{"id":5526,"date":"2021-03-03T16:10:18","date_gmt":"2021-03-03T15:10:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/?p=5526"},"modified":"2021-03-03T16:10:18","modified_gmt":"2021-03-03T15:10:18","slug":"giornata-mondiale-della-fauna-selvatica-il-report-di-legambiente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/giornata-mondiale-della-fauna-selvatica-il-report-di-legambiente\/","title":{"rendered":"Giornata mondiale della fauna selvatica. Il report di Legambiente"},"content":{"rendered":"<p>Nonostante l\u2019Italia ospiti circa la meta\u0300 delle specie vegetali e circa un terzo di tutte le specie animali attualmente presenti in Europa, la sua biodiversit\u00e0 sta diminuendo a causa della perdita di habitat, della crisi climatica, dell\u2019inquinamento diffuso, dell\u2019eccessivo sfruttamento delle riscorse, dall\u2019attivit\u00e0 antropica e dai crescenti impatti delle specie aliene invasive.<\/p>\n<p>A fare il punto su alcune delle specie della nostra Penisola \u00e8 il <a href=\"https:\/\/www.legambiente.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Fauna-selvatica-a-rischio-Report-2021-.pdf\">nuovo report di Legambiente dedicato alla fauna selvatica<\/a> in cui si analizzano 12 specie a rischio e di elevato valore conservazionistico: <strong>il grifone, la trota mediterranea, il tritone crestato italiano, la lontra, l\u2019orso bruno marsicano, il lupo e il camoscio appenninico, le farfalle e gli impollinatori<\/strong>, per poi passare alla fauna del Mediterraneo prestando attenzione a <strong>squali, delfini e alla tartaruga <\/strong><em>Caretta caretta<\/em>.<\/p>\n<p>Alcune di queste specie sono a rischio estinzione come il grifone, la trota mediterranea e l\u2019orso bruno marsicano, le farfalle e impollinatori, altre sono in pericolo come il delfino comune e la tartaruga <em>Caretta caretta; <\/em>altre ancora come il <strong>tritone <\/strong><strong>crestato italiano sono <\/strong>tra le specie per le quali \u00e8 stata richiesta una protezione rigorosa e poi c\u2019\u00e8 chi grazie ai progetti LIFE e all\u2019impegno dei Parchi \u00e8 scampato all\u2019estinzione come il camoscio appenninico e il lupo.<\/p>\n<p>Una situazione quella della fauna selvatica nel complesso delicata e preoccupante come sottolineano anche diversi studi scientifici e gli stessi dati delle Liste Rosse italiane realizzate dal Comitato Italiano IUCN e dal Ministero dell\u2019Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare. La stessa Unione Europea ha ricordato che la fauna selvatica del Pianeta si \u00e8 ridotta del 60% negli ultimi 40 anni e un milione di specie rischiano addirittura l\u2019estinzione, la perdita di biodiversit\u00e0 e la crisi climatica sono interdipendenti e se una si aggrava anche l&#8217;altra segue la stessa tendenza e che per raggiungere i livelli di mitigazione necessari entro il 2030 \u00e8 essenziale ripristinare le foreste, i suoli e le zone umide e creare spazi verdi principalmente nelle citt\u00e0.<\/p>\n<p>Per questo Legambiente, nel giorno in cui si celebra la giornata mondiale della fauna selvatica, nel suo report raccoglie anche un pacchetto di proposte. Per l\u2019associazione ambientalista per tutelare la fauna selvatica a rischio e il capitale naturale \u00e8 importante prima di tutto incrementare entro il 2030 le aree protette e le zone di tutela integrale; migliorare la gestione della biodiversit\u00e0 e il capitale naturale rafforzandone la conoscenza e il monitoraggio, migliorare la gestione della Rete Natura 2000 e definire i Piani d\u2019azione per le specie faunistiche a rischio e per ogni area protetta completando, ad esempio, il Piano di conservazione e gestione nazionale del lupo, rafforzando le strategie per la tutela dell\u2019orso bruno (PACOBACE e PATOM) e aggiornando il Piano d\u2019azione del camoscio appenninico.