{"id":941,"date":"2019-06-11T11:41:02","date_gmt":"2019-06-11T09:41:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/?p=941"},"modified":"2019-06-11T11:41:02","modified_gmt":"2019-06-11T09:41:02","slug":"istat-spesa-della-famiglie-ferma-a-2-571-euro-in-2018","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiaeconomiaonline.it\/web\/istat-spesa-della-famiglie-ferma-a-2-571-euro-in-2018\/","title":{"rendered":"Istat: spesa della famiglie ferma a 2.571 euro in 2018"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"dropcap dropcap3\">N<\/span>el 2018, la stima della spesa media mensile per consumi delle famiglie residenti in Italia \u00e8 pari a <strong>2.571 euro<\/strong> in valori correnti. La met\u00e0 delle famiglie spende pi\u00f9 di 2.153 euro al mese.<\/p>\n<p>Pur in attenuazione, restano ampi i <strong>divari territoriali. <\/strong>Il differenziale maggiore \u00e8 tra Nord-ovest e Isole (circa 800 euro).<\/p>\n<p>Le famiglie che vivono in una abitazione in <strong>affitto<\/strong> destinano oltre un quinto della loro spesa complessiva al pagamento del canone.<\/p>\n<p><strong>In Italia stabile la spesa per consumi delle famiglie <\/strong><\/p>\n<p>Nel 2018, la stima della spesa media mensile delle famiglie residenti in Italia \u00e8 di 2.571 euro mensili in valori correnti, sostanzialmente invariata rispetto al 2017 (+0,3%), quando era cresciuta dell\u20191,6% sul 2016.<\/p>\n<p>La spesa \u00e8 ancora lontana dai livelli del 2011 (2.640 euro mensili), cui avevano fatto seguito due anni di forte contrazione.<\/p>\n<p>Considerando la dinamica inflazionistica (+1,2% la variazione dell\u2019indice dei prezzi al consumo per l\u2019intera collettivit\u00e0 nazionale, NIC), in termini reali la spesa diminuisce dello 0,9%, segnando una contrazione per la prima volta dopo la moderata dinamica positiva registrata dal 2014 al 2017.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 la distribuzione dei consumi \u00e8 asimmetrica e maggiormente concentrata nei livelli medio-bassi, la maggioranza delle famiglie ha speso un importo inferiore al valore medio.<\/p>\n<p>Se si osserva il valore mediano, ovvero il livello di spesa per consumi che divide il numero di famiglie in due parti uguali, il 50% delle famiglie residenti in Italia ha speso nel 2018 una cifra non superiore a 2.153 euro, invariata rispetto ai 2.154 euro del 2017.<\/p>\n<p>Come in passato, i livelli di spesa pi\u00f9 elevati, e superiori alla media nazionale, si registrano nel Nord-ovest (2.866 euro), nel Nord-est (2.783) e nel Centro (2.723 euro); pi\u00f9 bassi, e inferiori alla media nazionale, nel Sud (2.087 euro) e nelle Isole (2.068 euro).<\/p>\n<p>La composizione della spesa resta sostanzialmente immutata rispetto al 2017: \u00e8 ancora l\u2019abitazione ad assorbire la quota pi\u00f9 rilevante (35,1% della spesa totale), seguita dalla spesa per prodotti Alimentari e bevande analcoliche (18,0%) e da quella per Trasporti (11,4%).<\/p>\n<p>Coerentemente con le linee guida internazionali, e con i Report precedenti, nella spesa per l\u2019abitazione \u00e8 compreso l\u2019importo degli affitti figurativi (vedi Glossario), cio\u00e8 la spesa che le famiglie dovrebbero sostenere per prendere in affitto un&#8217;abitazione con caratteristiche identiche a quella in cui vivono e di cui sono proprietarie, usufruttuarie o che hanno in uso gratuito.<\/p>\n<p>Anche al netto di tale posta, nel 2018 la spesa media familiare in termini correnti (1.982 euro) \u00e8 stabile rispetto al 2017 (+0,2%).<\/p>\n<p>Le famiglie hanno speso per prodotti Alimentari e bevande analcoliche in media 462 euro mensili, senza differenze significative rispetto ai 457 euro del 2017.