{"id":8018,"date":"2026-04-20T16:44:50","date_gmt":"2026-04-20T14:44:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/?p=8018"},"modified":"2026-04-20T16:44:50","modified_gmt":"2026-04-20T14:44:50","slug":"unimpresa-su-deficit-italia-meglio-di-eurozona-66-punti-in-5-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/unimpresa-su-deficit-italia-meglio-di-eurozona-66-punti-in-5-anni\/","title":{"rendered":"Unimpresa, su deficit Italia meglio di eurozona -6,6 punti in 5 anni"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-family: arial, sans-serif;\">L\u2019Italia ha realizzato negli ultimi cinque anni uno dei pi\u00f9 significativi percorsi di risanamento della finanza pubblica in Europa, riducendo il deficit dal -9,4% del 2020 al -2,8% del 2025, con una correzione complessiva di 6,6 punti percentuali, quasi il doppio rispetto ai 3,7 punti dell\u2019Eurozona. \u00c8 quanto emerge da un\u2019analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo cui nel 2025 il disavanzo italiano si attesta sotto la soglia del 3% del pil, mentre la media dell\u2019area euro resta intorno al -3,2\/-3,3%. Il miglioramento \u00e8 stato sostenuto da una forte crescita delle entrate tributarie, salite oltre i 580 miliardi, e dalla fine delle misure emergenziali legate alla pandemia. Resta tuttavia il nodo del debito pubblico, ancora elevato al 136%-137% del pil, e soprattutto l\u2019aumento della spesa per interessi, che nel 2025 sfiora gli 85 miliardi, spinta dal rialzo dei tassi deciso dalla\u00a0Banca\u00a0centrale\u00a0europea, ma contenuta grazie all\u2019abbassamento dello spread tra btp italiani e bund tedeschi, da cui \u00e8 scaturito il\u00a0positivo il ritorno del saldo primario, tornato sopra lo zero. il consolidamento dei conti \u00e8 solido nei numeri ma non ancora strutturale: la sostenibilit\u00e0 nel medio periodo dipender\u00e0 dalla capacit\u00e0 di sostenere la crescita e contenere la spesa, evitando che l\u2019aumento del costo del debito assorba i benefici del risanamento. \u00abQuesto percorso oggi ci consente di guardare con maggiore serenit\u00e0 alla fase attuale, caratterizzata da nuove tensioni geopolitiche legate alla guerra in Iran, che stanno gi\u00e0 producendo effetti su crescita, inflazione ed energia a livello globale. Arrivare a questa congiuntura con conti pubblici pi\u00f9 solidi rispetto al passato rappresenta un elemento di forza che il Paese non aveva in precedenti crisi.\u00a0I dati, infatti, confermano che l\u2019Italia ha saputo affrontare con seriet\u00e0 una fase straordinariamente complessa, riportando sotto controllo i conti pubblici in tempi relativamente rapidi. La riduzione del deficit \u00e8 un segnale importante di credibilit\u00e0 e responsabilit\u00e0, che rafforza la posizione del nostro Paese in Europa e sui mercati finanziari. \u00c8 un risultato che va riconosciuto, perch\u00e9 ottenuto in un contesto internazionale segnato da crisi e incertezze. Allo stesso tempo, non possiamo considerarlo un punto di arrivo. Ora serve consolidare questo percorso, accompagnandolo con politiche orientate alla crescita, al sostegno delle imprese e alla riduzione della pressione fiscale. Solo cos\u00ec il risanamento potr\u00e0 diventare strutturale e tradursi in benefici concreti per il sistema produttivo e per le famiglie\u00bb commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, sans-serif;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, sans-serif;\">Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha rielaborato dati della\u00a0Commissione europea, di\u00a0Eurostat\u00a0e del\u00a0Ministero dell\u2019Economia e delle Finanze, il percorso di finanza pubblica dell\u2019Italia negli ultimi cinque anni evidenzia un consolidamento significativo, che si distingue nel confronto europeo per intensit\u00e0 e rapidit\u00e0. Tra il 2020 e il 2025 il deficit \u00e8 stato ridotto di 6,6 punti percentuali, passando dal -9,4% al -2,8% del pil, un miglioramento quasi doppio rispetto a quello registrato mediamente nell\u2019area euro, ferma a circa 3,7 punti. Si tratta di un dato che certifica, sul piano quantitativo, uno sforzo di riequilibrio rilevante, maturato in un contesto segnato prima dalla pandemia e poi da una fase di forte instabilit\u00e0 economica e geopolitica. Secondo le pi\u00f9 recenti elaborazioni basate sui dati della\u00a0Commissione europea, di\u00a0Eurostat\u00a0e del\u00a0Ministero dell\u2019Economia e delle Finanze, il 2025 segna un punto di approdo importante: il disavanzo italiano si colloca stabilmente sotto la soglia del 3% del pil, avvicinandosi ai parametri europei dopo gli scostamenti straordinari degli anni pandemici. Nello stesso anno, il deficit medio dell\u2019Eurozona resta leggermente pi\u00f9 elevato, attestandosi intorno al -3,2\/-3,3%, a conferma di una traiettoria italiana pi\u00f9 incisiva.