{"id":5550,"date":"2021-03-08T10:58:48","date_gmt":"2021-03-08T09:58:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/?p=5550"},"modified":"2021-03-08T10:58:48","modified_gmt":"2021-03-08T09:58:48","slug":"rifiuti-radioattivi-traffici-e-gestione-illecita-il-nuovo-report-di-legambiente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/rifiuti-radioattivi-traffici-e-gestione-illecita-il-nuovo-report-di-legambiente\/","title":{"rendered":"Rifiuti radioattivi, traffici e gestione illecita. Il nuovo report di Legambiente"},"content":{"rendered":"<p><strong><span class=\"dropcap dropcap3\">L<\/span><\/strong>\u2019Italia no nuke, oltre a dover gestire la pesante eredit\u00e0 lasciata dalle centrali e dai depositi nucleari collocati in siti inidonei, pericolosi e spesso a rischio di esondazione, si trova a dover far i conti con il grande problema del<strong> traffico illecito di rifiuti radioattivi, <\/strong>causati anche dall\u2019<strong>elevato costo di smaltimento<\/strong>. Un settore su cui la criminalit\u00e0 organizzata ha gi\u00e0 da tempo puntato gli occhi come descritto dai numerosi rapporti di Legambiente pubblicati a partire dalla met\u00e0 degli anni.<\/p>\n<p>\u00c8 quanto torna a denunciare oggi Legambiente con numeri e dati alla mano raccolti nel nuovo report \u201c<em>Rifiuti radioattivi ieri, oggi e domani: un problema collettivo<\/em>\u201d, lanciato in vista del X anniversario dall\u2019incidente di Fukushima, in cui tratta il tema in questione facendo anche una panoramica della situazione a livello nazionale ed europeo.<\/p>\n<p>In particolare preoccupano nella Penisola i numeri sulle illegalit\u00e0 nella gestione dei rifiuti radioattivi: in Italia <strong>dal 2015 al 2019,<\/strong> il lavoro svolto dall\u2019Arma dei carabinieri, attraverso il Comando Tutela Ambiente e il Cufa, <strong>ha portato alla denuncia di 29 persone, con 5 ordinanze di custodia cautelare, 38 sanzioni penali comminate e 15 sequestri effettuati a seguito dei 130 controlli effettuati.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019esistenza di un\u2019illegalit\u00e0 \u201csommersa\u201d viene confermata anche dai dati del Ministero della giustizia pubblicati nel <strong>Rapporto Ecomafia 2020<\/strong>: dal\u00a0<strong>2015\u00a0<\/strong>(anno di entrata in vigore dei delitti contro l\u2019ambiente tra cui quello di traffico e l\u2019abbandono\u00a0di materiale ad alta radioattivit\u00e0) <strong>al 2019<\/strong> i <strong>procedimenti penali avviati sono stati 25<\/strong>,\u00a0di cui ben 14 contro ignoti (anche a causa del fenomeno delle cosiddette &#8220;sorgenti orfane&#8221; abbandonate tra i rifiuti e di cui non si riesce a tracciare l&#8217;origine), <strong>con 10 persone denunciate e un arresto<\/strong>.<\/p>\n<p>Tra le inchieste, l\u2019ultima in ordine di tempo, ha visto impegnata lo scorso febbraio la Direzione distrettuale antimafia di\u00a0<strong>Milano<\/strong>\u00a0che \u00e8 riuscita a smantellare\u00a0<strong>un\u2019associazione a delinquere, con forti connessioni con la \u2018ndrangheta<\/strong>, attiva nel traffico illecito di rifiuti, tra cui anche 16 tonnellate di rame trinciato contaminato radioattivamente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dati nel complesso preoccupanti che per Legambiente dimostrano come il Paese si trovi in uno stato di insicurezza. Per questo per fermare la rincorsa alla \u201cradioattivit\u00e0 in nero\u201d, oltre alla realizzazione del deposito nazionale di rifiuti a media e bassa attivit\u00e0 e alla piena applicazione della legge 68\/2015 che ha introdotto i delitti ambientali nel codice penale, per l\u2019associazione ambientalista \u00e8 indispensabile anche la rapida entrata a regime del Sistema informatico di tracciabilit\u00e0 di tutta la filiera legata all\u2019uso di materiali e\/o sorgenti radioattive, dal commercio alla detenzione, previsto dal decreto legislativo 101 entrato in vigore nell\u2019agosto dello scorso anno e che ha finalmente recepito nel nostro Paese la direttiva Euratom del 2013. Tale decreto ha introdotto l\u2019obbligo di comunicare i dati sulla produzione e gestione di questa