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 nel dettaglio, aumenti di spesa si registrano per le carni (98 euro mensili, +4,0% rispetto all\u2019anno precedente), i pesci e i prodotti ittici (41 euro mensili, +3,4% sul 2017) e per caff\u00e8, t\u00e8 e cacao (15 euro, +5,0%).<\/p>\n<p>Le carni costituiscono anche la voce di spesa alimentare pi\u00f9 importante in termini di composizione del carrello, rappresentando il 3,8% della spesa totale; il pesce pesa meno della met\u00e0 delle carni (1,6% della spesa complessiva) e caff\u00e8, t\u00e8 e cacao appena lo 0,6%.<\/p>\n<p>Solo la spesa per zucchero, confetture, miele, cioccolato e dolciumi (che rappresenta appena lo 0,7% della spesa totale) diminuisce significativamente (19 euro mensili, -2,6% sul 2017).<\/p>\n<p>La spesa per beni e servizi non alimentari \u00e8 di 2.110 euro mensili, anche questa stabile rispetto al 2017 (2.107 euro).<\/p>\n<p>Per Abitazione, acqua, elettricit\u00e0 e altri combustibili, manutenzione ordinaria e straordinaria la spesa resta invariata rispetto all\u2019anno precedente (con l\u2019eccezione del Nord-est, dove si contrae del 3,5%) e pari a 903 euro (il 35,1% del totale), di cui 589 euro di affitti figurativi.<\/p>\n<p>Tra le spese non alimentari, la quota pi\u00f9 rilevante dopo l\u2019abitazione \u00e8 destinata ai Trasporti (11,4%, 292 euro); seguono, nell\u2019ordine: Altri beni e servizi (cura della persona, effetti personali, servizi di assistenza sociale, assicurazioni e servizi finanziari; 7,2%); Servizi ricettivi e di ristorazione e Beni e servizi ricreativi, spettacoli e cultura (entrambe le voci pari a circa il 5,0% del totale, approssimativamente 130 euro mensili ciascuna); Servizi sanitari e salute (4,7%, 121 euro mensili); Abbigliamento e calzature (4,6%, 119 euro mensili); Mobili, articoli e servizi per la casa (4,2%, 108 euro). Solo la spesa per Comunicazioni (pari al 2,4% della spesa totale, 62 euro mensili) si contrae in misura significativa rispetto al 2017 (-2,5%), contrariamente a quanto accaduto lo scorso anno (+2,5%).<\/p>\n<p><strong>In leggero calo i divari territoriali anche se restano molto ampi <\/strong><\/p>\n<p>Anche nel 2018 si osservano i divari territoriali ben noti, le cui origini vanno ricercate in diversi fattori di natura economica e sociale (redditi, prezzi al consumo, abitudini e comportamenti di spesa). Nel Nord-ovest si spendono mediamente, in termini assoluti, circa 800 euro in pi\u00f9 che nelle Isole, e cio\u00e8 il 38,6% in pi\u00f9 in termini relativi, ma il divario scende sotto il 40% per la prima volta dal 2009 (nel 2017 era al 45%).<\/p>\n<p>A pesare di pi\u00f9 sulle spese delle famiglie nel Sud e nelle Isole, dove le disponibilit\u00e0 economiche sono generalmente minori, le voci destinate al soddisfacimento dei bisogni primari, quali ad esempio quelle per i beni alimentari: rispetto alla media nazionale (18,0%), la quota per la spesa alimentare \u00e8 il 22,9% nel Sud e il 21,3% nelle Isole, mentre nel Nord-est si ferma al 16,0%.<\/p>\n<p>Le regioni con la spesa media mensile pi\u00f9 elevata sono Lombardia (3.020 euro), Valle d\u2019Aosta (3.018 euro) e Trentino-Alto Adige (2.945 euro); in particolare, nel Trentino-Alto Adige si registrano, rispetto al resto del Paese, le quote pi\u00f9 elevate di spesa per Servizi ricettivi e di ristorazione (6,2% contro il 5,1% di media nazionale) e per Beni e servizi ricreativi, spettacoli e cultura (6,1% contro il 5,0%).<\/p>\n<p>La Calabria si conferma la regione con la spesa pi\u00f9 contenuta, pari a 1.902 euro (1.118 euro meno della Lombardia), seguita dalla Sicilia (2.036 euro mensili).