20 e i 64 anni e poi declina. L\u2019attivit\u00e0 gratuita per un partito \u00e8 limitata in tutte le et\u00e0. Invece le forme invisibili crescono all\u2019aumentare dell\u2019et\u00e0, per poi calare dopo i 64 anni.<\/p>\n<p>Partecipazione politica indiretta in declino, stabile quella diretta<br \/>\nNegli ultimi sei anni, dal 2014 al 2019, i livelli di partecipazione politica delle persone di 14 anni e pi\u00f9 sono in calo, anche se in corrispondenza di scadenze elettorali importanti mostrano una leggera risalita.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda i fenomeni visibili si osserva l\u2019erosione dei gi\u00e0 bassi livelli di partecipazione: la quota di cittadini che partecipano a comizi passa dal 4,9% del 2014 a un minimo del 3,6% nel 2016, mentre il sostegno economico ai partiti va dal 2,2% all\u20191,2% nel 2017. Nel 2018, in concomitanza con la campagna elettorale per le elezioni (le politiche del 4 marzo 2018 e le elezioni regionali in Lazio e Lombardia), la partecipazione diretta risale &#8211; quella a comizi 4,6% e sostegno economico a un partito 1,5% &#8211; per attestarsi nel 2019 rispettivamente a 4,1% e 1,7% .<\/p>\n<p>La partecipazione a cortei, invece, ha un andamento meno legato alle scadenze elettorali: dal 4,2%\/ 4,3% nel periodo 2014-2016 si scende al 3,2% nel 2018, per raggiungere il 3,9% nel 2019.<\/p>\n<p>Tra il 2014 e il 2019 coloro che parlano di politica almeno una volta a settimana passano dal 42,9% al 32,9% mentre la quota di persone che si informano almeno una volta a settimana scende dal 62,0% al 52,7%. Nel 2019 ascolta dibattiti politici il 15,0% della popolazione di 14 anni e pi\u00f9, a fronte del 21,6% nel 2014. Anche per quanto riguarda la partecipazione invisibile si osserva, in concomitanza con la campagna elettorale per le elezioni politiche, un livello leggermente pi\u00f9 alto nel 2018.<\/p>\n<p>La partecipazione politica si modifica soprattutto nella sua componente invisibile o indiretta: una quota rilevante di cittadini di 14 anni e pi\u00f9 si informa di politica almeno qualche volta l\u2019anno (71,2%, circa 37 milioni e mezzo di persone). L\u2019interesse per ci\u00f2 che avviene sulla scena politica \u00e8 un segnale di coinvolgimento e di partecipazione (anche emotiva e psicologica) nelle vicende della vita pubblica e fondamentale \u00e8 il ruolo svolto dalle fonti di informazione che sono molto cambiate nel tempo.<\/p>\n<p>Fra i media predomina la televisione, utilizzata dall\u201989,2% di chi si informa. Seguono a distanza i quotidiani (33,3%), la radio (32,1%), le riviste settimanali (7,5%) e quelle non settimanali (3,0%). Ma ci si informa anche tramite canali pi\u00f9 informali come le discussioni e il confronto con amici (25,9%), parenti (22,9%), colleghi di lavoro (13,1%) e conoscenti (12,8%). Il ricorso a organizzazioni politiche o sindacali si colloca in fondo alla graduatoria, con valori intorno al 2% .<\/p>\n<p>Tra chi si informa di politica, il 32,9% ricorre a un solo mezzo di informazione, il 27,0% ne usa due e quasi il 40% della popolazione (39,5%) utilizza tre o pi\u00f9 canali informativi.<\/p>\n<p>La prevalenza della televisione come canale informativo emerge anche dall\u2019analisi delle combinazioni d\u2019uso delle varie fonti: il 27,6% dei cittadini usa la televisione come unico mezzo di informazione; il 14,6% combina la televisione con canali informali (amici, parenti, conoscenti o colleghi di lavoro), mentre il 7,9% si informa attraverso i quotidiani, oltre che attraverso la televisione.<\/p>\n<p>Rilevanti le differenze di genere: uomini e donne si informano di politica soprattutto attraverso la televisione, ma sono gli uomini a leggere di pi\u00f9 i quotidiani (37,8% contro 28,2%) e ad ascoltare la radio (35,7% contro 28,0%). Rispetto ai canali informali, le donne si informano di pi\u00f9 tramite il confronto con i parenti, mentre gli uomini tramite amici, colleghi di lavoro e conoscenti. Anche il ricorso a organizzazioni sindacali o politiche \u00e8 pi\u00f9 diffuso tra gli uomini .