«La sovranità economica va preservata, ma dialogando con l’Europa, non contro di essa. Difendere asset strategici, come il sistema bancario, non è protezionismo, ma esercizio di responsabilità verso cittadini e imprese. Tuttavia, serve confronto costruttivo con Bruxelles, nel rispetto delle regole comuni. Il pluralismo bancario e la vicinanza al territorio sono condizioni essenziali per la stabilità finanziaria e non possono essere sacrificati sull’altare di una visione tecnocratica dell’integrazione europea».

Lo afferma il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora, commentando le indiscrezioni sui rilievi della Commissione europea all’Italia per l’uso del golden power nel caso Unicredit–Banco Bpm. «La notizia relativa all’imminente invio da parte della Commissione europea di una lettera di rilievi al Governo italiano sull’utilizzo del golden power in relazione all’operazione Unicredit–Banco Bpm impone alcune riflessioni profonde, non solo sul piano giuridico, ma soprattutto su quello politico ed economico. Osserviamo da tempo con attenzione la crescente tensione tra la necessità di rispettare le regole del mercato unico europeo e il dovere degli Stati membri di tutelare asset strategici, in particolare nel settore bancario, sempre più cruciale per la tenuta del tessuto produttivo e sociale. La tutela dell’interesse nazionale non può essere letta come un atto di protezionismo, ma piuttosto come espressione della responsabilità di uno Stato verso i suoi cittadini. La progressiva riduzione del numero degli istituti bancari, la chiusura di sportelli, la concentrazione delle decisioni nei grandi poli finanziari rischia di lasciare indietro intere aree del Paese e di allontanare il credito dalle imprese che ne hanno più bisogno, specialmente le pmi.

Ribadiamo, pertanto, in questa fase, la necessità di un’Europa che non si limiti a vigilare sui vincoli, ma che sappia anche riconoscere le ragioni delle economie reali, dei territori e delle piccole imprese. Nel rispetto del dialogo istituzionale e dei trattati, riteniamo che il confronto tra Roma e Bruxelles debba restare su binari costruttivi e di reciproca fiducia. È auspicabile che la lettera della Commissione si limiti a sollevare quesiti giuridici e non si trasformi in uno strumento per comprimere il legittimo spazio di autonomia decisionale degli Stati. La stessa Unione europea, nel suo percorso di costruzione dell’Unione bancaria, ha più volte ribadito l’importanza della stabilità finanziaria e della resilienza degli attori locali, che non può prescindere da una struttura bancaria articolata e bilanciata. Non si può, quindi, impedire agli Stati membri di valutare gli effetti concreti delle grandi operazioni sul proprio sistema economico e di intervenire, se necessario, per evitarne gli impatti distorsivi» aggiunge il vicepresidente di Unimpresa.