<\/p>\n<p>In Calabria la quota di spesa destinata a prodotti alimentari e bevande analcoliche raggiunge il 23,4%, l\u2019incidenza pi\u00f9 alta dopo quella registrata in Campania (23,8%).<\/p>\n<p>I livelli e la composizione della spesa variano a seconda della tipologia del comune di residenza.<\/p>\n<p>Anche nel 2018, nei comuni centro delle aree metropolitane le famiglie spendono di pi\u00f9: 2.866 euro mensili, +228 euro rispetto alle famiglie residenti nei comuni periferici delle aree metropolitane e in quelli con almeno 50mila abitanti e +417 euro rispetto alle famiglie residenti nei comuni fino a 50mila abitanti che non appartengono alla cerchia periferica delle aree metropolitane.<\/p>\n<p>Nei comuni centro di area metropolitana si registra la pi\u00f9 bassa quota destinata ad Alimentari e bevande analcoliche (15,0%, contro 19,1% dei comuni periferia delle aree metropolitane e fino a 50mila abitanti); lo stesso vale per le quote di spesa destinate ad Abbigliamento e calzature (rispettivamente, 4,0% e 4,8%) e Trasporti (8,7% contro 12,4%).<\/p>\n<p>Al contrario, nei comuni centro di area metropolitana le quote pi\u00f9 elevate di spesa si registrano per Abitazione, acqua, elettricit\u00e0, gas e altri combustibili (41,2%, molto sopra il dato medio nazionale, contro 33,0% dei comuni periferici delle aree metropolitane e fino a 50mila abitanti) e per Servizi ricettivi e di ristorazione (rispettivamente, 5,6% e 4,8%).<\/p>\n<p>Le quote di spesa destinate alle altre tipologie di beni e servizi non registrano, invece, particolari differenze al variare del tipo di comune di residenza.<\/p>\n<p><strong>Le famiglie limitano la spesa per abbigliamento e calzature<\/strong><\/p>\n<p>Le famiglie residenti possono mutare nel tempo le proprie abitudini di consumo sia per il modificarsi della loro struttura, sia perch\u00e9 intervengono cambiamenti nelle preferenze o nella disponibilit\u00e0 economica. Nondimeno, il cambiamento assume forza e contorni diversi a seconda della voce di spesa considerata.<\/p>\n<p>La spesa per visite mediche e accertamenti periodici, in larga misura incomprimibile, \u00e8 quella sulla quale le famiglie agiscono meno per provare a limitare l\u2019esborso.<\/p>\n<p>Tra quante un anno prima dell\u2019intervista sostenevano gi\u00e0 questa spesa, soltanto il 16,1% dichiara infatti di aver speso meno, peraltro con forti differenziazioni territoriali: il 10,1% nel Nord, il 17,9% nel Centro e il 24,1% nel Mezzogiorno.<\/p>\n<p>Per contro, il 6,1% delle famiglie dichiara di aver aumentato la spesa sanitaria. Inoltre, tra le famiglie che un anno prima non sostenevano spese per sanit\u00e0, si stima una piccola quota (meno di una su cinque) che dichiara di aver iniziato nel corso del 2018 a spendere per visite mediche e accertamenti periodici di prevenzione.<\/p>\n<p>Tra le famiglie che gi\u00e0 sostenevano spese per carburanti, il 71,8% non ha mutato il proprio comportamento di spesa (77,2% nel Nord, 64,0% nel Mezzogiorno); il 25,1% ha, invece, provato a limitare questa voce.<\/p>\n<p>La voce di spesa che le famiglie cercano maggiormente di contenere \u00e8, nel 2018, quella per abbigliamento e calzature.<\/p>\n<p>Quasi la met\u00e0 (48,9%) di quante acquistavano gi\u00e0 questi beni un anno prima dell\u2019intervista ha infatti modificato le proprie abitudini, provando a limitare la spesa, anche in questo caso con forti differenziazioni territoriali: si prova a risparmiare di pi\u00f9 nel Mezzogiorno (62,7%) rispetto al Centro (47,6%) e soprattutto al Nord (40,3%).<\/p>\n<p>Il 39,3% delle famiglie che gi\u00e0 sostenevano spese per viaggi e vacanze ha provato a ridurle, con un massimo del 53,9% nel Mezzogiorno.