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, sans-serif;\">L\u2019analisi dei fondamentali mostra come il miglioramento sia stato sostenuto in larga misura dalla dinamica delle entrate. Il gettito tributario ha superato i 580 miliardi di euro nel 2025, con un incremento superiore ai 100 miliardi rispetto al 2020. Questo risultato \u00e8 riconducibile a pi\u00f9 fattori: la ripresa economica post-pandemica, l\u2019effetto dell\u2019inflazione sulle basi imponibili e una sostanziale tenuta della pressione fiscale, rimasta nell\u2019ordine del 42,5%-43% del PIL. Si tratta di una dinamica che ha rafforzato la capacit\u00e0 dello Stato di finanziare la spesa, ma che al tempo stesso pone interrogativi sulla sostenibilit\u00e0 del carico fiscale nel medio periodo, soprattutto per il sistema delle piccole e medie imprese.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, sans-serif;\">Sul versante della spesa, il rientro \u00e8 stato favorito principalmente dal venir meno delle misure emergenziali introdotte tra il 2020 e il 2021. Tuttavia, la struttura della spesa pubblica resta caratterizzata da un\u2019elevata rigidit\u00e0, con una componente corrente difficilmente comprimibile. In questo quadro, emerge con forza il tema della spesa per interessi, tornata a crescere in modo significativo a seguito del rialzo dei tassi deciso dalla\u00a0Banca Centrale Europea. Nel 2025 il costo del debito si avvicina agli 85 miliardi di euro, con una prospettiva di ulteriore aumento verso i 90 miliardi nel 2026.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, sans-serif;\">Un elemento di rilievo \u00e8 rappresentato dal saldo primario, tornato positivo dopo il forte deterioramento del 2020. Nel 2025 l\u2019Italia si colloca leggermente sopra lo zero, segnalando la capacit\u00e0 di coprire la spesa pubblica al netto degli interessi. Questo risultato rappresenta una condizione necessaria per la stabilizzazione del debito, ma non ancora sufficiente a garantirne una riduzione significativa nel breve periodo. Il rapporto debito\/pil, infatti, pur in calo rispetto al picco del 2020 (circa 155%), si attesta ancora su livelli elevati, intorno al 136%-137% nel 2025. La riduzione \u00e8 lenta e condizionata da due variabili fondamentali: la crescita economica, che resta moderata, e il livello dei tassi di interesse, che incide direttamente sul costo del servizio del debito. In questo senso, il consolidamento fiscale realizzato rischia di essere parzialmente assorbito dall\u2019aumento della spesa per interessi. Nel confronto con gli altri Paesi europei emerge dunque una doppia lettura. Da un lato, l\u2019Italia si distingue per la rapidit\u00e0 del rientro del deficit, dimostrando una capacit\u00e0 di adattamento e disciplina fiscale superiore alla media. Dall\u2019altro, continua a scontare una vulnerabilit\u00e0 strutturale legata all\u2019elevato stock di debito e alla rigidit\u00e0 della spesa pubblica.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, sans-serif;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, sans-serif;\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Italia ha realizzato negli ultimi cinque anni uno dei pi\u00f9 significativi percorsi di risanamento della finanza pubblica in Europa, riducendo il deficit dal -9,4% del 2020 al -2,8% del 2025, con una correzione complessiva di 6,6 punti percentuali, quasi il doppio rispetto ai 3,7 punti dell\u2019Eurozona. \u00c8 quanto emerge da un\u2019analisi del Centro studi di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5058,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized 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