<\/p>\n<p>Le donne (35,8%) pi\u00f9 degli uomini (30,2%) utilizzano un solo canale informativo mentre le pi\u00f9 giovani ricorrono al pluralismo informativo quanto e pi\u00f9 dei coetaneiUna propensione pi\u00f9 spiccata da parte delle donne circa l\u2019utilizzo di canali informali si rileva nelle combinazioni di mezzi di informazione utilizzati: le donne, oltre che utilizzando soltanto la televisione (30,9%), si informano attraverso televisione e canali informali (16,2%) e tramite televisione e quotidiani (7,0%); tra gli uomini, il 24,6% utilizza in modo esclusivo la televisione, il 13,2% canali informali e televisione, l\u2019 8,7% la televisione insieme ai quotidiani .<\/p>\n<p>I canali informali di informazione politica sono molto utilizzati dai giovani fino a 34 anni, soprattutto nella forma di confronto con amici o parenti. Anche in queste fasce di et\u00e0 sono gli uomini a ricorrere di pi\u00f9 al canale amicale mentre le donne si relazionano maggiormente con i parenti.<\/p>\n<p>professionali elevate. Il 45,1% dei laureati e il 48,6% tra dirigenti, imprenditori e liberi professionisti si informano di politica tramite la radio e, rispettivamente, il 49,9% e il 51,3% tramite i quotidiani. Tra chi ha la licenza elementare il 14,1% usa la radio e il 19,0% i quotidiani quote che salgono a 34,2% e 24,4% tra gli operai.<\/p>\n<p>Anche il ricorso ai canali informali (amici, parenti e, in particolare, colleghi di lavoro) \u00e8 pi\u00f9 frequente tra chi ha alti titoli di studio (rispettivamente 28,9%, 26,4% e 21,0% per chi possiede la laurea o pi\u00f9). Lo scambio di idee con i colleghi di lavoro \u00e8 pi\u00f9 diffuso tra gli impiegati (30,1%) .<\/p>\n<p>Nel Mezzogiorno il ricorso a mezzi di informazione diversi dalla televisione \u00e8 decisamente inferiore alla media; in particolare si registra la quota pi\u00f9 bassa di uomini e donne che si informano di politica tramite la lettura dei quotidiani (28,8% e 17,5%); tra i canali informali \u00e8 invece maggiore il ricorso agli amici (35,2% di uomini e 26,3% di donne) .<\/p>\n<p>Confrontando i dati del 2019 con quelli del 2014, cala leggermente pur rimanendo prevalente il ricorso alla televisione (dal 90,2% all\u201989,2%). Si riduce inoltre la lettura di informazioni politiche sui settimanali (dal 9,8% al 7,5%) e, in misura considerevole, sui quotidiani (dal 40,2% al 33,3%). Solo la radio aumenta il suo rilievo per informarsi di politica (dal 30,2% al 32,1%) .<\/p>\n<p>Intervengono cambiamenti nelle diverse classi di et\u00e0. Quotidiani e settimanali sono sempre meno strumenti per informarsi di politica, in particolare per i giovani e le persone delle classi di et\u00e0 centrali, ma anche per la popolazione tra i 55 e i 64 anni di et\u00e0, che in passato era una utilizzatrice forte. Diminuisce in modo consistente il ricorso alla televisione tra i giovani fino a 24 anni, mentre la radio, a parte i giovanissimi (14-19 anni) \u00e8 pi\u00f9 utilizzata a partire dai 45 anni. Tra i giovani di 18-24 anni continua a crescere il ricorso ad amici, parenti, conoscenti e colleghi di studio o lavoro .<\/p>\n<p>Si tratta di cambiamenti che se da un lato confermano il ruolo preponderante del mezzo televisivo, dall\u2019altro continuano a essere indicativi di una ricerca di fonti di informazione diverse da quelle tradizionali o specialistiche, in particolare tra le giovani generazioni. Una ricerca che nell\u2019ultimo decennio ha visto l\u2019emergere di Internet come fonte di informazione.<\/p>\n<p>La maggiore familiarit\u00e0 con il web dei giovani si conferma anche nelle modalit\u00e0 di partecipazione politica. Il 70% dei 14-24enni si informa di politica almeno una volta a settimana anche tramite Internet, quota che scende sotto al 20% tra le persone di 65 anni e pi\u00f9. Il divario di genere \u00e8 presente in tutte le fasce di et\u00e0, ad eccezione di quella dei giovani adulti (25-34 anni) .