<\/p>\n<p>Tale spesa \u00e8 comunque, tra le voci considerate, quella con la minore percentuale di famiglie che la sostenevano gi\u00e0 un anno prima (poco pi\u00f9 di una famiglia su due).<\/p>\n<p>Rispetto a un anno prima dell\u2019intervista, due terzi delle famiglie non hanno modificato le proprie abitudini in fatto di spesa alimentare (il 72,2% nel Nord, il 56,8% nel Mezzogiorno).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Livello e struttura della spesa dipendono dalle caratteristiche della famiglia<\/strong><\/p>\n<p>La spesa media mensile aumenta al crescere dell\u2019ampiezza familiare anche se, per la presenza di economie di scala, l\u2019incremento \u00e8 meno che proporzionale rispetto all\u2019aumentare del numero di componenti.<\/p>\n<p><span class=\"td_btn td_btn_lg td_default_btn\">Nel 2018 la spesa media mensile per una famiglia di una sola persona \u00e8 pari a 1.776 euro, ovvero due terzi di quella delle famiglie di due componenti e circa la met\u00e0 di quella delle famiglie con quattro componenti.<\/span><\/p>\n<p>All\u2019aumentare dell\u2019ampiezza familiare, cresce il peso delle voci meno suscettibili di economie di scala (ad esempio, prodotti alimentari e bevande analcoliche) e diminuisce quello delle voci nelle quali \u00e8 possibile ottenere le maggiori economie: ad esempio, per la quota di spesa destinata ad Abitazione, acqua, elettricit\u00e0, gas e altri combustibili si passa dal 43,6% delle famiglie monocomponente al 28,9% di quelle con cinque o pi\u00f9 componenti.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le differenti tipologie familiari, i livelli di spesa pi\u00f9 bassi si registrano per le famiglie di un solo componente con 65 anni e pi\u00f9 (1.656 euro mensili).<\/p>\n<p>Confrontando i dati del 2018 con quelli dell\u2019anno precedente, le persone sole di 18-34 anni e, in misura minore, le coppie con due figli, hanno aumentato significativamente la spesa complessiva (rispettivamente, +15,8% e +3,8%) mentre le persone sole di 35-64 anni l\u2019hanno ridotta (-6,5% rispetto al 2017).<\/p>\n<p>La spesa per Alimentari e bevande analcoliche pesa soprattutto tra le famiglie composte da una coppia con tre o pi\u00f9 figli (21,5% della spesa totale); la stessa voce di spesa assorbe appena il 12,3% tra le coppie senza figli con persona di riferimento di 18-34 anni, per le quali, quindi, il restante 87,7% va a beni e servizi di tipo non alimentare.<\/p>\n<p>Rispetto alle altre tipologie familiari, le coppie giovani spendono per i Trasporti la quota pi\u00f9 elevata (17,2%, pari a 479 euro mensili), complice una maggiore mobilit\u00e0 lavorativa, di studio e familiare. Le spese per Abitazione, acqua, elettricit\u00e0, gas e combustibili pesano invece di pi\u00f9 per le persone anziane sole (48,7% della spesa mensile) piuttosto che per le coppie con due o pi\u00f9 figli (28,3%).<\/p>\n<p>Al crescere del livello di istruzione della persona di riferimento, misurata dal titolo di studio, aumentano le disponibilit\u00e0 economiche e, di conseguenza, il livello delle spese.<\/p>\n<p>Si passa infatti dai 1.680 euro mensili delle famiglie in cui la persona di riferimento ha al massimo la licenza elementare ai 3.637 euro di quelle con persona di riferimento con titolo universitario. Queste ultime riservano quote di spesa pi\u00f9 elevate a Servizi ricettivi e di ristorazione (6,7%) e a Ricreazione, spettacoli e cultura (6,2%).