tipologia di rifiuti, con sanzioni penali e amministrative nel caso di violazioni: si va dai 10mila euro di sanzione amministrativa per l\u2019inottemperanza agli \u201c<em>obblighi di comunicazione, informazione, registrazione o trasmissione<\/em>\u201d, ai tre anni di arresto per \u201c<em>chiunque effettua lo smaltimento, il riciclo o il riutilizzo di rifiuti radioattivi senza l\u2019autorizzazione<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cIn Italia \u2013 dichiara <strong>Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente<\/strong> \u2013 non c\u2019\u00e8 solo il problema dei depositi di rifiuti radioattivi realizzati in luoghi inidonei o addirittura pericolosi, ma anche il rischio dei loro traffici illegali. Un problema che la nostra associazione denuncia ormai da anni, da quando nel 1995 pubblicammo il nostro primo dossier sull\u2019eredit\u00e0 nucleare portando in primo piano le vicende giudiziarie connesse all\u2019affondamento di navi contenenti rifiuti radioattivi nel Mediterraneo al largo delle coste italiane e in acque internazionali.<\/p>\n<p>Da allora sono seguiti tanti altri dossier di denuncia uniti alla nostra battaglia storica per l\u2019introduzione dei delitti ambientali nel codice penale che si \u00e8 conclusa con l\u2019approvazione della legge n.68\/2015 che ha introdotto come nuovi ecoreati anche il traffico e l\u2019abbandono di materiale radioattivo. Tracciabilit\u00e0 e lotta ai traffici illegali, che vedono anche il coinvolgimento di organizzazioni criminali, devono essere al centro delle nuove politiche di gestione dei rifiuti radioattivi a media e bassa radioattivit\u00e0 di origine sanitaria, industriale e da attivit\u00e0 di ricerca da smaltire nel futuro deposito nazionale\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Uno sguardo all\u2019Italia<\/strong>: nel report Legambiente ricorda che in Italia, secondo gli ultimi dati disponibili (riferiti a dicembre 2019), ci sono <strong>31mila metri cubi\u00a0di rifiuti radioattivi collocati in 24 impianti distribuiti su 16 siti in 8 Regioni. <\/strong>A questi numeri, andranno poi aggiunti nei prossimi anni i rifiuti radioattivi ad alta attivit\u00e0 che torneranno nella Penisola dopo il ritrattamento all\u2019estero del combustibile esausto proveniente dagli ex impianti nucleari italiani, e quelli di media attivit\u00e0 che si verranno a generare dalle attivit\u00e0 di smantellamento degli impianti dismessi.<\/p>\n<p>Occorre poi ricordare che l\u2019Italia \u00e8 i<strong>n ritardo sulla realizzazione del deposito unico nazionale <\/strong>per i rifiuti a media e bassa attivit\u00e0. La pubblicazione della CNAPI, arrivata ad inizio gennaio, rappresenta un primo passo al quale deve per\u00f2 seguire per Legambiente un percorso trasparente, partecipato e condiviso con i territori.<\/p>\n<p>Non pu\u00f2 mancare nel report uno sguardo proprio ai territori con 17 storie sulle condizioni in cui si trovano gli impianti e le strutture di stoccaggio di materiale radioattivo pi\u00f9 importanti della Penisola, facendo riferimento agli impianti che, al 31 dicembre 2019, detengono rifiuti, combustibile esaurito, sorgenti dismesse e materiali nucleari.<\/p>\n<p>Siti come <strong>l\u2019ex centrale nucleare di Borgo Sabotino, a Latina<\/strong>, posta a meno di un chilometro dall\u2019attuale linea di costa, o come le <strong>ex centrali di Garigliano e di Caorso, rispettivamente in provincia di Caserta e di Piacenza<\/strong>, entrambe poste in aree ad elevato rischio idrogeologico in quanto costruite a ridosso di due importanti fiumi come il Garigliano ed il Po.<\/p>\n<p>Analogo discorso vale per <strong>Saluggia<\/strong>, nel vercellese, dove in un punto a ridosso della Dora Baltea e a soli tre chilometri dalla confluenza con il Po, sono collocati ben tre impianti diversi (Eurex, LivaNova ed il deposito Avogadro), che hanno spesso corso il rischio di essere alluvionati e dove sono stoccati i rifiuti con la carica radioattiva pi\u00f9 elevata (circa il 70% del totale presente in Italia).