<\/p>\n<p>L\u2019utilizzo di Internet come canale di informazione politica aumenta al crescere del titolo di studio. Nella popolazione di 14 anni e pi\u00f9 \u00e8 molto elevato il divario tra laureati e chi ha conseguito la licenza media (67,8% contro 29,8%) e si mantiene costante in tutte le classi di et\u00e0, anche tra le persone di 25-44 anni (75,9% contro 36,6%). Analoghe differenze per livello di istruzione si osservano tra quanti si informano di politica almeno una volta alla settimana attraverso Internet .<\/p>\n<p>L\u2019uso di Internet per l\u2019informazione politica \u00e8 pi\u00f9 diffuso al Centro-nord (44% circa) rispetto al Sud (37,8%) e alle Isole (41,4%). Valori superiori alla media si registrano tra i residenti dei comuni di maggiori dimensioni (dai 50 mila abitanti in su), soprattutto quelli delle aree metropolitane (il 48% circa della popolazione di 14 anni e pi\u00f9 si informa di politica tramite internet e il 53% circa lo fa almeno una volta a settimana) .<\/p>\n<p>Tra il 2014 e il 2019 la percentuale di persone che si informano di politica anche attraverso Internet \u00e8 aumentata dal 27,7% al 42,2%. Ancora pi\u00f9 marcato \u00e8 l\u2019incremento di quelli che si informano pi\u00f9 frequentemente di politica (almeno una volta a settimana), passati dal 31,3% al 47,7%.<\/p>\n<p>Fra chi si informa di politica anche attraverso Internet, oltre la met\u00e0 utilizza il web, ossia social network o blog, newsgroup e forum di discussione on line (51,4%). Il 22,9% online ascolta la radio e guarda la televisione (5,6% in modo esclusivo) e il 5,8% consulta anche siti di partiti. Il gap di genere \u00e8 molto ridotto, ma le donne prevalgono nell\u2019informazione politica sui social network (50,3% contro 46,4%). Oltre il 65% degli adulti con pi\u00f9 di 44 anni usa i canali tradizionali dell\u2019informazione politica anche sul web (giornali, news, riviste) mentre pi\u00f9 del 70% dei giovani di 14-24 anni sceglie social network, blog, newsgroup o forum di discussione on line.<\/p>\n<p>La maggioranza di coloro che si informano di politica anche su Internet utilizza almeno 2 mezzi di informazione (38,5%). Ne utilizzano almeno 2 soprattutto i giovani fino a 34 anni (47,7%), pi\u00f9 spesso social network e stampa on line.<\/p>\n<p>A partire dai 35 anni, invece, si opta per un unico canale di informazione web, soprattutto giornali, news e riviste on line .<\/p>\n<p>Nell\u2019informazione politica on line si riproducono le preferenze legate alle differenze generazionali gi\u00e0 osservate per le fonti informative tradizionali.<\/p>\n<p>Tra i giovani di 14-34 anni, il 24,9% si informa soltanto tramite i social network, il 21,2% fa ricorso esclusivo a giornali, news e riviste on line e il 17,8% utilizza entrambi i canali di informazione. Nelle et\u00e0 successive aumenta la quota di chi si informa soltanto tramite giornali, news e riviste on line (35,4% delle persone di 35-54 anni e 43,1% di 55 anni e pi\u00f9) e scende quella di chi fa ricorso esclusivo ai social network (18,9% dei 35-54enni e 15,1% della popolazione di 55 anni e pi\u00f9). Utilizzano entrambi i canali di informazione web il 12% delle persone di 35-54 anni e l\u20198% circa degli over 54 .<\/p>\n<p>Tra chi si informa di politica tramite Internet, cresce il ricorso esclusivo ai social network (dal 9,5% al 19,8%) e cala quello della stampa on line (dal 41,1% al 33,1% nel 2019) nel periodo 2014-2019. L\u2019utilizzo esclusivo dei social network come canale di informazione politica ha superato in termini percentuali quello della stampa on line tra i giovani fino a 34 anni, \u00e8 raddoppiato tra i 35-54enni (dall\u20198,9% al 18,9%) e quasi triplicato tra gli over 54 (da 5,6% a 15,1%) .<\/p>\n<p>La diffusione dei social network come unico canale di informazione ha interessato le persone di 14 anni e pi\u00f9, indipendentemente dai livelli di istruzione, anche se il ricorso esclusivo a questo tipo di canale \u00e8 pi\u00f9 diffuso tra coloro che hanno titoli di studio medio-bassi.<\/p>\n<p>Il 52,5% di chi non si informa affatto di politica indica il disinteresse come unico motivo e il 17% la sfiducia nella politica (soltanto il 5% entrambi).