<\/p>\n<p>Le famiglie con persona di riferimento con la sola licenza elementare, generalmente meno abbienti e mediamente pi\u00f9 anziane, hanno invece una struttura di spesa pi\u00f9 centrata soprattutto sui bisogni primari (22,6% per Alimentari e bevande analcoliche; 41,4% per Abitazione, acqua, elettricit\u00e0, gas e altri combustibili) e sui Servizi sanitari e le spese per la salute (6,4% contro una media nazionale del 4,7%).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>In aumento la spesa delle famiglie dei lavoratori indipendenti<\/strong><\/p>\n<p>La spesa mensile \u00e8 strettamente associata anche alla condizione professionale della persona di riferimento della famiglia, che ne caratterizza fortemente le condizioni economiche e gli stili di vita. A spendere di pi\u00f9 sono le famiglie la cui persona di riferimento \u00e8 imprenditore o libero professionista (4.025 euro mensili), seguite da quelle che hanno come persona di riferimento un lavoratore dipendente nella posizione di dirigente, quadro o impiegato (3.314 euro).<\/p>\n<p>Queste famiglie, rispetto a tutte le altre, destinano quote pi\u00f9 elevate ai Servizi ricettivi e di ristorazione (rispettivamente 6,5% e 7,4%), a Ricreazione, spettacoli e cultura (6,2% e 6,3%), Abbigliamento e calzature (5,4% e 5,7%) e Mobili, articoli e servizi per la casa (4,7% e 4,1%).<\/p>\n<p>Rispetto al 2017, si registra un aumento significativo (+5,4%) della spesa complessiva tra le famiglie con persona di riferimento in occupazione indipendente ma diversa da imprenditore e libero professionista (2.943 euro mensili).<\/p>\n<p>I livelli di spesa pi\u00f9 bassi si osservano, infine, nelle famiglie caratterizzate da condizioni economiche pi\u00f9 precarie, vale a dire quelle con persona di riferimento in cerca di occupazione (1.793 euro mensili) o inattiva ma non ritirata dal lavoro (1.805 euro). In entrambi i casi, pi\u00f9 di un quinto della spesa \u00e8 destinato ad acquisti di Alimentari e bevande analcoliche.<\/p>\n<p><strong>Quasi mille euro in meno per la spesa delle famiglie di soli stranieri<\/strong><\/p>\n<p>Le capacit\u00e0 di spesa e le abitudini di consumo variano a seconda della cittadinanza dei componenti. Nel 2018, il divario tra la spesa delle famiglie composte di soli italiani (2.627 euro) e quella delle famiglie con almeno uno straniero (1.984 euro) \u00e8 di 644 euro (il 24,5% in meno), divario che sale a 927 euro (-35,3%) se si considerano le famiglie di soli stranieri.<\/p>\n<p>La spesa alimentare assorbe il 21,3% del totale tra le famiglie con stranieri (422 euro mensili), il 17,7%, tra quelle di soli italiani (466 euro) e il 21,9% (372 euro) se in famiglia sono tutti stranieri.<\/p>\n<p>Per Abitazione, acqua, elettricit\u00e0 e altri combustibili e per Abbigliamento e calzature le quote di spesa delle famiglie con almeno uno straniero sono in linea con quelle delle famiglie di soli italiani. Se si considerano invece le famiglie di soli stranieri, il peso relativo dell\u2019abitazione sale al 36,6% (621 euro mensili), e quello di abbigliamento e calzature al 5,2% del totale (89 euro).<\/p>\n<p>Analogamente a quanto accaduto nel 2017, la quota di spesa destinata alle Comunicazioni continua a mantenersi pi\u00f9 elevata tra le famiglie con almeno uno straniero (3,1%, pari a 61 euro), in particolare tra quelle di soli stranieri (3,3%, 56 euro) rispetto alle famiglie di soli italiani (2,4%, 62 euro mensili); questo accade soprattutto per effetto dei contatti con la rete familiare e amicale nei paesi di origine.<\/p>\n<p>Le quote destinate dalle famiglie con almeno uno straniero a Ricreazione, spettacoli e cultura sono decisamente pi\u00f9 contenute rispetto alle famiglie di soli italiani (3,6% contro 5,1%; rispettivamente, 71 e 133 euro mensili); lo stesso accade per i Servizi sanitari e salute (3,4% contro 4,8%; rispettivamente, 67 e 126 euro) e per i Servizi ricettivi e di ristorazione (4,5% contro 5,1%; 89 e 134 euro).