<\/p>\n<p>Non va meglio nel deposito di <strong>Rotondella (Mt) in Basilicata o di Statte (Ta) in Puglia,<\/strong> dove nel primo caso \u00e8 stata accertata una grave ed illecita attivit\u00e0 di scarico a mare dell\u2019acqua contaminata, che non veniva in alcun modo trattata, e nell\u2019altro i rifiuti attualmente gestiti si trovano in una situazione \u201cseriamente preoccupante\u201d a causa del \u201cdiffuso deterioramento della struttura\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Passando all\u2019Europa, <\/strong>secondo i dati della Commissione Europea sono <strong>126 le centrali nucleari attive distribuite in 14 Paesi <\/strong>(Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Olanda, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Regno Unito) <strong>che detengono, <\/strong>insieme ai due Stati che hanno intrapreso la strada del decommissioning (<strong>Italia e Lituania<\/strong>),<strong> circa il 99,7% del volume totale dei rifiuti radioattivi stoccati nel continente<\/strong>.<\/p>\n<p>Le ultime stime, riferite al 2016, vedono <strong>3,46 milioni di metri cubi<\/strong>\u00a0di rifiuti radioattivi costituiti prevalentemente\u00a0da rifiuti a molto basso e basso livello di radioattivit\u00e0 (il 90% circa), per il trattamento e lo stoccaggio di questi rifiuti sono in funzione 30 impianti distribuiti in 12 Stati Membri.<\/p>\n<p><strong>Oltre alle centrali nucleari attive per la produzione di energia, in UE ci sono 90 impianti spenti, 3 in fase di decommissioning e 82 impianti utilizzati in ambito di ricerca, distribuiti\u00a0in 19 Stati Membri <\/strong>(ai 16 elencati precedentemente si aggiungono Croazia, Polonia e Svizzera) che comunque producono rifiuti radioattivi. Le stime prevedono entro il 2030 un raddoppio dei rifiuti a molto bassa attivit\u00e0, mentre per le altre classi l\u2019incremento sar\u00e0 tra il 20% e il 50% e molti Stati si stanno preparando ad aumentare il numero di depositi idonei.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cSe da una parte l\u2019eredit\u00e0 del nucleare per i Paesi che ancora ne fanno uso comporter\u00e0 inevitabilmente l\u2019aumento di rifiuti radioattivi nei prossimi secoli, dall\u2019altra parte non \u00e8 da sottovalutare l\u2019apporto di quei settori, come quello della ricerca, medico, industriale, che continueranno a produrre rifiuti da gestire in tutti i Paesi, compresa l\u2019Italia.<\/p>\n<p>Nella nostra Penisola &#8211; <strong>spiega Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente<\/strong> &#8211; al di l\u00e0 dei 24 siti temporanei che gestiscono attualmente i rifiuti radioattivi, esistono anche 95 strutture autorizzate all\u2019impiego di radioisotopi e macchine radiogene ben distribuite nelle varie regioni italiane a cui si aggiungono tutte le strutture ospedaliere o di laboratorio che fanno uso di tali macchinari.<\/p>\n<p>A <strong>livello comunitario <\/strong>occorre da subito <strong>trovare accordi internazionali per gestire e stoccare i nostri piccoli quantitativi di rifiuti ad alta attivit\u00e0, quelli pi\u00f9 pericolosi. A livello nazionale <\/strong>invece <strong>il tema della gestione dei rifiuti nucleari a media e bassa attivit\u00e0 deve essere accompagnato, da parte delle istituzioni, da una comunicazione e informazione chiara e trasparente <\/strong>nei confronti dei cittadini. Servono tempistiche certe, scelte, progetti e programmi per il Deposito nazionale che non siano calati dall\u2019alto ma inseriti in processi partecipati e di dibattito pubblico.<\/p>\n<p>Infine &#8211; conclude <strong>Minutolo<\/strong> &#8211; bisogna\u00a0<strong>risolvere le lacune presenti nel Programma nazionale<\/strong>, arrivato in forte ritardo e con tanto di procedura di infrazione da parte della Commissione europea nei confronti dell\u2019Italia\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Italia no nuke, oltre a dover gestire la pesante eredit\u00e0 lasciata dalle centrali e dai depositi nucleari collocati in siti inidonei, pericolosi e spesso a rischio di esondazione, si trova a dover far i conti con il grande problema del traffico illecito di rifiuti radioattivi, causati anche dall\u2019elevato costo di smaltimento. 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