{"id":5731,"date":"2021-04-13T11:13:48","date_gmt":"2021-04-13T09:13:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/?p=5731"},"modified":"2021-04-13T11:14:07","modified_gmt":"2021-04-13T09:14:07","slug":"animali-in-citta-ecco-i-dati-dellindagine-di-legambiente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/animali-in-citta-ecco-i-dati-dellindagine-di-legambiente\/","title":{"rendered":"Animali in citt\u00e0, ecco i dati dell\u2019indagine di Legambiente"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"dropcap dropcap3\">L<\/span>a gestione degli animali nelle citt\u00e0 italiane, nella sua disomogeneit\u00e0, potrebbe essere un buon indicatore del caos amministrativo del Paese, dei suoi immensi divari tra aree geografiche e tra Comuni.<\/p>\n<p>\u00c8 quanto emerge dalla <a href=\"http:\/\/www.legambienteanimalhelp.it\/animalincitta\/\">nona edizione di<strong><em> Animali in citt\u00e0<\/em><\/strong><\/a>, presentata oggi online, indagine di Legambiente sui servizi offerti dalle amministrazioni comunali e dalle aziende sanitarie per la gestione degli animali d\u2019affezione e la qualit\u00e0 della nostra convivenza in citt\u00e0 con animali selvatici e non. Un tema pi\u00f9 urgente che mai dopo un anno di pandemia che ha visto aumentare il disagio economico di una parte della popolazione e, stando a quanto \u00e8 possibile osservare, forse anche la presenza di cani nelle nostre case.<\/p>\n<p><strong>Approvare al pi\u00f9 presto l\u2019anagrafe nazionale per tutti gli animali d\u2019affezione<\/strong> per fare uscire dalla<\/p>\n<p>clandestinit\u00e0 presenze e bisogni diffusi, <strong>fare rete<\/strong> tra enti pubblici e privati emulando le esperienze positive, porsi l\u2019obiettivo di <strong>1.000 strutture veterinarie pubbliche ben funzionanti<\/strong>, tra canili e gattili sanitari e ospedali veterinari (una ogni 50-100 mila cittadini a seconda delle esigenze territoriali): queste le richieste di Legambiente.<\/p>\n<p>Alla presentazione sono intervenuti, coordinati da <strong>Antonino Morabito<\/strong>, responsabile nazionale Fauna e Benessere animale di Legambiente, il ministro della Salute <strong>Roberto Speranza<\/strong>, il direttore generale di Legambiente<strong> Giorgio Zampetti<\/strong>, la vicepresidente Commissione Ambiente della Camera dei Deputati<strong> Rossella Muroni<\/strong>, il presidente dell\u2019ANMVI <strong>Marco Melosi<\/strong> e il presidente dell\u2019ENCI <strong>Dino Muto<\/strong>. Hanno presentato esperienze virtuose e buone pratiche <strong>Matteo Biffoni<\/strong>, sindaco del Comune di Prato, <strong>Sara Turetta<\/strong>, \u201cSave The Dogs and other animals\u201d, <strong>Giovanni Lorenzi<\/strong>, AS Alto Adige, <strong>Cecilia Del Re<\/strong>, assessora del Comune di Firenze, <strong>Mavj Davanzo<\/strong>, Circolo \u201cMondo Gatto\u201d, <strong>Daniele Salussoglia<\/strong>, ASL Vercelli, <strong>Daniela Barbieri<\/strong>, Comune di Modena, <strong>Federica Faiella<\/strong>, Fondazione \u201cCave Canem\u201d, <strong>Enrico Loretti<\/strong>, ASL Toscana Centro. <strong>Ed \u00e8 stata<\/strong> <strong>l\u2019occasione per consegnare il premio Citt\u00e0 e Aziende sanitarie amiche degli animali 2020<\/strong>: <strong>Prato, Modena e Bergamo<\/strong> in testa alla classifica dei Comuni virtuosi, <strong>AUSL Toscana Centro, ASL Vercelli e AS Alto Adige <\/strong>le prime 3 aziende sanitarie premiate.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.legambienteanimalhelp.it\/animalincitta\/\">Questa edizione<\/a> analizza dati 2019 e restituisce, quindi, un quadro pre-pandemia: in linea il trend precedente, cio\u00e8 in lieve miglioramento complessivo ma senza progressi rilevanti in nessuno dei campi esaminati, e tanto pi\u00f9 utile a capire le possibili criticit\u00e0 da affrontare quando torneremo a muoverci liberamente.