<\/p>\n<p>Osservando le famiglie di soli stranieri, le quote di spesa citate scendono ulteriormente: il 4,0% della spesa totale (68 euro mensili) \u00e8 destinato ai Servizi ricettivi e di ristorazione, il 3,0% alle spese sanitarie (50 euro) e appena il 2,9% a ricreazione, spettacoli e cultura (49 euro).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le famiglie in affitto destinano oltre il 20% della spesa al pagamento del canone<\/strong><\/p>\n<p>In Italia, il 18,7% delle famiglie paga un affitto per l\u2019abitazione in cui vive. La percentuale va dal minimo delle Isole (13,7%) al massimo del Nord-ovest (20,2%).<\/p>\n<p>La spesa media per le famiglie che pagano un affitto \u00e8 di 399 euro mensili a livello nazionale, pi\u00f9 alta nel Centro (461 euro) e nel Nord (420 euro nel Nord-ovest e 425 euro nel Nord-est) rispetto a Sud (316 euro) e Isole (309 euro).<\/p>\n<p>La quota pi\u00f9 elevata di famiglie in affitto si registra nei comuni centro delle aree metropolitane (27,7%) e nei comuni periferia delle aree metropolitane o con almeno 50mila abitanti (21,0%), rispetto al 14,8% dei comuni fino a 50mila abitanti che non appartengono alla cerchia periferica delle aree metropolitane.<\/p>\n<p>Nei comuni centro di area metropolitana si paga mediamente un affitto pari a 487 euro mensili, 83 euro in pi\u00f9 della media dei comuni periferia delle aree metropolitane o con almeno 50mila abitanti, e 142 euro in pi\u00f9 dei comuni fino a 50mila abitanti che non fanno parte della periferia delle aree metropolitane.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Paga un mutuo una famiglia proprietaria su cinque <\/strong><\/p>\n<p>Paga un mutuo il 19,2% delle famiglie che vivono in abitazioni di propriet\u00e0 (circa 3,6 milioni). La quota di famiglie proprietarie che pagano un mutuo \u00e8 maggiore nel Nord (24,9% nel Nord-ovest e 22,3% nel Nord-est) e nel Centro (20,7%) rispetto a Sud (10,8%) e Isole (11,6%).<\/p>\n<p>Dal punto di vista economico e contabile, questa voce di bilancio \u00e8 un investimento, e non rientra quindi nel computo della spesa per consumi; ciononostante, per le famiglie che lo sostengono rappresenta un esborso consistente e pari, in media, a 565 euro mensili.<\/p>\n<p>La spesa per consumi, come detto comprensiva degli affitti figurativi (vedi Glossario), \u00e8 molto differenziata in base al titolo di godimento dell\u2019abitazione (affitto; propriet\u00e0; usufrutto o uso gratuito): \u00e8 pari a 2.813 euro mensili per le famiglie in abitazione di propriet\u00e0 (di cui il 35,7% destinato ad Abitazione, acqua, elettricit\u00e0, gas e altri combustibili); si attesta a 2.150 euro mensili per le famiglie in usufrutto o uso gratuito (il 34,3% dei quali destinati al capitolo abitazione); per le famiglie in affitto \u00e8 1.855 euro mensili (con l\u2019abitazione che pesa per il 32,3%, di cui due terzi per l\u2019affitto dell\u2019abitazione principale, pari a oltre un quinto della spesa complessiva).<\/p>\n<p>Al netto degli affitti figurativi, la spesa per consumi sostenuta dalle famiglie scende a 2.074 euro per le proprietarie e a 1.595 per quelle in usufrutto o uso gratuito; conseguentemente, muta anche la quota destinata all\u2019abitazione: passa infatti, rispettivamente, dal 35,7% al 12,7% per le prime e dal 34,3% all\u201911,5% per le seconde.