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>\u201cIl <strong>declino della biodiversit\u00e0<\/strong> <strong>\u2013 spiega Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette e biodiversit\u00e0 di Legambiente &#8211; <\/strong>\u00e8 uno dei maggiori problemi ambientali che l\u2019umanit\u00e0 si trova ad affrontare. Malgrado ci\u00f2, la portata e la gravit\u00e0 delle conseguenze di questo declino non sono ancora percepiti dal grande pubblico e dalla gran parte dei decisori politici. Nel nostro Paese manca ancora la capacit\u00e0 di pianificare le priorit\u00e0 e le scelte per mettere in sicurezza il nostro capitale naturale. Mancano gli strumenti, sia i Piani d\u2019azione delle specie a rischio che le risorse per continuare a operare in questo campo, e manca la capacit\u00e0 di concertare e decidere in maniera appropriata anche questioni spinose come nel caso dell\u2019incomprensibile ritardo nell\u2019approvazione del Piano di gestione e conservazione del lupo. Per questo \u00e8 importante adottare un approccio integrato alla risoluzione dei problemi e mitigare la perdita di biodiversit\u00e0, ridurre l\u2019impatto della crisi climatica aumenta e prevenire le zoonosi rispettando anche gli obiettivi contenuti nella Strategia dell\u2019UE sulla Biodiversit\u00e0 per il 2030\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le specie al centro del report: <\/strong>il <strong>grifone <\/strong>&#8211;\u00a0 <em>Gyps fulvus<\/em> &#8211; \u00e8 tra i pi\u00f9 grandi uccelli presenti in Italia e si tratta di un avvoltoio che pu\u00f2 raggiungere un\u2019apertura alare di 280 cm e un peso variabile dai 6,5 ai 12 kg. Negli ultimi 20 anni ci sono stati numerosi progetti di tutela attuati in Sardegna e di introduzione o re-introduzione con casi di successo registrati in Friuli (Alpi Orientali), in Abruzzo (Appennino abruzzese) e in Sicilia. Completa il quadro delle aree di interesse del grifone il territorio del Pollino. Sebbene oggi la popolazione del grifone sia in lento aumento in quasi tutto il suo areale italiano, con un numero stimato di circa 600 individui, nessuna delle pi\u00f9 abbondanti sotto-popolazioni ha raggiunto il numero minimo previsto di coppie per garantire la persistenza a lungo termine (circa 70 coppie riproduttive a popolazione). L\u2019avvoltoio grifone risulta quindi essere, in Italia, soggetto ad alto rischio di estinzione. Le minacce per la specie sono costituite da l\u2019uso illegale di bocconi avvelenati, dal calo del tasso di mortalit\u00e0 del bestiame con conseguente minore disponibilit\u00e0 di risorse trofiche, dai disturbi antropici diretti e indiretti, elettrocuzione e collisione con impianti di produzione di energia elettrica, intossicazione da sostanze chimiche e da piombo usato nella caccia, malattie, perdita, frammentazione e alterazione degli habitat.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Lontra, tritone e trota mediterranea. <\/strong><em>La lutra lutra<\/em> rappresenta una specie di interesse comunitario inserita negli allegati II e IV della Direttiva &#8220;Habitat&#8221; il cui status di conservazione delle popolazioni italiane appare, alla luce delle informazioni disponibili, critico. Per questi motivi Legambiente \u00e8 stata tra i sottoscrittori del Piano d&#8217;Azione Interregionale per la Conservazione della Lontra (PACLO), promosso dal Ministero dell&#8217;Ambiente, per la salvaguardia della lontra, con lo scopo di definire stringenti azioni in materia, tra cui azioni di monitoraggio, di gestione dei conflitti tra e con le attivit\u00e0 umane, di recupero delle popolazioni periferiche, di tutela dell&#8217;ambiente e contenimento dei fattori di disturbo. Tra le pi\u00f9 comuni cause di morte della lontra si registrano gli incidenti stradali, l\u2019annegamento in nasse o in altri equipaggiamenti da pesca, il bracconaggio e la riduzione della connettivit\u00e0 ecologica dei sistemi fluviali.