<\/p>\n<p>Sono considerate solo le risposte complete<strong> ai due questionari specifici inviati dall\u2019associazione, <\/strong>poi suddivise in macro aree<strong>: quelle di <\/strong><strong>1.069<\/strong> <strong>amministrazioni comunali<\/strong> (circa il <strong>13,5%<\/strong> di tutti i comuni d\u2019Italia, responsabili per i servizi del <strong>27% della popolazione italiana<\/strong>)\u00a0<strong>e di <\/strong><strong>46<\/strong> <strong>aziende sanitarie<\/strong>\u00a0(equivalenti al <strong>40,7%<\/strong> del totale e a circa il <strong>47% della popolazione<\/strong>).<\/p>\n<p>Il\u00a069,5%\u00a0dei Comuni dichiara di avere\u00a0<strong>uno sportello (un ufficio o un servizio) dedicato ai diritti degli animali in citt\u00e0<\/strong>. Teoricamente, dunque, oltre due terzi dei Comuni dovrebbero essere in condizioni di dare buone risposte alle esigenze dei cittadini e dei loro amici pelosi, piumosi o squamati; in realt\u00e0, solo uno su sette (15,7%) raggiunge una performance sufficiente e solo Prato, Modena e Bergamo superano il punteggio necessario a raggiungere l\u2019ottimo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cCi prepariamo ad affrontare una crisi economica e sociale post pandemia &#8211; dichiara <strong>Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente<\/strong> &#8211; che rischia di ripercuotersi anche sui milioni di animali da compagnia che abitano nelle nostre case e riempiono spazi relazionali importantissimi. Senza aiuti concreti, si rischiano scelte dolorose e l\u2019aumento di abbandoni. Prevenire e accompagnare queste difficolt\u00e0, con iniziative diffuse, pubbliche e private, sar\u00e0 essenziale per garantire il benessere a persone e animali\u201d. A dare concretezza a questa preoccupazione basta il dato fornito dalle Aziende sanitarie, che dichiarano 226 <strong>canili rifugio<\/strong> in attivit\u00e0 per <strong>36.766 posti disponibili<\/strong>, ma al 31 dicembre 2019 erano ospitati in queste strutture <strong>92.371 cani<\/strong> (2,5 volte i posti disponibili).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I numeri continuano a restituirci un quadro parziale e frammentario, a causa del funzionamento a volte inesistente dell\u2019anagrafe canina, <\/strong><strong>ad oggi<\/strong> <strong>ancora l\u2019<\/strong>unica anagrafe animale obbligatoria per i milioni di animali da compagnia presenti nelle case degli italiani. <strong>Secondo le amministrazioni comunali <\/strong>che hanno risposto, la media \u00e8 di un cane ogni 7,5 cittadini residenti; ma solo il 36,1% dei Comuni rispondenti conosce <strong>il numero dei cani iscritti all\u2019anagrafe nel proprio territorio, per un totale di 1.060.205 cani su 7.913.890 residenti<\/strong>. E il 32% dei Comuni conosce il numero delle nuove iscrizioni, avvenute nel 2019, pari a 85.432 cani. Se a Capo di Ponte (BS) si registra un cane ogni 1,4 residenti, nelle vicine Cisano Bergamasco (BG) e Capriate San Gervasio (BG) troviamo, rispettivamente, un cane ogni 6.261 residenti e ogni 4.059 residenti.<\/p>\n<p>Se per\u00f2 consideriamo le informazioni ricevute dalle Aziende sanitarie locali \u201cvirtuose\u201d come ATS Insubria (Varese e Como) abbiamo un cane per ogni cittadino, o per ATS Brianza (Monza e Lecco) un cane ogni 3 cittadini. Sulla base delle anagrafi territoriali pi\u00f9 complete, <strong>la stima del numero di cani presenti in Italia<\/strong>, che oscillano tra 3 e 2 cani per cittadino residente, va <strong>dai 19.800.000 ai 29.800.000<\/strong>. Numeri analoghi per i gatti. Sono 490 i Comuni che dichiarano di aver dato <strong>lettori di microchip<\/strong> in uso al personale, per un totale di 784 lettori: <strong>in media 1,6 per amministrazione<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La spesa per la gestione degli animali in citt\u00e0 ammonta complessivamente a <\/strong><strong>228.682.640\u00a0<\/strong>euro nel 2019 (con un incremento del 3,6% rispetto all\u2019anno precedente). I Comuni dichiarano, infatti, di aver speso per questa voce <strong>156.857.113<\/strong> euro, a cui vanno sommati i <strong>71.825.527 <\/strong>euro spesi dalle aziende sanitarie. La somma totale \u00e8 ingente se confrontata con altre voci di spesa del Paese, \u00e8 pari a 2,7 volte la somma impegnata per tutti i 24 Parchi nazionali italiani (85.000.000,00 euro, riparto 2019) o a 62 volte quella per tutte le 27 Aree marine protette (3.708.745,90 euro, riparto anno 2019) e complessivamente spropositata rispetto alla qualit\u00e0 dei servizi offerti in termini di benessere animale.