<\/p>\n<p>Considerando, quindi, i soli esborsi realmente sostenuti, le famiglie in affitto hanno, rispetto al resto delle famiglie, minori risorse da destinare agli altri capitoli di spesa; ci\u00f2 vale in particolare per le quote destinate a Trasporti (11,5% rispetto al 15,4% delle altre famiglie proprietarie, in usufrutto o in uso gratuito), Ricreazione, spettacoli e cultura (4,5% contro 6,9%), Servizi ricettivi e di ristorazione (5,0% contro 6,9%), Servizi sanitari e per la salute (4,6% contro 6,4%), Abbigliamento e calzature (4,8% contro 6,2%) e Mobili, articoli e altri servizi per la casa (3,9% contro 5,8%).<\/p>\n<p><strong>Nel 2018 diminuisce leggermente la disuguaglianza della spesa per consumi<\/strong><\/p>\n<p>Un confronto tra le spese delle famiglie in termini distributivi pu\u00f2 essere operato utilizzando la spesa familiare equivalente, che tiene conto del fatto che nuclei familiari di numerosit\u00e0 differente hanno anche differenti livelli e bisogni di spesa.<\/p>\n<p>La spesa familiare \u00e8 resa equivalente mediante opportuni coefficienti (scala di equivalenza, vedi Glossario) che la rendono comparabile a quella di una famiglia di due componenti, permettendo confronti fra i livelli di spesa di famiglie di diversa ampiezza.<\/p>\n<p>Se si ordinano le famiglie in base alla spesa equivalente, \u00e8 possibile dividerle tramite alcuni punti caratteristici.<\/p>\n<p>Ripartendo le famiglie in cinque gruppi di uguale numerosit\u00e0 (quinti), il primo quinto comprende il 20% delle famiglie con la spesa equivalente pi\u00f9 bassa (famiglie meno abbienti), l\u2019ultimo quinto il 20% di famiglie con la spesa equivalente pi\u00f9 elevata (famiglie pi\u00f9 abbienti).<\/p>\n<p>Le famiglie si distribuiscono nei quinti di spesa equivalente, definiti a livello nazionale, in maniera molto differente sul territorio.<\/p>\n<p>Appartengono al quinto di spesa pi\u00f9 elevato il 27,4% delle famiglie del Nord-ovest, il 23,5% di quelle del Nord-est e il 23,2% delle famiglie del Centro, contro l\u20198,7% delle famiglie del Sud e il 10,1% di quelle delle Isole.<\/p>\n<p>Al contrario, pi\u00f9 di un terzo delle famiglie del Mezzogiorno (34,0% nel Sud e 35,5% nelle Isole) si posiziona nel primo quinto, contro il 15,5% del Centro, il 12,5% del Nord-ovest e il 12,1% del Nord-est.<\/p>\n<p>Nei comuni centro di area metropolitana la distribuzione delle spese equivalenti \u00e8 spostata sui quinti pi\u00f9 elevati (32,0% delle famiglie nell\u2019ultimo quinto, 15,4% nel primo quinto), mentre nelle altre tipologie comunali si osserva una maggiore equidistribuzione.<\/p>\n<p>In un\u2019ipotetica situazione di perfetta uguaglianza, in ogni quinto si collocherebbe una quota di spesa pari al 20% della spesa complessivamente sostenuta dal totale delle famiglie residenti.<\/p>\n<p>Nel 2018, i primi tre quinti delle famiglie spendono invece meno del 20% mentre i due quinti pi\u00f9 elevati spendono pi\u00f9 del 20%. In particolare, le famiglie con spese pi\u00f9 basse (primo quinto) spendono solo il 7,8% della spesa totale (7,6% nel 2017) mentre quelle dell\u2019ultimo quinto il 39,4% (39,9% nel 2017).<\/p>\n<p>Vista in altra maniera, il primo quinto delle famiglie spende il 38,9% di quanto avrebbe dovuto spendere perch\u00e9 ci si trovasse in una situazione di equidistribuzione, mentre l\u2019ultimo quinto quasi il doppio.<\/p>\n<p>Il rapporto tra la spesa totale equivalente delle famiglie del primo quinto e quella delle famiglie dell\u2019ultimo quinto \u00e8 un indice di disuguaglianza analogo al rapporto interquintilico, uno degli indicatori maggiormente utilizzati per la misurazione della diseguaglianza nella distribuzione dei redditi.<\/p>\n<p>Le famiglie con una spesa pi\u00f9 elevata hanno un livello di spesa equivalente complessiva pari a 5,1 volte quella delle famiglie del primo quinto (5,2 nel 2017, 5,0 nel 2016, 4,9 sia nel 2015 sia nel 2014, 4,8 nel 2013).