<\/p>\n<p>Altra specie al centro del report, \u00e8 il <strong>tritone crestato<\/strong> italiano <em>Triturus carnifex<\/em>, un anfibio urodelo presente in Italia che, a causa del suo livello di minaccia, \u00e8 stato inserito negli allegati II e IV della direttiva Habitat come specie per la quale \u00e8 richiesta una protezione rigorosa. Questa specie risulta essere minacciata a causa della distruzione del proprio habitat riproduttivo, ma anche per la massiccia predazione delle sue larve da parte di molti salmonidi introdotti. Per quanto riguarda la <strong>trota mediterranea<\/strong>: quella che oggi rimane in Italia delle popolazioni di <em>S. cettii<\/em> autoctone, stimato in qualche migliaio di individui, si trova per lo pi\u00f9 frammentato e\/o isolato in piccoli bacini idrici di montagna. Protetta dalla Direttiva Habitat in quanto dichiarata \u201cspecie vulnerabile\u201d in Europa \u201ca rischio critico di estinzione\u201d nel territorio italiano, la trota mediterranea \u00e8 anche oggetto di due progetti Life sul territorio italiano attualmente in svolgimento. Tra le numerose minacce che mettono in pericolo la sopravvivenza di questa specie vanno segnalate: le alterazioni subite dagli habitat, le pratiche diffuse del bracconaggio e dei rilasci illegali, la mancanza di una strategia diffusa e condivisa per contrastare in modo incisivo il fenomeno dell\u2019introgressione con il genoma atlantico (ibridazione del genoma con la trota atlantica).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Orso bruno marsicano e farfalle e impollinatori: <\/strong>specie di interesse comunitario e a rischio estinzione, l\u2019orso bruno marsicano conta circa 50-55 individui, la maggior parte dei quali concentrata nel Parco Nazionale d\u2019Abruzzo, Lazio e Molise, con popolazione stazionaria ma in leggera espansione geografica. Tra le principali cause di morte registrate: avvelenamento, lacci, uccisione diretta intenzionale, collisioni con auto e treni, uccisione accidentale durante le attivit\u00e0 di caccia al cinghiale sono tra le casistiche pi\u00f9 diffuse cui vanno aggiunte le infezioni trasmesse dal bestiame e la perdita di habitat idoneo che, per l\u2019orso bruno in generale, \u00e8 fattore di minaccia pi\u00f9 preminente che non per il lupo. Altra specie in pericolo sono le farfalle e gli impollinatori a rischio estinzione. Una recente analisi sulla riduzione dell&#8217;entomofauna ha dimostrato che Apoidea \u00e8 tra i gruppi che hanno sperimentato il pi\u00f9 alto tasso di declino. Le api sono a rischio a causa della perdita di habitat, a causa dell&#8217;intensificazione dell&#8217;agricoltura (ad esempio cambiamenti nelle pratiche agricole, tra cui l&#8217;uso di pesticidi e fertilizzanti), sviluppo urbano, aumento della frequenza degli incendi e cambiamenti climatici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fauna marina: <\/strong>Nel report non manca uno sguardo al Mediterraneo considerato uno dei 25\u00a0<em>hot spot<\/em>\u00a0della biodiversit\u00e0 mondiale. Preoccupa la situazione del <strong>delfino comune<\/strong> (<em>Delphinus delphi<\/em>) che, a dispetto del suo nome, \u00e8 diventato negli ultimi decenni uno dei cetacei pi\u00f9 in pericolo. Oltre che dalle catture accidentali, i delfini nel Mediterraneo sono minacciati dalla forte antropizzazione (traffico marittimo intenso, ad esempio), inquinamento acustico e chimico, esaurimento delle prede e degrado del loro habitat, compreso l\u2019aumento decisivo della plastica in mare. C\u2019\u00e8 poi la\u00a0<em>Caretta caretta<\/em>, la tartaruga marina pi\u00f9 comune del Mediterraneo, considerata specie vulnerabile dalla Lista Rossa della IUCN\u00a0e minacciata in primis dai rifiuti galleggianti e dall\u2019inquinamento da plastica in mare. Secondo studi scientifici nel Mediterraneo ogni anno la pesca professionale cattura accidentalmente oltre 130 mila esemplari, con oltre 40 mila possibili casi di decesso. A ci\u00f2 si aggiungono le testimonianze dei pescatori e\u00a0l\u2019aumento\u00a0degli interventi dei Centri di Recupero lungo le coste italiane.