<\/p>\n<p>Per il <strong>rapporto tra risorse impegnate e risultati ottenuti<\/strong>, solo 11 dei Comuni campionati (1%) raggiunge una performance eccellente; a dimostrazione della variet\u00e0 di tipologia, sono Verr\u00e8s (AO, 2.577), Moruzzo (UD, 2.480), Prato (194.223), Costigliole Saluzzo (CN, 3.314), Gravere (TO, 673), Amandola (FM, 3.443), Sarnonico (TN, 795), San Gillio (TO, 3.101), Savona (59.439), Cupramontana (AN, 4.507) e Casalciprano (CB, 501). <strong>La maggior parte dei costi attuali \u00e8 assorbita dai canili rifugio<\/strong>, per i quali i Comuni dichiarano di spendere il <strong>59,3% del bilancio<\/strong> destinato al settore (circa <strong>93 milioni di euro<\/strong> stimati per il 2019) e di gestire in proprio il 2,2% di queste strutture, tramite ditte o cooperative con appalto pubblico il 21,7%, tramite associazioni in convenzione il 27,9%. Per il rimanente 48,2% non \u00e8 dato sapere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cMentre <strong>canili e gattili sanitari sono essenziali, <\/strong>in numero adeguato e strettamente correlato alla popolazione umana, \u00e8 invece possibile e urgente pensare a un modello che preveda la drastica riduzione dei canili rifugio &#8211; <strong>dichiara il\u00a0responsabile nazionale fauna e benessere animale di Legambiente, Antonino Morabito<\/strong>\u00a0\u2013. Servono l\u2019impegno e la determinazione di cittadini e pubblica amministrazione e una strategia che affronti il ritardo accumulato con le anagrafi territoriali e il mancato controllo demografico degli animali \u2018da compagnia\u2019. Inoltre, non va assolutamente sottovalutato che molte specie animali, quelle selvatiche in particolare, loro malgrado, sono sempre pi\u00f9 spesso chiamate a vivere in contesti urbani dove le criticit\u00e0 emergono in pochissimo tempo, producendo enormi sofferenze animali e costi sanitari, sociali ed economici crescenti.<\/p>\n<p>A trenta anni esatti dall\u2019approvazione della legge 281\/91 \u00e8 arrivato il momento che il Parlamento istituisca l\u2019anagrafe nazionale degli animali d\u2019affezione per garantire il benessere di tutti gli animali da compagnia, consentendo di prevenire possibili zoonosi e gestire, correttamente e con sempre meno disparit\u00e0 territoriali, i servizi agli oltre 100 milioni di animali da compagnia presenti nelle case degli italiani\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Secondo i Comuni, in media su 5 <strong>cani vaganti<\/strong> catturati e portati in <strong>canile rifugio<\/strong> per 4 \u00e8 stata trovata una felice soluzione (tra restituzioni ai proprietari, adozioni o re-immissioni come cani liberi controllati); secondo le Asl il rapporto \u00e8 di uno a uno. Ma, come per il numero di presenze registrate, i dati di dettaglio restituiscono situazioni estremamente diverse. Se, per esempio, nel 2019 a San Lazzaro di Savena (BO), Rapolla (PZ) e Acquedolci (ME) per un cane preso in carico \u00e8 stata trovata soluzione per 10 altri, a Parete (CE) \u00e8 stato ricollocato un solo cane su 39 presi in carico, a San Nicola la Strada (CE) uno su 34, a Mirabella Imbaccari (CT) uno su 20 e a Montalbano Jonico (MT) uno su 11. La ASL di Taranto non ha trovato soluzione per nessuno dei 795 cani presi in carico, mentre l\u2019Area Vasta 2 per un cane preso in carico ha trovato soluzione per 5.