<\/p>\n<p>Nel 2018, quindi, si registra una leggera diminuzione della disuguaglianza in distribuzione per la prima volta dal 2013.<\/p>\n<p><strong>Spesa in termini reali stabile per le famiglie meno abbienti, in calo per le altre<\/strong><\/p>\n<p>Nel 2018 si \u00e8 dunque invertito il trend di aumento della disuguaglianza complessiva registrato negli ultimi anni. Contestualmente, per\u00f2, si \u00e8 anche invertita la moderata dinamica positiva delle spese per consumi in termini reali, e quindi a prezzi costanti, registrata nello stesso arco temporale.<\/p>\n<p>Infatti, deflazionando le spese per tenere conto della dinamica inflazionistica per classi di spesa delle famiglie (calcolata sull\u2019indice armonizzato dei prezzi al consumo \u2013 IPCA), solo le famiglie appartenenti al primo quinto mostrano un quadro sostanzialmente stabile delle proprie spese equivalenti (con un modesto e non significativo +0,5%), nonostante il loro tasso di inflazione specifico sia stato il pi\u00f9 elevato (+1,5% contro una media nazionale di +1,2%).<\/p>\n<p>Tutte le famiglie appartenenti agli altri quinti hanno invece diminuito le proprie spese per consumi in termini reali, in particolare le famiglie pi\u00f9 benestanti (-2,4% il quinto pi\u00f9 elevato, rispetto a una media nazionale pari a -1,3%); le famiglie del secondo quinto segnano -1,0%, quelle del terzo -0,6% e quelle del quarto -0,8%.<\/p>\n<p>Estendendo l\u2019analisi a partire dal 2013, anno di picco negativo dei consumi delle famiglie dopo il quale si \u00e8 registrato un periodo di moderata crescita positiva dei consumi reali, la situazione cambia.<\/p>\n<p>Ancora tenendo conto della dinamica inflazionistica differenziata per classi di spesa delle famiglie, nonostante l\u2019incremento dei prezzi sia stato meno accentuato per le classi di spesa pi\u00f9 basse (per il primo quinto, +2,2% nel 2018 rispetto al 2013) che per le classi di spesa pi\u00f9 elevate (+3,3% per l\u2019ultimo), i primi due quinti delle famiglie hanno diminuito la propria spesa in termini reali (-1,6% il primo, -0,6% il secondo), il terzo e il quarto quinto l\u2019hanno aumentata all\u2019incirca dell\u20191% (rispettivamente, +0,9% e +1,2%) mentre le famiglie appartenenti al quinto pi\u00f9 elevato hanno aumentato le spese equivalenti reali del 3,5%, e sono le uniche a registrare un aumento maggiore rispetto alla media nazionale (+1,6%).<\/p>\n<p>La diminuzione della disuguaglianza osservata tra il 2017 e il 2018 non compensa, quindi, il suo generale aumento in atto a partire dal 2013, accentuatosi in particolare tra il 2016 e il 2017 (quando le spese equivalenti del primo quinto erano diminuite del 3,6% e quelle del quinto pi\u00f9 elevato erano aumentate dell\u20191,7% in termini reali).<\/p>\n<p>Tenendo conto dell\u2019intero periodo a partire dal 2013, la moderata dinamica positiva delle spese equivalenti per consumi in termini reali \u00e8, quindi, in larga misura determinata dalle famiglie con maggiore capacit\u00e0 di spesa (ultimo quinto) mentre le famiglie con spese basse (primo quinto) e medio-basse (secondo quinto) hanno visto, con l\u2019eccezione del 2018 per il solo primo quinto, peggiorare la propria situazione e quelle con spese medie (terzo quinto) e medio-alte (quarto quinto) l\u2019hanno leggermente migliorata (sebbene in misura inferiore alla media nazionale).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2018, la stima della spesa media mensile per consumi delle famiglie residenti in Italia \u00e8 pari a 2.571 euro in valori correnti. 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