<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Buone Notizie: <\/strong>Non mancano nel report alcune buone notizie come quella del ritorno dopo oltre 50 anni di assenza della <strong>foca monaca<\/strong> che ha fatto la sua comparsa nel Mediterraneo. Per Legambiente ci\u00f2 deve portare tutti paesi del bacino Mediterraneo, ed in particolar modo quelli in cui sono segnalati avvistamenti, a condurre studi e monitoraggi sull&#8217;effettivo areale di distribuzione, sviluppare piani adeguati di gestione per ridurre le minacce per le specie per promuovere il recupero e la conservazione della foca monaca del Mediterraneo. C\u2019\u00e8 poi la storia del <strong>camoscio appenninico<\/strong> e del <strong>lupo<\/strong> salvati dall\u2019estinzione. Oggi, grazie al programma LIFE e all\u2019impegno delle aree protette, si contano 3mila esemplari di camoscio appenninico in un\u2019area che comprende i Parchi dell\u2019Appennino centrale contro i 30 esemplari che si contavano agli inizi del \u2018900. Anche il <strong>lupo<\/strong>, specie protetta dall\u2019attuale quadro normativo nazionale (L. 157\/92, D.P.R. 357\/97) ed internazionale, \u00e8 una delle specie che ha riconquistato aree da cui era scomparsa, con una popolazione che oscilla tra i 1.800 e i 2.400 individui e su cui \u00e8 in corso un monitoraggio da parte di Ispra per avere dati pi\u00f9 aggiornati. Restano per\u00f2 da risolvere problemi gestionali, principalmente per l\u2019impatto predatorio esercitato sul patrimonio zootecnico ed i conflitti che ne derivano che possono essere all\u2019origine del diffuso bracconaggio, una delle principali cause di mortalit\u00e0 della specie in Italia che, in alcune aree critiche, assume un particolare livello di pericolosit\u00e0 per la specie.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Proposte Legambiente<\/strong>: Tra le altre proposte lanciate oggi dall\u2019associazione ambientalista per tutelare la Fauna selvatica: occorre redigere Piani di adattamento e di mitigazione al cambiamento climatico per la fauna a rischio; attuare la Strategia marina per rafforzare la tutela della fauna e gli ecosistemi costieri e marini; creare una rete nazionale dei boschi vetusti e aree rifugio per la fauna selvatica a rischio. Proteggere gli ecosistemi e migliorare i servizi ecosistemici offerti dal capitale naturale entro il 2030. Combattere le specie aliene invasive e procedere alla eradicazione di specie dannose per la biodiversit\u00e0.\u00a0 Sostenere l\u2019economia della natura e finanziare la biodiversit\u00e0 e il capitale naturale: destinare risorse adeguate per la tutela, il monitoraggio e la gestione del capitale natura, favorire le soluzioni basate sulla natura (Nature Based Solution \u2013NSB) per ripristinare le aree degradate e il rewilding del territorio e finanziare i Centri e le Strutture qualificate per il recupero della fauna selvatica a rischio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nonostante l\u2019Italia ospiti circa la meta\u0300 delle specie vegetali e circa un terzo di tutte le specie animali attualmente presenti in Europa, la sua biodiversit\u00e0 sta diminuendo a causa della perdita di habitat, della crisi climatica, dell\u2019inquinamento diffuso, dell\u2019eccessivo sfruttamento delle riscorse, dall\u2019attivit\u00e0 antropica e dai crescenti impatti delle specie aliene invasive. 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