<\/p>\n<p><strong>I cani liberi controllati<\/strong>, o cani di quartiere, sono meno onerosi, ma richiedono condivisione di responsabilit\u00e0 e spese, equilibrio tra numero dei cani e numero di cittadini incaricati e aree idonee anche in termini di accettazione sociale. I Comuni che hanno dichiarato di avere cani liberi controllati sono nel 67,4% dei casi al Sud e Isole, nel 4,2% al Centro e nel 28,4% dei casi al Nord Italia.<\/p>\n<p>Complessivamente sono stati dichiarati 1.632 cani liberi controllati, con 281 cittadini specificamente impegnati. <strong>Solo il 29,7% dei Comuni dichiara di monitorare le colonie feline<\/strong> presenti nel proprio territorio e da questi monitoraggi risulterebbero 16.650 colonie, con oltre 143.530 gatti e 8.881 cittadini impegnati. Scarseggiano le <strong>aree cani<\/strong>: solo il 24,2% dei Comuni dichiara di avere spazi dedicati all\u2019aperto, in media uno ogni 9.699 cittadini residenti. Ma se, tra i capoluoghi, Siena mette a disposizione un\u2019area cani ogni 2.361 cittadini, Reggio Calabria ne offre una sola ai suoi 174.885 residenti e Bari una ogni 157.642 persone.<\/p>\n<p>Solo l\u201914% dei Comuni dichiaranti \u00e8 in contatto con\u00a0<strong>un centro di recupero per animali selvatici<\/strong>\u00a0a cui indirizzare chi dovesse trovare un\u00a0<strong>uccello<\/strong>\u00a0ferito e la percentuale scende al 9% se si trova un <strong>mammifero<\/strong> ferito, al 2% se si trova una\u00a0<strong>animale marino<\/strong>\u00a0o un\u00a0<strong>rettile<\/strong>\u00a0in difficolt\u00e0, e all\u20191% se si trova un animale esotico ferito. Solo l\u20198,7% delle Aziende sanitarie dichiara di conoscere i dati sanitari degli animali ricoverati presso i Centri di recupero: 4.847 animali selvatici ricoverati nel corso del 2019.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per quanto riguarda <strong>i regolamenti e le ordinanze<\/strong>, il 35% dei Comuni dichiara di avere un regolamento per la <strong>corretta detenzione degli animali in citt\u00e0<\/strong>, l\u2019accesso ai <strong>locali pubblici e negli uffici<\/strong> in compagnia dei propri amici a quattro zampe \u00e8 regolamentato in poco pi\u00f9 di 1 Comune su 10 (11%) mentre i Comuni costieri che hanno regolamentato <strong>l\u2019accesso alle spiagge<\/strong> sono ancora il 14,9%.<\/p>\n<p>Ancora pochissimi, solo il 6%, i Comuni che hanno adottato un regolamento per facilitare la <strong>cremazione, l\u2019inumazione e la tumulazione<\/strong> dei nostri amici a quattro zampe. Solo il 6% dei Comuni rispondenti ha approvato regolamenti per facilitare le<strong> adozioni dai canili<\/strong> con agevolazioni fiscali o sostegni; il 3% un regolamento per facilitare, con agevolazioni fiscali o sostegni economici <strong>la sterilizzazione<\/strong>, o contrastare, con oneri fiscali, chi detiene riproduttori e cucciolate, mettendo un freno all\u2019attuale, incontrollata, popolazione riproduttiva canina e felina. Il 7,8% si \u00e8 dotato di un regolamento per contrastare <strong>l\u2019uso di esche o bocconi avvelenati<\/strong> nei territori urbani e periurbani. Infine, il 10,6% dei Comuni ha regolamentato l\u2019arrivo e la sosta di spettacoli con animali, mentre il 4,3% dichiara di aver regolamentato botti e fuochi di artificio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La gestione degli animali nelle citt\u00e0 italiane, nella sua disomogeneit\u00e0, potrebbe essere un buon indicatore del caos amministrativo del Paese, dei suoi immensi divari tra aree geografiche e tra Comuni. \u00c8 quanto emerge dalla nona edizione di Animali in citt\u00e0, presentata oggi online, indagine di Legambiente sui servizi offerti dalle amministrazioni comunali e dalle aziende [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5732,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[127],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.2 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Animali in 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