<\/p>\n<p>Tra coloro che non si informano, in alcun modo, di politica il disinteresse raggiunge il picco tra i giovani fino a 24 anni (oltre il 70%), per poi diminuire gradualmente con l\u2019et\u00e0, pur non scendendo mai sotto il 60%. La sfiducia nella politica, invece, tende ad aumentare con l\u2019et\u00e0, almeno fino ai 60 anni (con un picco del 33% circa tra i 55 e i 59 anni) e si riduce tra i pi\u00f9 anziani.<\/p>\n<p>La quota di chi non si informa affatto di politica aumenta al diminuire del titolo di studio: si passa dal 10,7% dei laureati al 43,7% di chi ha al massimo la licenza elementare. Le differenze di genere, invece, si riducono all\u2019aumentare dei livelli di istruzione<\/p>\n<p>L\u2019interesse per la politica \u00e8 legato anche alla posizione nel mercato del lavoro: il disinteresse tocca il 10% tra dirigenti, imprenditori e liberi professionisti, il 13,8% tra quadri e impiegati e sale al 30,2% tra gli operai. Tra gli occupati si attesta al 20% circa e raggiunge il 36,6% tra i disoccupati<\/p>\n<p>In un\u2019ottica tutta femminile il divario \u00e8 importante tra casalinghe (il 41% non si informa mai di politica) e occupate (23,8%) e si mantiene costante a tutte le et\u00e0.<\/p>\n<p>La distanza dalla politica \u00e8 molto maggiore nel Mezzogiorno, dove le persone di 14 anni e pi\u00f9 che mai si informano di politica sono circa il 36% del totale contro il 22% del Nord e il 25,6% del Centro. Fra le donne del Mezzogiorno, probabilmente anche per una maggiore marginalit\u00e0 nel mercato del lavoro, quasi il 44% non si informa di politica (meno del 30% fra gli uomini).<\/p>\n<p>Decisamente pi\u00f9 basso il divario di genere al Nord .<\/p>\n<p>La percentuale pi\u00f9 alta di disinteressati si registra nel Mezzogiorno (66,5%), quella pi\u00f9 bassa al Centro Italia (61,6%) dove si rileva anche il pi\u00f9 alto livello di sfiduciati (26,8%).<br \/>\nRispetto al 2014 la quota di chi non si informa affatto di politica risulta in decisa crescita, dal 22,6% al 27,6%. Tra i motivi di questa scelta aumentano in termini relativi le persone che indicano il disinteresse, dal 60,2% al 64,9% del 2019) mentre diminuiscono gli sfiduciati, dal 31,3% al 25,5%.<\/p>\n<p>Dal punto di vista territoriale, il distacco dalla vita politica \u00e8 pi\u00f9 rilevante nelle regioni del Mezzogiorno dove tre persone di 14 anni e pi\u00f9 su dieci (30,6%, circa 5 milioni e 500 mila) non partecipano in alcun modo rispetto al 18,3% del Nord e al 21,6% del Centro Italia .<\/p>\n<p>La partecipazione politica \u00e8 direttamente proporzionale al titolo di studio: il 38,8% di chi ha al massimo la licenza elementare si mostra totalmente indifferente alla partecipazione politica rispetto al 17,1% dei diplomati e all\u20198,8% dei laureati. Inoltre, al crescere del titolo di studio si riducono notevolmente le differenze di genere .<\/p>\n<p>L\u2019assenza di partecipazione politica \u00e8 legata alla dimensione lavorativa, riguarda il 16,6% degli occupati e il 30,7% dei disoccupati; tra le donne si osserva uno scarto analogo tra occupate (19,8%) e casalinghe (36,2%). Tra gli occupati, l\u2019estraneit\u00e0 verso la dimensione politica \u00e8 minima tra dirigenti, imprenditori e liberi professionisti (8,1%) e massima tra gli operai (24,7%).<\/p>\n<p>Il distacco dalla vita politica del Paese coinvolge un numero crescente di persone &#8211; erano il 18,9% nel 2014 e sono il 23,2% nel 2019 &#8211; sia uomini che donne e senza distinzioni territoriali. Inoltre, pur riguardando soprattutto i pi\u00f9 giovani, il fenomeno inizia a interessare anche le fasce pi\u00f9 adulte della popolazione, tradizionalmente pi\u00f9 impegnate politicamente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra il 2014 e il 2019 passa dal 18,9% al 23,2% la quota di persone di 14 anni e pi\u00f9 che non partecipano alla vita politica. La partecipazione politica avviene in modo soprattutto indiretto, cio\u00e8 informandosi o parlandone (74,8%) e poco per via attiva (8,0%). 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